AVVENTURE IN MOTO,  TURCHIA

TURCHIA, IN MOTO TRA DUE CONTINENTI (2024)

IL DIARIO DI VIAGGIO DAY BY DAY

INDICE RAPIDO DELLE TAPPE

13 Settembre

Tutto è pronto, ancora poche ore e l’ansia pre-partenza si trasformerà in concentrazione che man mano passeranno i chilometri e i paesaggi intorno scorreranno veloci come le scene di un film di avventura, tutto si trasformerà in quel periodo della vita che ha un nome magico, un nome che riesce a mettere insieme tutti i sentimenti e tutte le emozioni che solo scegliendo di voler vivere è possibile provare così intensamente e in un periodo relativamente breve, le paure, le gioie, le difficoltà, la stanchezza e la meraviglia messe insieme hanno un solo nome. Il viaggio.

14 Settembre

Oggi è ufficiale, il viaggio è iniziato!

Se ci si limitasse solo a guardare la mappa potrebbe sembrare una tappa monotona, di quelle noiose di sola autostrada, ma quando si viaggia in moto in solitaria non è mai così.

Ho scelto di fare questo viaggio a Settembre sperando di evitare il caldo afoso del mese scorso ma non mi sarei mai aspettato di leggere sul display della moto 11 gradi.

e se devo proprio scegliere, preferisco così, con gli indumenti giusti stavo davvero bene.

All’altezza di Venezia sulla A4 mi fermo a sgranchirmi le gambe svuotare il mio “pieno” e poi fare il “pieno” alla Lucy e insieme a me anche un altro motociclista con una custom che mi chiede se anche io sto andando al raduno, ovviamente no e quando gli dico che sto andando in Turchia mi chiede “da solo?”

Lui si chiama Elia arriva dal Trentino ed è molto empatico, mi racconta brevemente di un suo viaggio in Colombia in solitaria (non in moto) e mi invita ad andare a trovarlo che vorrebbe ospitarmi, non so che dire così ci scambiamo i contatti e chissà…tra tutto questo non ho pensato nemmeno a chiedergli di farci una foto ricordo, peccato.

Seguendo il suggerimento di una coppia di carissimi amici motoviaggiatori Andrea, in arte Guzzintrip e Sabry, faccio una visita al Sacrario Militare di Redipuglia che meriterebbe più tempo di quello che ho io oggi e comunque è una ghiotta occasione per inaugurare il primo volo di Maverik di questo viaggio.

Stuzzico qualcosa portato da casa, sosta caffè prima di Trieste e entro in Slovenia con all’orizzonte dei brutti nuvoloni grigi.

La situazione dal satellite che avevo visto questa mattina non era cambiata per niente, questa bassa pressione ci ha messo le radici proprio dove passerò io nei prossimi giorni vorrà dire che mi rifarò in Turchia….spero.

Inizio ad incrociare in senso opposto una serie di motociclisti in completo antipioggia e non ci metto molto a capire che è meglio “attrezzarsi” finchè non piove anche perchè le previsioni erano molto chiare….acqua a catinelle in Croazia.

tento una improbabile danza della pioggia ma ottengo il risultato opposto e giù acqua!!

Certo che quando per la strada c’è così tanta acqua vedi una barca e pensi…forse oggi ho sbagliato mezzo.

Mi fermo per la notte a Josipdol, un un paesino rurale super tranquillo in Croazia e dopo aver scaricato la moto mi dedico alla ricerca di una buona cena all’asciutto e al calduccio. Se mi sembravano pochi gli 11 gradi di questa mattina, qui ho toccato i 6 gradi e per fortuna nell’alloggio i riscaldamenti vanno come a Natale. Domani si va in Bosnia ma sarà un’altra storia…anche se danno ancora pioggia come oggi.

15 Settembre

Ma a cosa serve puntare la sveglia se mentre sei sotto le coperte al calduccio senti che fuori piove a dirotto e non ci pensi un attimo a rigirarti dall’altra parte?

Ecco questo è quello che ho fatto io questa mattina, sento la sveglia alle 7.30 mi sono rigirato dall’altra parte e alle 9.00 provo a infilare i piedi nelle ciabatte tentando di prepararmi per la tappa di oggi.

La colazione non è compresa nel prezzo della camera (35 €) al Room Iva guest house, e i fagottini al cioccolato che mi sono portato da casa sono sufficienti per la colazione in camera.

Col senno di poi ho fatto bene a uscire tardi perchè non piove più cosi tanto anche se oggi non c’è da aspettarsi il sole.

Mi fermo nel locale dove ho cenato ieri per bermi un buon cappuccino per iniziare bene la giornata.

Oggi ho programmato due soste turistiche, Željava Aerodrome in Croazia appena prima del confine e le cascate Štrbački buk in Bosnia.

Željava Aerodrome era il più grande aeroporto sotterraneo ed ex base dell’Esercito popolare jugoslavo ora abbandonato la cui pista e caveau sono di difficile accesso tranne questo relitto, un Douglas C-47 B, divenuto un’attrazione turistica che merita comunque un quarto d’ora per entrarci e fare due foto.

Mentre vado verso il confine Bosniaco ritorno con la memoria ai bellissimi giorni che ho passato qui in Croazia nel 2023 dove tra l’altro sono stato proprio in questa zona famosa per i Laghi di Plitvice che ritrovo menzionati su molti cartelli, finchè non arriva la svolta a sinistra, si va in Bosnia ed Erzegovina.

Non sono più abituato a passare un confine vero, come quelli che c’erano una volta in Europa, oggi si esce dall’UE quindi niente roaming, Shengen o il solito €uro e ammetto che fa strano trovarsi in moto nel mio continente senza la cupola dell’Unione Europea.

Una sensazione simile l’avevo già provata quando dalla Repubblica d’Irlanda ero passato nell’Irlanda del Nord solo che lì non c’è nessuna frontiera.

Controllo del passaporto fatto e sono in Bosnia.

Sembra quasi tutto uguale alla Croazia le strade, la gente, le case…..la pioggia!

Ma al primo paesino che attraverso balza subito all’occhio qualcosa di diverso, il minareto di una moschea.

Ci sono almeno tre religioni praticate in questo paese ma oltre il 50% sono di fede musulmana.

Prendo la deviazione per le cascate Štrbački buk che da quel che mi sono informato sono frequentate da molti visitatori al punto che si paga un biglietto di accesso dal costo di 8KM (Marco Bosniaco) che equivalgono a circa 4 €

Non mi aspettavo però che degli 8 chilometri di strada da fare partendo da quella principale, 2.5 erano di sterrato, che sarebbe sterrato quando è asciutto ma con la pioggia di questi giorni è più corretto chiamarlo pantano.

Per fortuna alla biglietteria mi hanno detto che non cera nessun problema a far volare il drone.

Fortuna doppia perchè quando sono arrivato alle cascate ha smesso di piover il tempo giusto per far divertire Maverik

Dopo le cascate non mi rimaneva che andare all’Hotel Kljuc dove avevo prenotato (43€ colazione inclusa e box per la moto)

Sembrava tutto semplice, ancora un’oretta e mezza ed ero arrivato, sembrava appunto.

Il Tom Tom mi dava una strada stretta e ripida per scavallare una catena montuosa che non mi ispirava affatto, cosi gli ho fatto calcolare una strada alternativa più lunga di mezzora. Bella larga, scorrevole, peccato che per due volte l’asfalto terminava improvvisamente per diventare sterrato per alcuni chilometri e poi ancora asfalto. Quanto non mi piace fare certe strade con la Lucy in più carica di bagagli.

La tappa di oggi termina nel bellissimo hotel a 4 stelle dopo una bellissima strada panoramica la M14.2 e un’ultima ora di pioggia battente. Una bella doccia calda e una mangiabile pizza 4 formaggi chiudono la mia prima visita in Bosnia.

Strada M14.2

I segni della giornata sulla Lucy

La Lucy non ha voluto dormire sola nel box, voleva compagnia

La pizza 4 formaggi

16 Settembre

Ieri ci eravamo lasciati così…

ed è stao tutto inutile perche oggi dei 230 chilometri che ho percorso, 180 sono stati di…..come si chiamano quelle gocce di H2O che cadono dal cielo?

Aaaaa si, PIOGGIAAAAA!!!

Tutta la strada guidando sulle uova tanto era bagnata con un solo pensiero, calma, vai piano, non ti corre dietro nessuno, arriva quando vuoi, non c’è fretta, si in verità i pensieri erano tanti ma sono serviti perchè sono arrivato a Sarajevo sano e salvo.

giusto per non farmi mancare nulla ho beccato anche la foschia

naturalmente la temperatura ci ha messo del suo per rendere il viaggio ancora più confortevole con i suoi “calorosi” 7 gradi

anche i guanti in pelle, abbinati alle manopole riscaldate, oggi hanno lasciato il posto ai guanti invernali che fortunatamente ho avuto il buon senso di portarmi

la cosa bella di quando piove così tanto è…..no, non c’è niente di bello, si guida tesi, non ti puoi fermare a vedere qualche bel panorama, non puoi volare con il drone, prima o poi l’acqua penetra anche l’antipioggia e viaggi col culo a mollo, la magra consolazione è che quando smette ti sembra di rinascere e ti ricordi quanto è bello fare il motociclista

l’obiettivo di oggi per fortuna non era sul percorso, ma quello di arrivare a metà pomeriggio a Sarajevo per avere il tempo di visitare il centro storico, la famosa Baščaršija.

Come ho accennato all’inizio ha piovuto per la maggior parte del tragitto tranne che per gli ultimi 50 chilometri, dove ho addirittura trovato la strada asciutta.

Ovviamente quando ci si avvicina ad una grande città il traffico aumenta vertiginosamente ed io me ne ero proprio scordato visto che negli ultimi giorni ho passato villaggi, paesini sperduti, e l’unico “traffico” sono state mucche e pecore.

Non è stato affatto difficile trovare il mio alloggio, il Pansion Fočin Han, che non solo è in una posizione centralissima ma ha anche un parcheggio interno custodito, assolutamente da 10

Giusto il tempo di lasciare i bagagli in camera e sono già in Baščaršija a fare il turista.

devo ammetterlo, dopo aver guidato tanto fare due passi in “borghese” è molto bello.

Gironzolo quasi tutte le vie piene di negozi e locali super carinissimi circondato da almeno tre moschee che creano la caratteristica atmosfera dei paesi musulmani, una sorta di anteprima della meta principale del viaggio.

La più grande in zona è la moschea Gazi Husrev-beg con un bel cortile arricchito da un gazebo in legno e una fontanella all’interno.

A guardare tutto il cibo che viene proposto l’acquolina in bocca mi ricorda che dovrei anche cenare prima o poi e cosa c’è di meglio che assaggiare un tipico cibo Bosniaco, il Burek. Che manco a dirlo ha origini Turche.

composto da uno strato sottilissimo di pasta sfoglia farcita con formaggio, carne macinata, spinaci o patate, io ho provato quelli al formaggio e alla carne, ho divorato il piatto, tutto buonissimo. Anche se ho preferito quelli di carne.

Faccio ancora un giretto e mi fermo in un grazioso locale a bermi un espresso. Sottofondo di musica brasiliana al calduccio e vista sulla strada piena di gente che passeggia. E’ un bel momento relax che mi ripaga della fatica di aver guidato sotto un acquazzone per tre ore.

Questa è la dura vita del motociclista on the road, si affronta di tutto per portare a sera la pellaccia, cercando di godersi, nel bene e nel male, ogni chilometro e apprezzare il gusto di un nuovo posto raggiunto quel giorno.

Domani ce ne sarà un altro, domani è un nuovo giorno, domani ci sarà un nuovo buon motivo per viverlo intensamente.

17 Settembre

Doveva essere una giornata tranquilla e asciutta.

