IL CALORE DEI CARIOCA
Per la terza volta volo fuori dall’Europa, con poca esperienza e tanto da imparare. Il mito dei carioca, della sua capitale Rio de Janeiro con le sue spiagge famose, e la Samba come colonna sonora ad accompagnarmi.

L’ACCOGLIENZA DEL SUD AMERICA
Anche in questo viaggio parto solo soletto, pieno di idee e sogni da realizzare. L’intenzione era di usare Rio come base di partenza per fare qualche escursione da organizzare sul posto.
Qualche settimana prima della partenza avevo acquistato la mia prima carta di credito ma purtroppo non era arrivata in tempo. Così non mi è rimasto altro che acquistare i soliti Travel Cheques da cambiare man mano sul posto, qualche dollaro americano, e naturalmente il biglietto della British Airways.

Tante sono le aspettative di trovarsi in un posto così famoso e pieno di allegria. Il carnevale è probabilmente il periodo di massima espressione della gioia di questo popolo, ma la percezione che si ha di un paese, spesso è solo una faccia della medaglia, perchè come in molti paesi poveri nel mondo, anche in Brasile la disuguaglianza economica è notevole.

La seconda mattina a Rio dovevo cambiare un Travel Cheque da 50 dollari e il cambio in banca era più conveniente dell’Hotel, così prendo il passaporto e vado in centro ma purtroppo le banche quel giorno sono in sciopero e per non perdere un’ora tra andare e tornare dall’ hotel, decido di andare in spiaggia a Copacabana.
Cerco un posto abbastanza affollato per sentirmi più al sicuro. Nel relax del momento mentre prendo il sole tenendo sempre il marsupio a contatto con la mano me lo sento strattonare improvvisamente ed istintivamente lo trattengo, apro gli occhi e vedo sopra di me tre tizi che mi volevano derubare, non faccio in tempo a chiedere aiuto che uno dei tre mi punta un coltello, e istintivamente mollo la presa.
Senza avere il tempo di pensare, li rincorro scalzo in costume per una lunga via e vedo i tre ragazzi che scompaiono in un cantiere edile dove stavano lavorando tra calcinacci, legni e chiodi in terra, mi blocco all’ingresso per il timore di farmi male ai piedi.
Poco distante vedo un vigile del traffico, lo avvicino agitato e cerco di raccontargli del furto, ma ignorandomi mi manda via scocciato. Improvvisamente, visto il chiasso che cercavo di fare, mi chiama un venditore ambulante dal suo baracchino, cercando di calmarmi, ascolta il mio racconto.
Riesco a fargli capire che nel marsupio c’era il passaporto, ed era proprio quello a preoccuparmi di più della rapina.
Senza il prezioso documento non potevo nemmeno cambiare i Travel e quindi ero anche senza denaro. Un bel casino!

Ero arrivato da un giorno e la permanenza in Brasile non era iniziata per il meglio. L’ambulante ha voluto il nome dell’hotel in cui alloggiavo dicendomi che se fosse riuscito a recuperare il passaporto me lo avrebbe portato la sera stessa.
Rassegnato e facendo un mea culpa per la mia stupida decisione di non rientrare in camera a riporre al sicuro il passaporto, torno in spiaggia a recuperare la salvietta in mezzo alla gente che non aveva mosso un dito per aiutarmi, anche se il tutto era avvenuto in pochi secondi.
Per poter prendere l’autobus che mi riportava in hotel, mi sono addirittura fatto pagare il biglietto da alcuni turisti Italiani.
Arrivato in camera cerco di fare il punto della situazione, mi ero portato l’indirizzo dell’Ambasciata Italiana ed avevo fatto fotocopie di tutte le pagine del passaporto (almeno a quello ci avevo pensato), sperando di agevolare il rilascio di un nuovo documento.
Ero demoralizzato da come era appena iniziata la vacanza, e avevo davanti ancora quindici giorni lontano da casa. Non avevo più voglia di uscire, accesi la tv che trasmetteva la partita della nazionale Italia-Ungheria, cercando di non pensare all’accaduto e vedendo l’Italia giocare ammetto che mi scappò qualche lacrima di nostalgia.
Insperatamente alle 20, l’ambulante si presenta nella hall con il mio Passaporto, non ci potevo credere! La brutta avventura era finita, ma le sorprese no.

L’INCONTRO CHE HA CAMBIATO TUTTO
Mi torna l’appetito e mi regalo una cena a base di Picanha in hotel, poi mi butto nella movida di Copacabana ed in una discoteca conosco una ragazza che stravolgerà tutta la mia permanenza in Brasile, si chiama Andréa.

LE RICCHEZZE NATURALI DI RIO
Usando mezzi pubblici più un’escursione guidata di una giornata, ho visitato la città in tutti gli angoli. Prima, in funicolare sorvolando la baia di Botafogo hoi raggiunto la cima del famoso monte Pan di zucchero.
Poi il Cristo Redentore che svetta sul Monte Corcovado e domina Rio de Janeiro con un’incredibile vista su tutta la città, infatti da lassù si possono vedere quasi tutte la spiagge di Rio, tra cui Botafogo, Copacabana, Ipanema, e Flamengo, e addirittura il mitico stadio Maracanã.


Sceso dal Corcovado è stato molto suggestivo attraversare il Parco Nazionale della Tijuca, la foresta urbana più grande al mondo. Infine con la visita alle favelas l’atmosfera cambia, perchè vedere dove vivono migliaia di persone nelle baraccopoli, è per me qualcosa di inconcepibile rispetto all’ambiente a cui sono abituato in Italia. Un luogo poverissimo, con la sopravvivenza sempre in bilico, illegalità e condizioni igieniche precarie, che mi fa pensare alla fortuna che ho di essere nato altrove.


INSEPARABILI
Le serate erano ormai un appuntamento fisso alla solita discoteca per incontrare Andréa. Mentre di giorno facevo le mie escursioni per la città, le sere ci divertivamo insieme ai suoi amici e dopo una settimana siamo diventati inseparabili, giorno e notte.
E come mi era capitato nel precedente viaggio in Thailandia dell’anno scorso, visitare la città con qualcuno del posto è tutta un’altra cosa, perchè scoprire angoli e viuzze fuori dagli itinerari turistici, sono senza dubbio un’esperienza per pochi, ed è sicuramente il vantaggio del viaggiare soli e liberi.


Questa volta torno a casa con il cuore spezzato ma in una parte di esso vivrà per sempre ogni giorno passato a Rio de Janeiro.
– Aprile 1989 –
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