E’ sta asciutta ma per niente tranquilla.

Mi sveglio a Sarajevo con il sole, e già questo non faceva presagire niente di male fino ad un certo punto della M19.3, la strada principale, dove un grosso cartello giallo indicava qualcosa di incomprensibile ma tutt’altro che rassicurante.

Da buon San Tommaso lo ignoro e per circa un centinaio di metri noto che l’auto che avevo dietro non mi aveva seguito. Due tizi a piedi mi fanno cenno di tornare indietro perchè la strada è bloccata (forse per una frana) e così ne imbocco un’altra, l’unica che andava nella mia direzione.

Da subito ho visto che era una strada ultra secondaria, a una corsia, stretta e con l’asfalto molto rovinato.

Poi ha iniziato a salire con ripidi tornanti pieni di buche fatta tutta in seconda e prima marcia, non passava un cane e s’inerpicava dentro boschi tenebrosi. Il sole era sparito, il cielo era diventato grigio, e in questi boschi era quasi buio.

La temperatura ha iniziato a scendere e quando ho pensato, peggio di così…è arrivata la nebbia!

Non ho idea di quanti chilometri e quanti tornantini ho fatto su questa montagna ma di sicuro sono sembrati interminabili.

A Gorazde mi sono immesso nella M20 che era a due corsie e scorrevole ma piena di pezze e avvallamenti. Un sogno rispetto alla stradina appena fatta e con le braccia indolenzite ho ripreso il viaggio.

Le gole formate dal fiume Drina, che ho costeggiato tra una galleria e l’altra, mi hanno fatto ricordare che ieri Maverik era rimasto nella borsetta ed era giusto far divertire anche lui.

L’ultimo ricordo della Bosnia me lo lascia la cittadina di Visegrad, con il suo storico Ponte Mehmed Paša Sokolović, e la Crkva Svetog Cara Lazara, la chiesa dell’Imperatore Lazzaro, (conosciuta anche come Chiesa del Santo Principe Lazzaro, davvero molto bella soprattutto per la posizione sulla punta di una penisola in mezzo al fiume Drina.

Dopo aver chiesto gentilmente al micio pisolante all’ombra della Lucy di spostarsi, percorro pochi chilometri e sono al confine con la Serbia.

Timbro sul passaporto all’uscita dalla Bosnia e controllo passaporto e libretto moto all’ingresso della Serbia. La polizziotta Serba che mia ha controllato i documenti era una bellissima ragazza, se anche avesse voluto fare una perquisizione non mi sarei lamentato.

Le prime case strane in legno che incontro assomigliano molto alle chiese a doghe Norvegesi, è proprio piccolo il mondo.

Norvegia 2018

La prossima strada “spacca-braccia”piena di avvallamenti di 50 chilometri tra andata e ritorno, è una deviazione volontaria che non centrava nulla con la direzione per Cacak dove ho prenotato l’alloggio di questa notte e non sono affatto pentito di averla fatta, anche se è stato stressante guidare con la moto che sobbalzava continuamente.

Tutto questa fatica per vedere una casetta sul fiume davvero molto particolare, si chiama Kućica na Drini Drina river house

Volettino spettacolare con Maverik e la giornata si conclude al Ristorante con camere Alijansa

Cimitero Kadinjača Memorial Complex

La signora dell’alloggio si impegna a farsi capire anche se non parla una parola di inglese, e quando gli chiedo a che ora apre il ristorante mi indica con le dita il numero 6, in quel momento erano le 17 quindi direi perfetto per scaricare la moto e farmi una doccia.

Non ci crederete ma le 6 (le 18) era l’orario di chiusura della cucina, quindi niente cena.

Un bel problema perchè tranne una barretta di cereali al cioccolato portata da casa, oggi mi ero dimenticato di mangiare.

La gentilissima signora però mi accompagna ad un ristorante aperto a pochi passi dall’Alijansa.

Qualcuno deve aver saputo che oggi Thenextrip è arrivato in Serbia e mentre ceno si è messo a sparare fuochi d’artificio….un’accoglienza così è proprio emozionante. 🤣🤣🤣

18 Settembre

Finalmente oggi mi aspettava una tappa tranquilla e veloce, già….le ultime parole famose.

La colazione inclusa nel prezzo è buona e rifocillante, so già che sarò apposto per tutto il giorno, almeno fino a cena.

Me la prendo super comoda, colazione alle 8, una controllatina al percorso di oggi, chiedo al tipo del hotel se accettano la carta per pagare i pedaggi autostradali, risposta affermativa, poi rientro in camera e preparo il borsone e metto tutto sulla moto.

Insomma tra una cosa e l’altra parto alle 10.

Non lascio ancora la Serbia perchè i prezzi degli alloggi e anche del resto sono abbastanza bassi, come la Bosnia, mentre se fossi passato in Bulgaria anche solo per pochi chilometri, avrei speso di più.

A circa 50 chilometri mi fermo a volare sul Monastero di Zica, che si trova quasi sulla strada ed evito di prendere subito l’autostrada.

Visto che non è permesso fare foto/video all’interno decido di proseguire e arrivare presto (metà pomeriggio) al mio prossimo alloggio, il Happy Hotel.

Ma se finora non è andato sempre tutto come previsto durante i miei spostamenti, la tappa di oggi non fa eccezione.

Prima di entrare in autostrada, percorro un lunghissimo tratto di lavori in corso e quando nell’auricolare sento il navigatore che mi dice, tra 100 metri girare a destra, e dopo 100 metri scopro che l’ingresso al casello è stato chiuso causa lavori non mi resta che proseguire e passare al prossimo casello.

Porto pazienza e intanto ne approfitto per vedermi ancora quest’ultimo giorno la Serbia.

Non so perchè ma me l’aspettavo così, semplice, più povera dell’Italia e anche un po disordinata. Ho la percezione che il post guerra è ancora in pieno atto.

Circolano anche auto abbastanza recenti ma sono poche e di conseguenza l’ambiente è decisamente vecchio e trascurato, per non parlare dei gas di scarico che oltre al diffusissimo vizio di fumare sigarette anche nei luoghi chiusi mi riportano molto indietro nel tempo.

Una delle cose più belle che si trovano in posti così poco contaminati dal consumismo e dalla competizione dei giorni nostri è la cordialità e diponibilità delle persone.

E’ un’atteggiamento contagioso che mi fa un po ricredere nella sfiducia che ho coltivato negli anni dell’essere umano.

Tornando all’impresa di entrare in autostrada, anche il secondo tentativo fallisce quando sento di nuovo il Tom Tom che mi dice, prosegui dritto poi prendi l’autostrada, e anche stavolta i lavori in corso mi sbarravano la strada.

La cosa strana è che non c’erano indicazioni che indicassero la direzione alternativa, qui non si passa e basta. E’ anche vero che se non c’era un disegnino io non avrei comunque capito una parola di un’eventuale cartello scritto.

Dopo altri 20 chilometri di stradine di campagna tra villaggi e boschi spero che sia la volta buona fino ad un cartello che avrebbe capito anche un analfabeta.

Che ci vuoi fare, di questo passo arriverò per sera, altro che prendermela con calma questa mattina.

Ormai sono a metà strada e mancano ancora 160 chilometri che al ritmo di queste strade, quando va bene 60 KMH e con un discreto traffico questa tappa sarà più lunga del previsto.

La mia caparbietà finalmente vince contro tutto e tutti e all’altezza di Kruševac l’orizzonte si apre con una distesa di asfalto a quattro corsie.

Fatto un sospiro di sollievo e piazzatomi a 120 KMH inizia a sorgermi un dubbio, e se l’uscita per andare all’Hotel fosse chiusa per lavori?

Ecco che mi ritorna l’ansia che forse non tutto è risolto.

L’ansia aumenta ancor prima di arrivare a destinazione perchè da lì a poco avrei dovuto prendere la A1 verso sud mentre in questo tratto stavo andando verso nord in direzione Belgrado e indovinate un pò…c’era un bel cantiere in autostrada proprio all’altezza dello svincolo.

La sfiga era però terminata e una stradina a destra per prendere la A1 l’avevano lasciata.

Si vede che sono a due passi dalla frontiera bulgara, questa è la situazione dei Tir che aspettano di varcare il confine. A occhio e croce li ho sorpassati per una decina di chilometri poi sono uscito per il Happy Hotel, domani sveglia presto e vedremo come sarà.

Inanto tengo monitorato la situazione dalle webcam (Gradina E80 uscita dalla Serbia)

https://kamere.amss.org.rs

La giornata si conclude con una birretta, un French Toast e vista panoramica sulla Lucy.

19 Settembre

Ogni volta che si deve passare un confine nazionale si ha sempre il timore di fare lunghe code e di conseguenza tanto tempo in attesa, così stamattina sveglia alle 6.30 per preparare i bagagli e caricarli in moto prima delle 7, ora della colazione inclusa nel prezzo.

Non saprei se essere preoccupato o sollevato da un avviso di questo genere sulla porta dell’Hotel che vieta l’introduzione di armi.

Mi presento prima delle 8 al controllo Serbo e poi a quello Bulgaro solo soletto e in 5 minuti sono in autostrada verso Sofia.

Tutto liscio e nessun intoppo, unica cosa, il poliziotto Bulgaro mi ha chiesto di togliere il casco per vedermi bene in faccia.

Per percorrere le autostrade in Bulgaria serve acquistare una vignetta che per le moto non esiste ed infatti le moto viaggiano gratis.

La Bulgaria me la faccio tutta in questi 350 chilometri senza fermarmi in qualche posto, ormai sento che la Turchia è vicinissima e ho solo voglia di fare una tappa tranquilla e arrivare presto in Hotel, che ho scelto a 18 chilometri dal confine Turco per essere pronto domani mattina presto a varcare finalmente la mia destinazione principale.

Avendo passato così velocemente la frontiera Bulgara sono in netto anticipo rispetto all’orari del check in (14) così mi metto a 115 Kmh per consumare meno carburante e con un paio di soste sgranchiagambe arrivo all’Hotel Romantic Park in orario perfetto.

Dopo tante strade più o meno impegnative dei giorni scorsi, non mi voglio lamentare di questa tappa che normalmente avrei definito noiosetta, ho viaggiato bene con il tempo bello, partendo dai 12 gradi della mattina e arrivando con i 26 a Svilengrad.

La vera “chicca” di questo Hotel è il parcheggio sotterraneo con l’ascensore che porta direttamente alle camere, davvero top!

Approfitto di avere il pomeriggio libero per occuparmi di una cosa che negli ultimi due giorni non mi è stata possibile fare….lavare la Lucy!

Di autolavaggi ne ho trovati a bizzeffe in Serbia ma funzionano a monete o a gettoni che ovviamente vanno acquistati in moneta locale.

Avrei anche trovato chi mi mi cambiaca gli euro ma voleva solo banconote e a me scocciava dargli 10 euro per ricevere il resto in Dinaro Serbo.

Fortunatamente la ragazza che lavora al lobby bar dell’hotel qui in Bulgaria mi ha fatto la cortesia di accettare due euro in moneta per darmi 4 Leva Bugara e sono riuscito a togliere il grosso del fango di qullo sterrato fangoso che ho fatto per vedere le cascate di Štrbački buk in Bosnia.

Naturalmente durante il lavaggio c’è scappato anche un “balletto” ma per vederlo bisognerà aspettare i video del viaggio.

Adesso che la Lucy è tornata a brillare posso rilassarmi un po in camera e pensare alla cena al ristorante dell’Hotel.

La chiamano Carbonara ma sono fettuccine panna e prosciutto, che devo dire molto buone.

Questi sei giorni di avvicinamento alla Turchia e oltre 2000 chilometri percorsi, sono stati una prova generale di quello che mi aspetta, domani si entra nel vivo del viaggio.

Non è passato giorno di questi sei in cui ho pensato a come sarà la Turchia, non ho mai sentito una persona che ci è stata prima di me che non se ne è innamorata.

Le aspettative sono alte, ma ogni viaggiatore vede il mondo con i propri occhi ed è questo che rende unico il viaggio che ci si appresta a fare.

Non ci sarà racconto o fotografia vista in precedenza che potrà mai raggiungere il proprio cuore senza aver vissuto di persona ogni luogo.

DOMANI INIZIA LA MIA TURCHIA

20 Settembre

Sveglia presto come ho fatto ieri, voglio la moto carica prima della colazione alle 7.

La prima cosa che trovo diversa da ieri è che fuori alle 6.30 è più buio di quello che mi aspettassi, cosa direi normale visto che qui in Bulgaria siamo +1 ora rispetto alla Serbia e all’Italia.

Mi vien da sorridere appena entro nella sala ristorante per la colazione a buffet perchè in sottofondo c’è Toto Cotugno con l’intramontabile “L’Italiano” e a seguire Pupo.

Italianismi a parte è ora di mettersi in marcia, a soli 18 chilometri c’è il Border Crossing Kapikule.

Poche auto e nessuna moto, anzi no, c’era la splendida Lucy a interrompere quella fila di scatolette di lamiera con quattro ruote.

Passo il primo controllo passaporto in uscita dalla Bulgaria, poi quei 100 metri a 30 Kmh per arrivare a ridosso della frontiera turca sono epici e già mi immagino una colonna sonora di suspense che esalta il momento storico dell’ingresso in Turchia. Peccato che non si possa filmare altrimenti saprei io come rendere l’idea in un video.

Il primo step a per il controllo documenti personali, cioè il Passaporto, poco dopo c’è quello del mezzo, con consegna del libretto e della carta verde, poi c’è il controllo doganale con ispezioni del bagaglio.

Nel mio caso il poliziotto mi ha chiesto di aprire una delle borse laterali, indicando quella di destra dove tenevo l’antipioggia guanti moto e roba simile e mi ha lasciato passare (in quella sinistra c’era il Drone che è legale ma può sempre diventare una seccatura)

Anzi prima di salutarlo gli chiedo dove posso fare la Sim Turca e mi indica il disrtributore Shell poco più in là.

Sono felice e incredulo di essere finalmente in Turchia, forse perchè ho scelto di arrivaci via terra prendendomela comoda e anche perchè la girerò per 28 giorni prima di ritornare attraverso la Grecia.

La Sim della Turktelekom da 25 GB costa 1750 lire turche , più o meno 46€, non c’è un altro piano che costi meno anche con meno giga e mi sembra caruccia, così rimando l’acquisto e vado alla cassa del bar per chiedere se cambiano gli Euro e con un cambio 36 lire turche per 1 euro cambio subito 50€.

Sempre alla cassa del bar chiedo dove posso fare la HGS (la vignetta turca ricaricabile per i pedaggi autostradali, ponti e tunnel sottomarini) pur sapendo che molti motociclisti consultati in Italia mi han detto che si piò fare solamente all’ufficio postale e quindi a Istanbul.

Invece a sorpresa mi dice che c’è un ufficio postale a un chilometro e così ho fatto, dopo un chilometro c’è uno stanzino dentro uno stabile con altri banchi che vendono Sim card.

Passaporto, libretto moto e 400 lire turche (accettato solo contante )suddivise in 120 per l’acquisto della tessera HGS e 280 di credito che verrà scalato man mano ci sarà un pedaggio.

La Sim qui è da 20 giga e costa 1990 LT e a questo punto quella di prima non mi sembra più tanto cara e torno indietro ad acquistarla.

Direi che ora sono super pronto per iniziare a macinare chilometri verso Istanbul, Sim, cash, HGS e tanta voglia di iniziare a conoscere questo nuovo paese.

Nei 270 chilometri che mi separano dalla megalopoli, faccio un paio di soste, pieno di benzina e un pranzetto. L’arrivo in città è meno caotico di quello che mi aspettavo, le grandi arterie sono di almeno 3 corsie per marcia e avendo scelto di costeggiare il Bosforo già all’altezza dell’aeroporto non ho avuto nessun problema ad arrivare nel cuore pulsante del quartiere più storico, turistico e ricco di attrazioni, il quartiere di Sultanahmet dove ho prenotato tre notti al Mangana Hotel.

Il proprietario è già fuori che mi aspetta e mi indica di parcheggiare la moto sul marciapiede proprio sotto le finestre della camera che mi ha assegnato, così la posso vedere dal letto, dice lui e accidenti se era vero. Ecco come guadagnarsi un voto 10 su Booking.

L’Hotel è centralissimo, solo 5 minuti a piedi dalla moschea blu, e si trova in fondo ad una viuzza chiusa quindi non c’è passaggio di persone o mezzi ma per precauzione la copro per non dare nell’occhio, con la sua bellezza, e la lego in qualche modo all’inferriata della finestra.

E comunque c’è già un micio che me la guarda.

La colazione inclusa viene servita sul terrazzo e non apro nemmeno i bagagli per la curiosità di andare a vedere com’è il panorama e….è bellissimo, si domina turra la città

sono così contento che ci scappa anche un balletto 🙂

Giusto il tempo per sistemare i vestiti, fare una doccia e rilassarmi un pò prima di tornare in terrazza ad aspettare il tramonto.

Questo è uno di quei momenti che non scorderò mai nella mia vita, i Gabbiani che volano intorno alla moschea, i rumore del vento rotto dal canto del Muezzin, le prime luci che si accendono sui minareti e il cielo ancora chiaro perchè il giorno non ha ancora lasciato il posto alla notte.

Penso a quanto sono fortunato e a chi non lo è stato, penso a tutte le persone a cui voglio bene e sono con me nel cuore che guardano attraverso i miei occhi questo panorama, penso che certi momenti bisogna guadagnarseli e quando arrivano vanno apprezzati al massimo per non dimenticarli quando ci saranno momenti meno belli.

Con la sera decido di fare due passi e andare a conoscere da vicino l’Istanbul by night.

Questa zona di Istanbul mi sta piacendo un sacco e credo di essermi subito immedesimato nello stile turco, voi che ne dite?

21 Settembre

Come potrebbe iniziare una giornata a Istanbul meglio di così, facendo colazione con vista sul Bosforo e un gabbiano che ti aspetta per darti il buongiorno.

In realtà il gabbiano cercava di scroccare un po do cibo.

La ragazza che gestisce la sala colazione è super gentile e visto che mi facevo qualche selfie si è offerta, insistendo, per fami delle foto sulla terrazza all’aperto con vista Moschea.

Un ottimo inizio considerando che le previsioni davano pioggia abbondante per tutto il giorno e anche se il meteo rimane molto variabile per ora non piove.

Sono le nove passate ed è ora di fare il turista fai da te e scoprire cos’ha da offrire Istanbul.

Non sono nato ieri e mi aspetto delle code molto lunghe per entrare nelle attrazioni principali e infatti nei pressi della Moschea di Santa Sofia ci sono già due code chilometriche. una per fare il biglietto e l’altra per entrare, quindi fare il biglietto online ti fa risparmiare una coda, cosa che io non ho voluto fare.

Mi dirigo al Palazzo Topkapi, residenza del Sultano ottomano quando Istanbul era chiamata Costantinopoli, stranamente non c’è per niente coda e arrivato subito alla biglietteria forse mi spiego il motivo, entrata 45€.

Un po caruccio anche per me che scelgo di non entrare per spenderli in altri ingressi.

Sono un po spiazzato da questo inizio di cambio programma e decido di perdermi tra le vie di Sultanahmet.

Improvvisamente arriva la pioggia e tutto diventa complicato quindi parte il piano “B” cioe il Gran Bazar che è completamente al coperto.

Per spostarmi più velocemente e all’asciutto prendo il tram.

Anche se al chiuso il Gran Bazar mi ricorda le medine del Marocco, forse un po più ordinato e meno chiassoso ma una cosa in comune ce l’hanno, ed e quella di assomigliare a un labirinto e non farti trovare facilmente l’uscita. Perdersi è un attimo.

Anche i prodotti si ripetono un po ovunque e anche se non acquisto niente ne approfitto per bermi la bevanda più diffusa in Turchi, il Tè

Sembra che la visita strategica al Gran Bazar abbia dato i suoi frutti perchè fuori ha smesso di piovere e non molto distante c’è un posto a cui tengo molto da visitare, la Basilica Cisterna. Una gigantesca cisterna sotterranea ben conservata che nel periodo ottomano serviva a rifornire di acqua i palazzi della città, una sorta di acquedotto ma sotterraneo.

Con piacevole sorpresa non c’è nessuna coda ed entro subito proprio poco prima dell’inizio dello spettacolo di suoni e luci, al costo di 650 LT (17€)

E’ metà pomeriggio e cerco di entrare a visitare almeno una moschea e visto che l’entrata alla Moschea blu è gratis mi faccio ancora una lunga camminata ed entro nella Moschea,

La fila era molto lunga ma il flusso era continuo così nemmeno dieci minuti dopo le alte pareti con svariate cupole tutte decorate mi lasciavano sbalordito col naso all’insù.

Non è la prima moschea che visito prima ci sono state quella al Cairo, ad Abu Dhabi, a Kuala Lumpur e per ultimo quella di Casablanca, ed ogni una ha una sua bellezza. Sono “cattedrali” religiose molto importanti per la religione mussulmana al pari delle nostre chiese e santuari, perciò meritano una visita con tutto il rispetto dovuto.

Appena esco dalla Moschea Blu mi accorgo che è in atto un altro acquazzone che passa in circa 15 minuti e anche se stremato dalla giornata tento la fortuna a vado all’ingresso della Moschea di Santa Sofia e wow, non c’è praticamente coda, sono le 17 e la chiusura per le visite è alle 19.

Ci sono due tipi di tickets uno da 25€ che permette la visita solo dalla balconata superiore e uno da 45 per poter entrare al piano terra, io faccio quello da 25.

Sono stremato, nemmeno quando ho fatto 900 chilometri in moto sono così stanco, quello che non tutti sanno è che nel quartiere di Sultanhamet trovare strade pianeggianti è molto difficile, è tutto un salire e scendere, è tutto uno scollinamento continuo e alla fine della giornata io ho le gambe a pezzi.

Sembra di essere a San Francisco.

Ho solo voglia di sedermi e magari mangiare qualcosa ma sopratutto mettere via questa stramaledetta fotocamera che da quando ce l’ho al collo è un continuo scattare e filmare senza tregua.

Ecco le ultime parole famose, a pochi metri dalla Moschea di Santa Sofia c’è un Rooftop che si chiama Seven Hills Restaurant, ci passo proprio sotto e indovinate un po…..decido di salire per gli ultimi scatti al tramonto della giornata.

La particolarità di questo posto che attira tanti turisti è il servizio gratuito di poter offrire del cibo ai gabbiani oltre al bellissimo panorama tra le due Moschee.

E’ stato un giorno intenso, il meteo mi ha graziato ed io ho saputo gestire al meglio quello che volevo fare, l’esperienza aiuta sempre.

Dopo una cena gustosa e abbondante torno in hotel con il mal di gambe ma soddisfatto. Ora che sto scrivendo il blog dalla mia camera mi rendo conto di quante cose belle ho visto oggi e la felicità di tutto questo è la miglior cura a tutta la stanchezza che stanotte se ne andrà via.

Domani ho in mente altri posti e altre cose da fare in questa mega città e la fame di bei posti e belle esperienze non è mai sazia.

22 Settembre

Questa mattina vedo che la Lucy è in buona compagnia, così la lascio stare e mi incammino alla fermata del tram per andare alla Torre di Galata che si trova nel quartiere di Kabatas al di là del Corno d’oro.

E’ il secondo giorno e la zona delle Moschee la conosco a memoria e so esattamente dove prendere il tram, ma sul percorso mi scappa l’occhio su un mausoleo che mi incuriosisce, è il mausoleo della Tomba di Turhan Sultan, anche se poi ci sono parecchie tombe di cui altri cinque sultani ottomani.

L’ingresso è gratutro e mi lasciano entrare anche con i pantaloni corti mente le donne, come sempre, coperte da capo a piedi.

Da un argomento all’altro, dalle tombe poco più avanti la vista cambia completamente con i mezzi della polizia parcheggiati pronti per entrare in servizio.

Sarò di parte ma per me la numero uno resta sempre questa…..

Con la tessera dei trasporti che include 3 tratte acquistata ieri e usata solo una volta, con il tram faccio 4 fermate e mi ritrovo al di là del ponte di Galata per iniziare a percorrere le solita strade in salita verso l’omonima torre.

C’è la possibilità di salire per vedere il panorama della città ma al prezzo di 35€ cosa che non ho intenzione di fare così mi limito ad osservarla da terra e fare un paio di timelaps.

Col senno di poi ho fatto bene perchè da li a poco un acquazzone decide di piombare sulle nostre teste.

La curiosità di questa torre medievale è che è stata costruita da genovesi quando qui c’era una colonia genovese. E lo zampino italiano non ce lo vogliamo mettere?

L’acquazzone dura giusto 15 minuti e il mio prossimo appuntamento sono i pescatori sul ponte di Galata che avevo passato con il Tram. Questa volta lo faccio al contrario ma a piedi per cercare momenti della gente di Istanbul e i loro volti, ottimo materiale per raccontare storie e persone del posto in un possibile video.

Una volta tornato sulla sponda sud dove il quartiere di Sutanahmet si affaccia sul corno d’oro, inizio a cercare il traghetto di linea che mi porti sulla sponda asiatica.

Dai Pier ne partono molti ma vanno quasi tutti verso Üsküdar che si trova molto a nord della sponda asiatica, quello che cerco io deve portarmi ad Harem perchè è da quella rotta che si potrà vedere lo skyline di Sutlanahmet con le Moschee.

Manco a dirlo il Pier che interessa a me è quello più lontano dal ponte, pazienza sono qui per camminare che è sempre il modo migliore per scoprire i posti.

Ai porti come nelle stazioni la vita brulica di gente e attività da chi cucina a chi vuole venderti dei tour a chi è solo li a cazzeggiare e osservare turisti che cercano di districarsi con le rotte o i tickets per salire sui ferry, tra tutti oggi ci sono anche io che tribulo per salire sul traghetto.

Il credito sulla mia tessera dei trasporti non era sufficiente e non è stato facile trovare una macchinetta che funzionasse per fare la ricarica. 60 LT (1.58€) andata e ritorno per farsi un giretto sul Bosforo in alternativa ai ben più lussuosi e costosi tour con cena.

Ho giusto il tempo per rientrare in Hotel per dare una pulita e ingrassata alla catena della Lucy, portarmi avanti con i bagalgi e nel frattempo finire di acquistare gli ultimi souvenir per amici e familiari.

Per cena provo il mitico Kebab turco, che non ha niente in comune con quello che conosciamo noi in Italia.

Sono le ultime ore a Istanbul e nel relax a pancia piena penso a tutte le cose che ho visto da quando sono qui, in realtà penso a tutti i giorno da quando sono partito da casa nove giorni fa, quasi una vacanza intera per una persona comune e a me sembra sempre che il viaggio deve ancora iniziare.

Probabilmente arrivare in Turchia ed essermi fermato subito tre giorni non mi fa percepire il vero on the road che quando sono in moto mi da proprio il senso dell’avventura, del muovermi, del trovarmi in posti nuovi continuamente, ma arriveranno presto quei giorni, non sarà domani e dopodomani ma quando sarà, staccherò il sedere dalla sella solo per dormirte.

Ultimo saluto alla mega città lo faccio assistendo al “Sema” in Turco ossia lo spettacolo dei dervisci rotanti.

Ci sono locali dove lo spettacolo è sicuramente più completo e lungo da vedere, io mi accontento di un danzatore che si esibisce in un ristorante all’aperto e per il momento mi basta per fare due scatti ricordo.

Cala la notte sulla Moschea Blu e cala anche il sipario sulla mia permanenza a Istanbul, fare di più o visitare altro in due giorni non era possibile e sinceramente ho cercato anche di godermela con il mio solito modo, cercare spunti per un video che quando sarò a casa mi farà rivivere questi momenti e i volti delle persone vivranno ancora nei miei ricordi.

23 Settembre

Sveglia con pioggia battente, che strano le previsioni erano buone..

La cosa bella è che quando le previsioni sono buone ci credo fermamente, quando sono cattive spero che si sbaglino, non è curioso?

In questo caso il tempo di lavarmi la faccia e il sole era tornato a splendere ma solo fino al primo pomeriggio, ma andiamo per gradi.

Mentre carico la moto faccio due parole con una coppia di Motociclisti (Guzzisti) Belga che alloggiava ne mio hotel.

Loro stanno tornando a casa e si sono fatti tutta la Turchia e la Giorgia che però non gli è piaciuta mentre la Turchia parecchio di più.

il momento è storico, io e la Lucy prendiamo il Tunnel Eurasia, mai nome fu più azzeccato per un tunnel sottomarino che collega il continente Europeo a quello Asiatico e così anche la Lucy ha messo piede, ops! Volevo dire pneumatico, in Asia.

Di per se come tratta non doveva dare molte emozioni, era solo un trasferimento di 450 chilometri con una sosta programmata, giusto per spezzare il viaggio, al più grande fallimento immobiliare della Turchia, il Burj Al Babas.

Luogo ormai di pellegrinaggio turistico, solo dei più curiosi non di quello di massa.

Ma quando si è per la strada succedono sempre cose a partire ad esempio dal meteo che da grigio di faceva sempre più minaccioso e aspettando un po troppo a fermarmi per mettere l’antipioggia son finito per prendermi una bella lavata e cercando un riparo, che non c’è mai quando serve, mi sono accostato ad una abitazione e subito un tizio è uscito e si è mi ha invitato a mettere la moto nella sua veranda.

Grazie al riparo provvidenziale mi sono potuto mettere l’antipioggia e fare conoscenza con lui che pensa un pò era muto e ci capivamo meglio che se avesse avuto la parola.

Fa freddo, ci sono 11 gradi e penso a tutti i racconti recenti di motoviaggiatori che a meno di un mese fa qui in Turchia soffrivano gli oltre 40 gradi.

Arrivo allo scempio di pseudo-dimore a forma di castelli che non piove e rimango qualche minuto per qualche scatto.

Tra la pioggia che va e che viene rientro in autostrada e dopo aver fatto rifornimento mi accosto per una pausa prima dell’ultima tirata da 160 chilometri e con la coda dell’occhio vedo un uomo che da lontano viene verso di me e con le braccia aperte guarda prima la moto poi mi chiede da dove vengo ed inizia a farmi vedere la sua Aprilia Tuono 1000 tutto orgoglioso di scambiare quattro parole tra motociclisti, mi racconta che è di Ankara e che una volta ha guidato la sua Aprilia a 300 Km/h, a volte, dice, che se deve uscire con la moglie lei va davanti con l’auto e lui dietro con la moto.

Ci scambiamo i contatti Instagram per un eventuale contatto e aspetta trepidante che accenda la Tracer per ripartire.

Il popolo turco si sta rivelando davvero ospitale e socievole, ed è solo l’inizio.

Il meteo migliora e l’arrivo a Safranbolu è caldo e piacevole (22 gradi)

Alloggio al Akbulut Konak, parcheggio interno e colazione inclusi, mi fermerò qui per due notti così da avere tutto il giorno domani per visitare il bellissimo centro storico di questa storica città ottomana inserita nei patrimoni Unesco.

Sia l’alloggio in stile Konak che la camera sono di un’altra epoca e l’atmosfera di un tempo è palpabile già dall’usanza di non entrare con le proprie calzature ma solo con le pantofole messe a disposizione della struttura, tutti gli arredi sono in legno e curatissimi anche gli oggetti.

Domani metterò qualche foto in più.

Esco per la cena e sarà per il tramonto o per le luci della sera ma a me questo posto mi ha già stregato, non vedo l’ora domani di visitarlo con la fotocamera in mano.

24 Settembre

Di nuovo giornata da turista per visitare o meglio passeggiare questa città patrimonio Unesco per la conservazione delle tipiche case ottomane, chiamate Konak, ormai quasi tutte se non per abitazione si sono convertite ad alloggi per turisti come è il caso dell’ Akbulut Konak che stamattina mi ha servito una vera colazione Turca fatta in casa.

La faccia di chi non si è ancora svegliato del tutto

Quando mi è stata servita il gentilissimo signore dell’Hotel mi ha anche cercato di spiegare chepietanze avevo davanti ma non è stato semplice capirsi anche con google traslator perchè certe portate hanno un nome particolare, ho chiaramente capito che tutti i piatti sono fatti in casa, marmellate comprese.

Diciamo che è un ottimo inizio di giornata visto che è anche uscito il sole.

Me la prendo comoda ed esco verso le 10 ma a quanto pare siamo solo io e i gattini di Safranbolu.

Pian pianino il centro storico si inizia a popolare con l’apertura delle botteghe e dei negozi di souvenir.

Così come l’atmosfera è di altri tempi, anche io cammino con passo lento, oggi tempo non mi manca, cosa rara quando si è in viaggio, ho intenzione di godermi il posto, osservare le persone e cercare qualche scorcio da riprendere con l’immancabile fotocamera al collo.

Le strade sono tutte a ciotoli con forme irregolari che non sempre agevolano il passo ma è una delle caratteristiche di conservazione di com’era la cittadina quando probabilmente si usavano solo muli e cavalli.

Tra salite e discese arrivo, con un po di fiatone, al punto panoramico chiamato Hıdırlık .

E’ un bel promontorio che visto quanto è frequentato, hanno pensato bene di far pagare un biglietto che ai Turchi costa 15 LT e agli stranieri 30 LT ( 0.70€)

Non ci crederete ma sono rimasto li per almeno un’ora a fare riprese video e mandare un po di messaggi su Whatsapp a familiari e amici, insomma mi sono rilassato finchè sono risceso a vedere altre vie del centro.

Guardando il panorama dal promontorio ho pensato che sarebbe bello poterci fare un voletto con Maverik, da qui l’idea di andare a chiedere il permesso a chi può decidere quello che si può fare o non si può fare in città, la Polizia locale.

Proprio nei pressi della sede della Polizia, incrocio il comandante che fermo per strada e gli spiego la mia richiesta, senza porsi tante domande mi scrive con il traduttore che ho il permesso, gli chiedo se serve qualcosa di scritto, mi riscrive che se qualcuno mi fa problemi di andare da lui.

E’ incredibile cosa si riesce ad ottenere con l’educazione e la cortesia.

Tutto contento rientro in camera a fare un riposino mentre carico le batterie del drone, uscirò più tardi per vedere il tramonto.

Alle 18 sono di nuovo sul promontorio dove si gode di una vista dall’alto del centro storico di Çeşme, così si chiama la parte antica di Safranbolu, è il momento migliore per far divertire Maverik.

Cala la sera e l’appetito sale, dopo l’attesa del tramonto e delle prime luci notturne anche io inizio a pensare a domani, una tappa verso sud-est alla scoperta dell’Anatolia centrale.

26 Settembre

Ultima colazione Turca qui a Safranbolu e mi rimetto in cammino, anzi in sella.

Mi fermo al primo distributore per il pieno e noto, anche stavolta, che mi prendono il numero di targa prima del rifornimento ed è anche riportato sullo scontrino, non basta mettere telecamere ovunque in città e in tutti gli ingressi/uscite dai paesi, pure dove faccio il pieno devo essere tracciato.

A me non da fastidio, ma non ci sono abituato.

La giornata è bella, si viaggia bene e ci sono dai 20 ai 25 gradi, autovelox a bizzeffe, ed ho anche incrociato un furgone fermo sul ciglio della strada con un autovelox installato sul tetto, spero che il mio San Cruise Control mi aiuti a non oltrepassare i limiti che a dirla tutta cambiano spesso perchè ci sono dei passaggi pedonali improvvisi anche su strade come la E80 a due corsie per marcia.

Poi chi ha mai visto un limite di 82 Km/h???

Man mano che vado verso est la Turchia diventa sempre più distante dallo standard moderno, trattori, auto, persone tutto è più rurale e agricolo.

La strada che prima era a due corsie per marcia dopo la deviazione verso sud in direzione Bogazkale, dove ho prenotato una stanza in una pensione, ora è la semplice strada ad una carreggiata per marcia e si snoda tra alcune colline che accennano qualche albero e subito dopo la catena montuosa che costeggio per decine di chilometri è spoglia di vegetazione e ha una forma ondulata con strati di terra con colori differenti e ne rimango affascinato al punto di fermarmi più volte a scattare qualche foto.

Il paesaggio è sempre più arido ed inizia d essere interessante, è quello che speravo di vedere passando dal centro della Turchia

Poi dopo le dolci curve dell’entro terra anatolico arriva un panorama che non vedevo dai tempi del viaggio in Islanda, una immensa distesa di niente con la strada dritta che taglia in due la terra fino all’orizzonte, spettacolare!

Adoro questa sensazione di isolamento, io e la Lucy verso orizzonti sconosciuti. Solo con i miei pensieri e con il sound della Tracer come colonna sonora del film di questa avventura, momenti magici.

Eppure stai tranquillo che anche in mezzo al nulla spunta sempre una volante della polizia

Oppure auto da un altro pianeta o forse da qualche museo

Arrivo verso le 15 all’Hotel Baykal, non trovo nessuno, malgrado ci fossimo scritti su Whatsapp un’ora prima, poi finalmente il tipo della reception mi chiama dal giardino dove è spaparanzato con i piedi all’aria ad aspettare che si asciughino dopo che aveva appena fatto il pediluvio.

E’ simpatico, parla qualche parola di italiano mentre io sto ancora cercando di dire grazie in Turco (Teşekkür ederim).

Ha voglia di chiacchierare ma poi quando gli chiedo a che ora chiude il sito archeoligico dell’antica citta di Hattusa, mi risponde alle 17.

Devo fargli fretta per darmi la camera visto che non volevo perdermi Hattusa che dista soli 3 km dall’Hotel.

Da casa avevo visto che il sito è molto grande e dispersivo e farlo a piedi è impossibile, speravo che ci fosse una navetta o simile ma quando ho scoperto che tutto il percorso potevo farlo in moto non ho esitato a prendere il “costosissimo” biglietto per entrare (3€)

Peccato solo che non mi hanno lasciato usare il drone ma non poteva andare meglio di così, orario perfetto per questi scatti.

L’Hotel è modesto ma anche il prezzo lo è, anzi che ho risparmiato 4€ cancellando la prenotazione con Booking e pagando il prezzo che mi ha fatto sul posto cioè 30€

Non c’è un armadio, non c’è un comodino, il bagno è in comune, ma almeno la vista dalla finestra è magnifica

Scopro che qui con me alloggiano anche dei turisti Colombiani. Sono un pugno nell’occhio con il loro abbigliamento tradizionale in questo paesello.

Le oche che erano andate a pregare davanti la Moschea le ritrovo anche in paese che se ne vanno a casa, ci dev’essere una Oche House poco più avanti.

E’ ora di chiudere la bella giornata con una doccia ed una cena con zuppa e peperoni ripieni di riso e non so cos’altro, tutto molto buono.

26 Settembre

Tappa di avvicinamento alla destinazione di domani, il Dark Canyon a Kemaliye, che ho aggiunto al programma pochi giorni prima di partire dall’Italia grazie al consiglio degli amici Laura e Paolo, che prima o poi spero di incontrare (zona Torino).

Volendo fare una tirata unica sarebbero stati poco più di 500 chilometri, fattibilissimi in giornata, ma da quando sono in pensione il mio approccio ai viaggi è cambiato. Ho corso sempre per colpa delle ferie contate, adesso non corro più.

Intanto questa mattina il Muezzin, dalla vicinissima moschea, mi ha fatto saltare giù dal letto alle 5.30 e anche se ho provato a riprendere il sonno alle 7 ero comunque pronto ad iniziare la giornata.

La colazione non era inclusa nel prezzo della camera e ne ho approfittato per far fuori alcuni fagottini al cioccolato portati da casa, va bene provare la colazione turca ma ogni tanto la cara vecchia colazione dolce mi fa bene.

Caricata la moto, prima di lasciare Bogazkale, vado a visitare a pochi chilometri il sito archeologico di Yazılıkkaya che fa sempre parte di resti dell’antica città di Hattusa.

Ingresso libero.

Visti i panorami a sorpresa che si sono presentati nella tappa di ieri oggi nutrivo altre speranze che invece sono state deluse.

Ho guidato sereno, con calma, ho rispettato i limiti di velocità, ho viaggiato con 21 gradi ma intorno a me nulla di speciale.

Tipico paesaggio collinare con strade ampie ma nulla che mi facesse fermare con un bel wow.

Anzi qualche piccola maledizione per un paio di lavori in corso che mi hanno fatto fare lo sterrato.

Non ho niente contro lo sterrato ma preferirei farlo senza la moto carica e più vicino a casa che almeno se si rompe qualcosa so chi chiamare.

Forse l’unico panorama che ogni tanto mi appariva davanti erano dei divertenti scollinamenti che mi aprivano l’orizzonte con tutta la E88 che si perdeva a vista d’occhio.

Incontri inaspettati

Pranzetto al volo con cibo in scatola portato da casa

Poi ho solo guidato fino a quando ho fatto rifornimento poco prima di Sivas

I turchi sono estremamente socievoli e curiosi, ogni volta che mi fermo per qualche motivo non perdono occasione per interagire, e fino ad adesso gli italiani sono ben visti.

In viaggio scopri sempre qualcosa di particolare, come due semafori piegati non si sa per quale motivo

L’arrivo al Keykavus Hotel

e al suo fantastico parcheggio sotterraneo privato

Camera e bagno decisamente all’altezza delle 4 stelle

ecco questa è una doccia come piace a me

sono sempre più convinto che gli alloggi sono un’aspetto importante del viaggio, sia quando sono caratteristici e ti fanno sentire parte del luogo per il loro arredo e i dettagli tipici del posto, sia quando sono piccoli economici scarni e magari non perfettamente puliti e anche come in questo caso un piccolo lusso per ricaricare le pile e ripartire il giorno dopo.

Per cena vado in un ristorante a fianco dell’hotel visto che al Keykvaus ho solo la colazione inclusa, ed è un ristorante frequentato solo da locali, come spesso accade quando si esce dagli itinerari turistici.

Queste sono una delle più belle esperienze che posso fare viaggiando in moto e andare in posti autentici, dove il turismo è un’eccezione, infatti sono l’unico straniero e la cucina solo turca. Non fanno nemmeno le patatine fritte per dire.

Prima ancora di ordinare mi portano subito delle portate di contorno poi una volta tradotto il menu ordino spiedini di pollo

Nel frattempo osservo gli altri clienti per capire il loro modo di approcciare al cibo e vedo che mangiano quasi tutti con le mani, fa niente se ci si vuncia poi tanto ci sono le salviettine umidificate per pulirsi e così mi adeguo e mi sento un pochino parte di loro, è una bella sensazione.

insieme agli spiedini di pollo mi viene portato anche un tubo per riporre gli spiedi dopo aver sfilato il cibo, davvero comodo. Ogni tavolo ne ha uno ed è un infilzare continuo in tutto il locale, evidentemente gli spiedini sono una specialità del locale. Davvero molto divertente.

E’ ora di dare la buonanotte alla Lucy che è in compagnia di una BMW XR targata RUS e di andare a letto ad aggiornare il blog.

27 Settembre

Con una scelta così completa per la colazione inizio una nuova ed entusiasmante giornata.

In sala ci sono solo uomini e poi ad un certo punto arriva un ragazzo e una ragazza, lei biondissima e bianchissima ed è un pugno nell’occhio, poi scopro che sono i due motociclisti russi del BMW.

Si parte con il freschino ci sono 15 gradi e la giornata è bella, nessuna nuvola in cielo tutto sembra promettere per il meglio, vedremo…

Destinazione Kemaliye, rinomata cittadina sulle sponde dell’Eufrate conosciuta per la bellezza del Dark Canyon e le sue montagne rocciose.

La particolarità di questa giornata, oltre ai posti che vedrò, è il fatto che non ho nessuna prenotazione per la notte, questo perchè su Booking non esiste nessuna struttura e così mi devo avventurare e sperare di trovare una camera, ma visto il periodo non dovrei aver problemi. (le ultime parole famose)

Grazie agli amici Laura e Paolo che ho conosciuto su Instagram che mi hanno dato molte informazioni essendoci già stati, ho come riferimento il loro alloggio.

La strada è bella larga e bella dritta, metto un po di musica è me la godo. Sto proprio bene, il viaggio mi sta piacendo ed oggi arriverò in uno dei due punti più a est del mio itinerario.

Fantastico sulla possibilità di andare ancora oltre, più a est, magari in Giorgia o Armenia e pechè no anche in Iran ma non sono mete che si improvvisano, non per me almeno, documenti, visti carnet de passages, vabbè lasciamo stare che della Turchia mi manca davvero parecchio e forse anche la parte più succulenta.

Passo decine di chilometri senza incontrare nessuno tranne un disperato motociclista solitario come me.

Non vuoi fare un po di sterratino anche oggi?

Quel maledetto insetto spiaccicato sulla Gopro mi ha rovinato le riprese

Arrivo nella cittadina di Kangal e non vuoi dedicare una statua al cane da pastore dell’Anatolia che si chiama proprio Kangal?

Mancano ancora più di 150 chilometri al Canyon e il paesaggio inizia a cambiare diventando da semi pianeggiante e pieno di campi agricoli a colline aride e poi montagne con un paio di passi a oltre 1700 m.s.l.m

Con le prime montagne anche la strada è meno monotona e cerco di tenere un buon passo per non arrivare troppo tardi a destinazione.

Ammetto che sapere di non avere un alloggio prenotato non mi fa stare tanto tranquillo, non ci sono abituato.

Non ho fame e preferisco bere così provo l’energy drink turco, che ha praticamente lo stesso sapore della Red Bull

Arrivo nella cittadina di Divrigi, che sulla carta dovevo attraversare senza soste particolari invece cosa mi vedo in alto sulla destra? Delle enormi mura di una fortezza con all’interno la Moschea di Divrigi, non resisto dalla curiosità di avvicinarmi con la moto e una volta in cima è impossibile non fermarsi per qualche foto.

Il parcheggio è strapieno perchè è in atto una funzione religiosa ma c’è una sala adiacente la moschea che è accessibile ed è meravigliosa.

il tempo scorre ed è ora di riprendere a macinare gli ultimi 80 chilometri, i più belli e divertenti della giornata.

Il paesaggio secco e arido dona alle rocce tutte le sfumature del marrone e del bege, in alcuni tratti mi ha ricordato moltissimo la Giordania, anche se fatta in auto ricordo bene di aver desiderato essere li co la mia Lucy ed ora la Turchia mi sta regalando tutte queste emozioni.

Poi finalmente arriva il ponte che passa sopra il fiume Eufrate a pochi chilometri da Kemaliye.

Io però una volta attraversato non giro a sinistra per la cittadina ma a destra per percorre subito un tratto della famigerata strada del Dark Canyon

Una seria di gallerie scavate nella roccia finiscono con una strada stretta che per chilometri costeggia l’Eufrate dentro il canyon per finire chissà dove, io non lo saprò mai perchè non ho intenzione di farla tutta, anzi, penso proprio che ci manderò Maverik a curiosare laggiù.

Arrivato all’hotel Bozkurt che mi avevano consigliato scopro che è pieno, ma Tarik alla reception mi dice che è rimasta solo una camera in un altro hotel gestito sempre da lui proprio di fronte, la fortuna mi ha sorriso e pure due volte perchè questo secondo hotel guarda sull’Eufrate con una vista molto bella.

La colazione è inclusa e non è nemmeno caro, 40€ a notte.

Un grandissimo grazie a Tarik ma rimango ancora dell’idea che prenotando prima si evitano patemi o disagi anche se qui non ne ho avuto la possibilità.

Va bene la vista sull’Eufrate ma anche la vista sulla Lucy non è niente male no? Nascosta da un gruppo di Gold Wing.

28 Settembre

Anche se lascio questa bella località con dispiacere questa mattina inizia con l’allegria dei motociclisti Turchi con le Gold Wing che partono poco prima di me.

Appena riprendo la strada verso sud lo spettacolo dei panorami dalle alture di queste bellissime montagne mi costringono a fare alcune soste per ammirare, ancora una volta, il fiume Eufrate che si divincola tra queste rocce.

La Turchia continua a sorprendermi

Fino alla città di Malatya tutto sommato fila via tutto liscio, a parte il traffico in città, di cui non ricordavo nemmeno com’era fatto, poi inizia il tratto di strada che avevo già notato su Maps che sarebbe stato più impegnativo per le tante curve, talmente tante che ho rinunciato a contarle.

A vedere così la mappa sembrerebbe uno spasso da fare in moto, quello che non si vede sono gli innumerevoli lavori in corso che hanno complicato non poco le cose.

Camion, ruspe, strada piena di sassi o sabbia dapertutto, anche nei tornanti, e la polvere, quanta polvere abbiamo mangiato io e la Lucy.

E per rendere tutto ancora più piacevole ha iniziato a fare veramente caldo toccando punte di 36 gradi.

Scivolare qui è un attimo sopratutto in discesa

Il caldo, la tensione e la concentrazione hanno reso certi lunghi tratti di strada molto più impegnativi del previsto.

Poi però a tratti, quelli buoni, certi paesaggi, certi colori, la Turchia anche quando la odi si fa amare ancora.

Altro inconveniente in dirittura di arrivo a Karadut è stata l’interruzione della strada costringendomi ad un altro lungo tratto di sterrato da lavori in corso.

Stanno costruendo e molte strade nuove e anche con il Tom Tom aggiornato sono stato capace di perdermi ed ho faticato non poco a trovare una strada che mi portasse al Karadut Pension Nemrut, dove ho prenotato la notte.

Il tempo correva ed io iniziavo a preoccuparmi, oggi non è un giorno come gli altri che quando arrivo, arrivo, avevo un appuntamento con il tramonto sul monte Nemrut e sapevo che non sarebbe stata una cosa veloce e comoda da raggiungere, ed in ogni caso volevo andarci dopo aver scaricato la moto.

Arrivo finalmente alla pensione che sono le 16 passate, il tempo di farmi dare la camera, scaricare i bagagli, preparare lo zaino con tutto l’occorrente per la salita e poi via subito a farmi i 15 chilometri di strada a mattoncini con la Lucy fino al primo parcheggio.

Acquisto il biglietto per 350 LT (9 euro) poi si sale ancora per un paio di chilometri e lì si parcheggia ed inizia la salita a piedi per circa 20 minuti.

Mi trovo a 2150 m.s.l.m. lo spettacolo è stupendo e le statue con le teste degli dei cadute dai corpi sono esattamente come me le immaginavo e sognavo da molto tempo.

Mi dirigo per prima a est della montagna per riprendere con ancora sufficiente luce la parte del sito che si trova da quella parte e poi girando intorno al cucuzzolo del monte vado a cercare un posto per fare le riprese anche alle altre teste che sono sul lato ovest ed aspetto il tramonto in compagnia di …..

….qualche centinaio di turisti.

La questione è sempre la solita, quando un posto è bello e famoso è inevitabile che tutti, compreso me , vogliamo vederlo.

Probabilmente in altri orari c’è qualche possibilità di trovare meno gente, io non avevo scelta con i miei tempi ma la magia del tramonto in un posto così l’ho trovata lo stesso.

E’ scendendo che mi sono reso conto da dove sono arrivate tutti quei turisti

Al mio arrivo la situazione era così

poi il piazzale era pieno così

Si scende con il buio ma per fortuna la pensione che ho scelto era abbastanza vicina.

Ceno e mi rilasso con un buon Chai, il tè turco, vicino alla mia Lucy che da quando viaggia con me è costretta a fare da Naked, gran turismo, custom e cross, che compagna instancabile.

Sento tutta la stanchezza dell’intensa giornata che però mi ha regalato dei ricordi bellissimi.

Oggi è un giorno importante non solo per quello che ho visto ma anche perchè dopo oltre 4000 chilometri sono esattamente a metà del viaggio e da domani non si va più verso est ma si inizia a tornare verso casa.

29 Settembre

Prima di lasciare il Karadut Pension Nemrut arriva una piccola poco gradita sorpresa, contrariamente a quello che c’è scritto su Booking, per il pagamento del pernottamento non accettano la carta ma solo contanti.

Le lire turche non sono sufficienti ma per fortuna accettano gli euro e tutto si risolve.

E’ stato un alloggio un po spartano, senza ne infamia ne lode, mancano le grucce nell’armadio e anche a chiederle non le hanno proprio, qualche insetto in camera che vola ogni tanto, lo sciacquone che gocciola continuamente e alle 5.30 schiamazzi per strada, oltre il solito Muezzin che canta prima dell’alba (lui è giustificato)

E’ un posto “alla buona”, ieri per farmi vedere il menù della cena mi hanno portato in cucina e aperto due pentole mi hanno fatto capire che quello che c’era era quello. Non ho avuto dubbi su cosa scegliere ah ah!

Si vede che mi trovo in una Turchia molto più grezza, sempre accogliente ma molto diversa dalla Turchia moderna dell’ovest.

Senza le grucce a che mi serve l’armadio?

Prima di lasciare la zona del Nemrut ho tre soste che voglio fare, la prima ad Arsameia, dove ci dovrebbero essere delle sculture incise nella roccia che però sono crollate e non visibili, in compenso trovo un gruppo di turisti italiani con cui scambio le prima parole nella mia lingua dopo 16 giorni. Poi mi avvicina una bionda incuriosita dalla moto per dirmi che anche lei è una motociclista e guida una Honda CBR 600, scopro con stupore che è una ragazza Turca. Il capello biondo (forse tinto) mi aveva fatto pensare a qualche Russa visto che ne ho incontrati altri di Russi su al Nemrut Dagi ieri al tramonto.

La seconda sosta è il Kahta Castle dove vedendo la zona molto tranquilla decido di rischiarla con Maverik

ed infine il Cendere Bridge, ovvero il Ponte dei Severi costruito dai Romani ed ancora ben conservato.

La tappa di oggi non prevede altro, la direzione è quella per la Cappadocia con un pernottamento intermedio ad Elbistan, nel bellissimo Ramada By Wyndham Elbistan.

Passo molti paesi che hanno molto in comune con quelli del Marocco, diciamo un po disordinati e perennemente in costruzione, sembrano dei paesi mezzi cantieri, ai bordi della strada si trova un po di tutto, auto demolite, immondizia, attrezzi e mezzi da lavoro, è un mondo così, post bellico.

Non mancano incontri con “motociclisti” locali

Ma siamo in Turchia e dopo l’ennesimo cantiere sulla carreggiata percorro una strada panoramica molto bella, con curve e buon asfalto fino a costeggiare delle collinette particolari con qualche albero qua e là cresciuto chissè come da quella roccia secca.

Arrivo al favoloso Hotel di Elbistan ed è bello ritrovare un po di modernità.

Ceno con degli ottimi spaghetti alla Bolognese e un buon caffè turco,.

Domani altra giornata storica, si va in Cappadocia.

30 Settembre

Oggi è il grande giorno, si lo so ogni giorno in Turchia è un “grande giorno” a parte qualche tappa di trasferimento ci sono giorni che si aspettano da una vita come quello di oggi, andare in Cappadocia.

Il Ramada di Elbistan non si smentisce nemmeno a colazione con un buffet da capogiro

Vabbè dai, allora vogliono proprio esagerare, c’è anche la signora che prepara la “piada turca” con ripieno di patate o verdure. Per essere corretti si chiamano Gözleme

Finalmente oggi ho trovato sempre strade belle, larghe e veloci. Alterno momenti più freschi ad altri più caldi, si va dai 18 ai 31 gradi, ovviamente quando si sale di quota si sta molto meglio

La tappa di oggi si presenta priva di grandi emozioni, così decido di salire alla stazione sciistica alla base del vulcano Erciyes Dağı sperando di vedere qualche bel panorama ma non sarà così purtroppo.

Anche se arrivo a 2219 m.s.l.m. la strada che sale alle pendici dell’Ercives è piatta senza tornanti o panorami da ammirare, fortuna vuole che prima di arrivare alla stazione sciistica trovo in lungo rettilineo poco trafficato che mi permette di fare qualche scatto epico.

Sarò strano ma io mi diverto anche così.

Arrivato a vulcano all’ora di pranzo non ho molta fame con tutto il ben di dio della colazione, ma è presto per andare subito all’hotel a Goreme e mi faccio tentare da uno squisito piatto di ravioli ripieni di patate. Strabuoni!

Ancora un paio di foto con la Moschea del passo Erciyes ed inizio a scendere in direzione Kayseri.

Il tempo vola ed è meglio non arrivare troppo tardi a Goreme, che è una delle cittadine della regione della Cappadocia, le previsioni danno in po di pioggia verso sera.

Già quando mancano una trentina di chilometri il paesaggio cambia ed inizia ad assomigliare nei colori e nelle forme a quelle bellissime immagini che guardavo da casa e che sognavo di vedere con i miei occhi.

Quello che sembra essere uno dei più bei posti al mondo sta per conquistare un pezzo del mio cuore e non mi sembra vero di esserci arrivato con la mia Lucy.

L’arrivo a Goreme non è dei più semplici per via del fortissimo vento che mi fa guidare con la moto piegata, si vede che il meteo sta cambiando.

Il Ciner Hotel si trova leggermente prima di Goreme, una posizione più tranquilla e meno cara dei prezzi folli di Goreme, ci sono tante altre soluzioni in altrettanti paesi in zona ma ho scelto questo per il comodo parcheggio e il miglio rapporto qualità prezzo.

Quattro notti con colazione e piscina a soli 200€, che se ti va bene in centro ci fai una o due notti.

Visto il peggiorare del meteo trovo una comoda soluzione anche per la Lucy sotto uno dei balconi della struttura. Anche se una bella lavata piovana porterebbe via tutta la polvere che ha addosso.

Non disfo nemmeno il borsone, e mi butto sul letto a rilassarmi, per ora ho finito di spostarmi ogni giorno da un posto all’altro, qui in Cappadocia mi fermerò per tre giorni pieni, cioè fino al 4 Ottobre.

Mi vengono in mente delle recensioni di questo Hotel che scrvevano che si potevano vedere le mongolfiere dalla finestra della loro camera e mi accorgo che la mia guarda in senso opposto al campo qui vicino da dove partono all’alba.

Prendo la mia faccia tosta e provo a chiedere di cambiare camera e vengo accontentato.

Inizia a piovere ad intermittenza e non ho voglia di uscire, per fortuna ho fatto un buon pranzo così metto mano allo scatolame portato dall’Italia e mangio qualcosa nella mia nuova camera.

Sono molto felice anche se probabilmente le mongolfiere non si alzeranno in volo domattina per via del meteo non perfetto, ma nei prossimi giorni realizzerò una delle cose da fare almeno una volta nella vita, visitare la Cappadocia.

1 Ottobre

Quando la mattina non punto la sveglia il viaggio diventa una vacanza ed è quello che ho fatto oggi.

Sono sceso per colazione alle 9 e poi con calma mi sono messo a sbrigare alcune faccende come lavare l’intimo puzzolente e riordinare i files con un backup completo e aggiornato sui vari dispositivi per non rischiare di perdere qualche ripresa o foto di questa incredibile esperienza in Turchia.

Dopo l’ennesima segnalazione che il modulo per commentare il racconto del viaggio sul blog non funzionava a dovere ho deciso di trovare una soluzione che mi ha portato via un po di tempo ma comunque visto che il meteo non era tanto invitante ho deciso di prendermi tutta la mattina per sistemare le cose.

In pratica tra una cosa e l’altra, stuzzicando qualcosa in camera per pranzo sono uscito che erano quasi le 3 del pomeriggio. Questa lunga sosta in Cappadocia ci voleva proprio, anche per godermela non solo dal punto di vista dei posti ma dal punto di vista del ritmo, che figata essere in pensione!

Tra le varie “faccende” mi viene la brillante idea di recarmi al vicino ufficio postale di Goreme per controllare quanto credito mi era rimasto sulla tessera prepagata HGS, che ricordo serve per pagare i pedaggi.

Delle 280 lire turche di partenza avevo ancora 4 lire di credito, praticamente zero, così ne ho approfittato per caricarne ancora 200 (5€)

Visto che oggi la giornata è iniziata diversamente dal solito e in virtù di avere qualche giorno per visitare la zona in questo mezzo pomeriggio di nuvole e qualche sporadica apparizione di sole, gironzolo nei dintorni di Goreme e Uchisar alla scoperta di qualche spot panoramico per i prossimi giorni e mi dedico solo a qualche scatto fotografico con lo smartphone senza preoccuparmi troppo a fare riprese video che sono più impegnative.

Sarà che è appena iniziato Ottobre ma senza qualche raggio di sole fa veramente freschino, ci sono 15 gradi a metà pomeriggio.

Meglio mettersi una felpa.

Verso le 17.30 sbuca da dietro i nuvoloni un sole che accende queste rocce lunari e malgrado il vento non resisto a mandare Maverik sulla luna.

Ceno presto a Goreme e anche dai prezzi si capisce subito che mi trovo nella Turchia più turistica che ho incontrato finora, una birra e una margherita 16€.

Ho saputo che causa vento anche domani le mongolfiere non si alzeranno in cielo, peccato, spero bene per le prossima albe.

2 Ottobre

Secondo giorno in Cappadocia e oggi si inizia a fare sul serio, foto, video per una giornata molto intensa ma senza correre, per fortuna le distanze dei vari punti di osservazione sono molto vicini.

Dopo colazione alle 8 sono carico per partire. Mi copro bene perchè alle 9 ci sono appena 10 gradi e dato che il meteo è ancora incerto ne approfitto per andare subito a Kaimakli City undreground, come dice il nome è una delle città sotterranee dell’area che sono state costruite per proteggersi dalle incursioni arabe musulmane durante i quattro secoli di guerre arabo-bizantine.

L’ingresso costa circa 500 Lire (13€ circa) e anche se la biglietteria è tappezzata di cartelli che indicano il pagamento “solo contanti” in realtà accettano anche la carta. Meglio sempre chiedere se come me si hanno pochi contanti.

Il percorso è ben segnalato e man mano si scende la temperatura si alza. In questo periodo è sopportabile ma non oso pensare ad Agosto.

I cunicoli a volte sono molto stretti e bassi roba da mettersi accovacciati ma è una visita molto interessante.

La Lucy intanto ha trovato compagnia, direttamente due Tracer 9 dall’Italia. Quella di destra è gommata come la mia, che coincidenza.

Prima di ripartire faccio un giro per i negozietti di souvenir e ne acquisto uno per me e poi mi rilasso in un locale a bere un Chai (il Tè turco)

E’ un giochetto tipicamente turco quello di consegnare per scerzo il gelato al malcapitato turista, ed è molto divertente. Ci vuole una certa abilità, non lo avevo ancora visto dal vivo quindi, flaggo anche questa.

Seguo l’itinerario che mi ero prefissato per fermarmi in alcuni punti panoramici e ne approfitto per scatenare Maverik, che a quanto pare ha una certa libertà su questi cucuzzoli dalla strana forma.

Il meteo si è ripreso alla grande e come dicevo le distanze sono di pochi chilometri tra una valle e l’altra così senza fretta seguono la Gomeda Vadisi, il Devrent seyir terası dove si trova la famosa pietra a forma di cammello,

continuo verso i famosissimi Camini delle Fate

passando dal Museo all’aperto di Zelve dove però non mi sono fermato per visitarlo domani.

Ed infine per il tramonto sono arrivato nella Valle dell’Amore.

La bellezza di queste formazioni rocciose sta nella loro unicità, ogni roccia ha una forma unica è un panorama unico al mondo che non finisce mai di stupire ed anche sul percorso, tra una valle e l’altra, ci sono formazioni sparse dalla forma ancora più particolare, insomma sembra che la Cappadocia sia uscita da un libro delle fiabe e visitarla è come vivere un sogno.

Ceno in un Burger King perchè non mi va di fare esperimenti culinari, sono stanco, ho fame e vorrei fare ancora un voletto con gli ultimi raggi di sole che ci sono.

E’ stata una giornata super, ma manca ancora qualcosa prima di lasciare questo magnifico posto…..

Le mongolfiere all’alba.

3 Ottobre

Questa mattina è, la Mattina con la emme maiuscola.

Punto la sveglia alle 4.30 mi vesto e salgo in moto, mi porto sul promontorio che dà sulla Valle dell’Amore ma non calcolo bene i tempi perchè la Valle dell’Amore dista solo 3.5 chilometri dal mio Hotel e alle 5 meno 10 sono già sul posto quindi di gran lunga in anticipo rispetto a quando inizieranno a preparare le mongolfiere alle 5.30

E’ buio pesto, non c’è un cane, solo un paio di camper ma dormono tutti.

Ci sono 9 gradi ma sono coperto bene mi sento un po stupido ma ormai è andata così, tiro fuori la mia pazienza da ex pescatore e aspetto finche dopo 40 minuti iniziano ad arrivare le prime auto di turisti ed insieme a loro anche le prime luci dell’alba.

E’ l’attesa di un grande emozionante evento, soprattutto per chi come me non lo aveva mai visto e in parte non sapevo nemmeno cosa aspettarmi.

Non bisogna fidarsi sempre delle fotografie vista da casa, spesso amplificano la realtà a volte in meglio a volte in peggio. Ormai manca davvero poco, il parcheggio si sta velocemente riempendo di persone, tutti in auto che rimangono dentro con il motore acceso per riscaldarsi, sono solo turisti.

Noi motociclisti siamo di un’altra pasta.

Nell’oscurità della valle si intravedono i primi bagliori, stanno pompando aria calda nei Balloons, come li chiamano qui.

Dalla completa solitudine di un’ora fa ora inizio ad essere circondato da tante persone e poco alla volta tutta l’area diventa un caos di Cinesi, Spagnoli, Francesi, Colombiani e via dicendo.

Salgono le prime mongolfiere in cielo mentre l’orizzonte si colora sempre di più di giallo.

Arriva una comitiva di orientali che iniziano a schiamazzare e d’istinto gli faccio sssss! Credo sia un gergo internazionale perchè lo capiscono e si danno una calmata, capisco l’euforia ma come spesso accade quando c’è tanta gente anche l’atmosferoa più magica se ne va al quel paese.

Con un po di fatica riesco a farmi qualche foto decente con l’autoscatto e in pochi minuti le tre, quattro mongolfiere diventano decine e decine, uno spettacolo incredibile, non è solo il posto fantastico come la Cappadocia ad aver fatto diventare famoso il volo delle mongolfiere ma è la quantità di palloni che si trovano in cielo che rendono ancora più speciale questo evento.

Dal punto di partenza iniziano ad avvicinarsi sempre di più ed in men che non si dica sono completamente circondato da palloni giganti che mi volano sopra la testa, così da vicino sono davvero impressionanti.E’ uno degli spattacoli più belli che abbia mai visto.

Non so più dove guardare, tra smartphone e fotocamera cerco di riprendere il più possibile, vorrei avere il miglior ricordo possibile da portare a casa di questa fantastica alba.

Sono tante, sono belle e hanno anche delle fantasie particolari sui palloni. A parte il casino che c’è a terra tra i turisti, vederle muoversi danzando così dolcemente nel cielo da comunque una bellissima sensazione di calma, pace e magia.

Ormai a decine si sono calate all’interno della valle sottostante e i “piloti” si divertono ad abbassarsi fino a sfiorare le rocce sottostanti per aumentere il brivido dei passeggeri.

Mi faccio fare una foto seduto sulla Lucy e attiro inevitabilmente la curiosità di alcuni turisti orientali che vedono la moto come un plus per fare i “fighi”.

e visto che me lo chiedono gentilmente li lascio farsi qualche scatto con la Lucy.

Tanto per me la vera modella è sempre la mia moto.

L’alba è terminata e le ultime mongolfiere ancora riempiono il cielo.

Sono ancora incredulo di quello che è successo, mi è sembrato che fosse durato un secondo ma come succede per i momenti belli il tempo vola, è proprio il caso di dirlo, invece vorremmo che non finissero così preso.

Molte mongolfiere sono atterrate in un campo li vicino e si stanno sgonfiando così la gente inizia ad andarsene e qualcuno mi chiede della moto, come questo Colombiano motociclista, senza moto, che vuole sapere se la moto è cara, che vuoi che gli risponda, ci sono moto più costose e moto più economiche, anche qualche benzinaio mente mi faceva il pieno mi ha fatto la stessa domanda.

Poi si avvicina un motociclista e mi chiede, do you speak English? Sorridendo poi mi parla italiano.

Sono Paolo e Sandra, dell’Emilia Romagna, anche loro stanno facendo l’identico giro che faccio io, abbiamo tutti e tre molta voglia di chiacchierare la nostra lingua perchè tranne qualche turista italiano nelle località più famose non è che ce ne siano molti di motocilcisti italiani in questo periodo.

Nel giro di 10/15 minuti abbiamo spazziato dai viaggi in moto fatti a quelli che vorremo fare e di questa Turchia che ci sta piacendo molto sopratutto quella meno turistica.

Ci siamo intesi subito su moltissime cose dal viaggiare soli e liberi ai viaggi che entrambi abbiamo già fatto come Marocco, Scozia, Caponord.

Una bella coppia, la ciliegina sulla torta di questo inizio di giornata.

Rientro in Hotel giusto per l’inizio della colazione poi mi prendo il resto della mattinata per fare subito copia delle riprese appena fatte, sarebbe davvero tragico perdere questi ricordi, poi ne approfitto per pulire e ingrassare la catena e togliere un po di polvere alla Lucy e mi accorgo che il vetro del fanale sinistro è scheggiato, forse qualche sassata arrivata sulle strade dei lavori in corso.

Mi riposo un po visto che ho dormito poco e il pomeriggio lo passo nella zona del Göreme Open Air Museum, quando però vedo orge di turisti scaricati dai pullman decido di non entrare nell’area a pagamento (20€) ma di visitare l’area esterna che ha comunque tanti percorsi e posti particolari da vedere.

Sto diventando allergico al turismo di massa servito e riverito ma con sempre qualcoda da lamentarsi.

Dopo aver spezzato la fame con dei Turkish Pancake al formaggio, decido di adare alla REd Valley per il tramonto.

Domani Il viaggio riprende, lascio la Cappadocia fisicamente ma un pezzo di questi posti li porterò sempre con me.

4 Ottobre

Dispiace sempre quando si deve lasciare un bel posto, ma qui in Turchia di posti belli ce ne sono talmente tanti che è quasi un piacere passare da uno all’altro.

E così oggi riparto da Goreme per andare a vedere il famoso lago salato di Tuz Golu

Ma non è una partenza come le altre, la Cappadocia mi fa ancora un regalo, alle 6 di mattina senza nemmeno mettere la sveglia un sogno mi sveglia dalla realtà, mi immagino di scendere dal letto e guardare fuori dalla finestra e vedere le mongolfiere che mi chiamano

vieni fuori Emanuele, vieni che ti salutiamo, questa era la voce che mi chiamava nel sonno, poi sempre nel sogno mi mettevo il giubbino sopra il pigiama e in ciabatte uscivo fuori a cercale

erano venute tutte per salutami sapendo che oggi avrei lasciato la Cappadocia

non era un addio ma un arrivederci in un giorno futuro, in un prossimo sogno o in una prossima vita.

Si lo ammetto è stato molto commovente ed emozionante, ho smesso di scattare fotografie e mi sono seduto, in quel momento mi sono accorto che la realtà aveva superato il sogno, grazie Cappadocia, non lo dimenticherò.

Fatta colazione e caricato la Lucy parto in direzione Tuz Golu, gli obiettivi di oggi sono prevalentemente due, il lago salato e il Caravanserraglio di Sultanhan qui prendo l’autostrada per velocizzare un pochino il tragitto verso il lago in modo di avere più tempo per le riprese e per non arrivare troppo tardi a Sultanhan e poter visitare con calma il caravanserraglio prima della chiusura.

Lasciato Goreme scopro ancora paesi con case costuiute nella roccia che mi hanno ricordato molto Matera, come la bella cittadina di Nar, impossibile non fermarsi a fare una foto.

L’autostrada che porta ad Ankara è poco trafficata e viaggio bello tranquillo, non fa caldo e dopo tre giorni a gironzolare in Cappadocia ho anche voglia di fare qualche chilometro.

Il panorama e semi collinare con tanti campi coltivati e per un lungo tratto costeggio il lago formato dal fiume kizilmark

Uscito dall’Autostrada uno scollinamento mi fa apparire dall’alto il Tuz Golu, un colpo d’occhio notevole

L’arrivo all’ingresso turistico è abbastanza deludente, la solita macchina del turismo di massa con shop, ristoranti, addirittura giochi da luna park, le solite postazioni fotografiche con la scritta Tuz Golu e il Lago che forse a causa del periodo non è come me lo aspettavo, praticamente è una grande distesa di acqua con a bordo qualche spiaggetta di sale, forse nel periodo di secca è più bello visto che alcuni ci hanno guidato sopra con la moto, ora è impossibile perchè e ridotto ad un acquitrino di acqua e sale paciugoso.

Non ci perdo nemmeno troppo tempo, la strada che va a Sutanhan costeggia tutto il lago e spero di trovare qualche scorcio più bello, all’altezza delle aspettative.

Fortunatamente è stato proprio così, anche se non ci ho potuto portare sopra la Lucy, Maverik si è divertito come un bambino volante.

Una striscia di terra si rifletteva nello specchio d’acqua con una spiaggia di sale immacolato

e ad un certo punto il cielo e il lago erano un tutt’uno se non fosse stato per una riga di sale che faceva intravedere ancora l’orizzonte.

Questo era il Tuz Golu che volevo.

Qui non c’è il rischio di prendere una multa per eccesso di velocità, mi faccio superare da tutti ma vado a 60 all’ora per riuscire a guardare velocemente il panorama alla mia destra

Sono in perfetto orario per percorrere i 150 chilometri che mi separano dal Golden Hotel proprio a fianco del Caravanserraglio, che raggiungo verso le 16.

L’ingresso è gratuito e malgrado qualche pulman di turisti riesco a godermi il posto davvero ben tenuto e impreziosito da un’esposizione di tappeti antichi.

Ad un certo punto vedo una coppia molto elegante che penso erano degli sposi in compagnia di qualche amica e gli chiedo se posso fargli qualche fotografia, dico sempre che faccio delle foto invece che dei video perchè viene è più comne che le persone fanno delle foto invece che deivideo, loro accettano volentieri

Sono una bella coppia ma ovviamente la sposa è bellissima

li ringrazio di cuore per la loro disponibilità e mi allontano di qualche metro ma poi il ragazzo mi segue e mi dice che gli piacerebbe che gli mandassi le foto appena scattate, gli rispondo che non c’è problema ma ho dovuto spiegargli che non ho scattato foto ma solo registrato delle clip video e se vuole delle foto gli le posso fare apposta, ed è così che ho improvvisato il mio primo servizio fotograficodi 13 fotografie in posa.

Ci scambiamo i contati di Instagram con il quale stasera gli spedirò tutte le foto.

Spero non si dispiaccia se ne metto un paio qui sul blog.

Dopo un meritato pollo con riso in un ristorante che vende anche souvenir di fronte al Sultan Hani si accendono anche le luci del caravanserraglio ed è magia pura.

Rientro al mio Golden Hotel con una breve passeggiata al tramonto e il proprietario mi invita a bere un Chai con alcuni suoi amici mente guardiamo la TV.

Una bella videochiamata con mio figlio e poi giù a scrivere il blog di una giornata apparentemente tranquilla ma piena di tante cose da scrivere e ricordare.

5 Ottobre

Ottima colazione al Golden aHotel e solita procedura di preparazione bagagli.

Questa volta però non li carico subito in moto perché nell’ hotel c’è un grande negozio di souvenir di cui approfitto per gli ultimi regali in tema Cappadocia

L’hotel è un punto di sosta dei pullman dei tour organizzati sia per la sosta bagno che per fare acquisti

Giusto in tempo di pagare e arriva un pullman di turisti indonesiani che non mancano di chiedermi da dove vengo e farmi altre domande mentre carico la moto.

Mi dicono che in Indonesia corre anche la moto GP e che ci sono tanti bei posti.

Non lo metto in dubbio anche se per ora ho visitato solo Bali molti anni fa quando non era ancora di moda tra i nomadi digitali.

Prima di lasciare Sultanhani voglio che anche la Lucy abbia un ricordo del caravanserraglio

Oggi tappone da 400 chilometri, i primi 40 di strada secondaria ma incredibilmente

bella di asfalto e nel nulla mi trovo davanti un furgone di polizia che va a 60 all’ ora, lo devo superare e sperare che non mi fermino visto che sono l’unico mezzo in strada oltre a loro.

Mi metto a 70 e vado via tranquillo

Di colpo l’asfalto finisce ed inizia uno sterrato non bruttissimo ma che mi è toccato fare per una decina di chilometri.

Al termine dello sterrato mi fermo per controllare la moto e mi tremano la gambe per averlo fatto tutto in piedi, non sono allenato per questo ma si va avanti.

Unica sosta programmata di oggi è il Meke Crater Lake Tuzla

Meke Tuzlası Krater Gölü, un cratere che molti hanno fa era circondato da un lago e lo rendeva particolarmente spettacolare, oggi non è più così ma mi diverto lo stesso a fargli sgranchire un po’ le eliche a Maverik.

E pensare che tanti anni fa era circondato dall’acqua, chissà che spettacolo.

Appena in tempo di atterrare e dalla più completa solitudine, oltre qualche pecora, arriva un pulmino pieno di turisti….anche qui?

Ora mi mancano quasi 300 chilometri per arrivare a aKizilot sul mare di cui ma devo ripercorrere la stessa strada di prima per 8 chilometri e deviare a sud il che significa passare da un check point della polizia che avevo visto mentre venivo qui dalla parte opposta.

Non è un controllo random ma fermano proprio tutti, mi parlano in Turco ma prontamente gli faccio vedere il passaporto italiano e fortunatamente mi fanno passare senza problemi, mentre i dati dei cittadini turchi venivano controllati su un tablet in mano al poliziotto.

Inizia a fare caldo e la strada è abbastanza noiosa. Faccio un paio di soste tra Red Bull e Nescafe freddo proseguo.

C’è molto tempo per pensare e nella mia testa inizia a frullare un’idea.

Poi ci arrivo ..

Intanto l’ultimo tratto di 70 chilometri verso Manavgat sul mediterraneo è diventato fresco e divertente perche la strada ha iniziato a salire con curvoni e panorami di montagna bellissimi, certe distese di pineti a tratti mi hanno ricordato il Canada, la Turchia continua a stupirmi.

Anche qui molti radar e pattuglie della polizia che controllano le velocità, una mi ha superato, ma piazzato con il Cruise control a 80 non sono stato fermato.

Il problema dei limiti è che se per le auto è 90 per le moto è più basso ma non c’è nessun cartello che lo indica, questo è quello che mi hanno detto dei motociclisti ma c’è molta confusione e si guida sempre nell’incertezza.

Sembra che raramente un motoviaggiatore passato dalla Turchia né sia uscito senza almeno una multa, mi piacerebbe essere quella rarità ma lo saprò solo alla frontiera, per ora mai fermato.

A parte l’ennesimo posto di blocco, oggi è il secondo

Il mio programma di viaggio prevedeva una sola notte a Kizilot, poi verso ovest una successiva a Adakoy sempre sul mare per costeggiare la costa sulla strada panoramica D400 e due notti a Pamukkale, ma pensandoci bene un giorno intero in spiaggia me lo sarei proprio meritato.

Così una volta arrivato al Onder Hotel e visto il posto incantevole che è non ho esitato a riprogrammare i pernottamenti togliendo un notte a Pamukkale e aggiungendola qui, il tutto a costo zero.

La struttura è semplice ma direttamente sulla spiaggia lontano dalle zone troppo frequentate, ideale per stare tranquilli, un posto per famiglie che per un paio di giorni va bene anche a me che sono qui per rilassarmi.

Il problema l’ho avuto con l’hotel a Pamukkale che non era un semplice cambio di data ma di fare una notte in meno, e per cancellare senza penali la mia prenotazione volevano che prima prenotassi di nuovo la notte che mi interessava fare.

A causa di una controversia legale non è possibile prenotare hotel con Booking.com dalla Turchia in Turchia così ho chiesto a mio figlio in Italia di prenotare a mio nome e tutto si è sistemato

In alternativa avrei dovuto usare una VPN ma così è stato più semplice, grazie Nik.

Imperdibile il tramonto in spiaggia prima della cena, sono così felice di restare qui anche domani, è molto tempo che non faccio il mare in un viaggio in moto.

Cena a buffet con grigliata di pollo e contorni vari, c’è anche la pasta col pomodoro, il tutto sotto il chiar di luna.

Che romanticone ah ah. Manca la bella compagnia perchè qui sono tutti tedeschi con la puzza sotto il naso, ma chissenferega!

6 Ottobre

Oggi vita da spiaggia, mi son detto, oggi mando in vacanza il videomaker che c’è in me…..e ci credete???

Si dai in parte l’ho fatto ma ormai con questi smartphone sempre addosso come si fa a non scattare una foto ricordo?

Ma facciamo un passo indietro a prima della colazione, giuro che non ho puntato la sveglia ma sembra che il mio orologio da drone pilot vada per conto suo e così mi rigiro un paio di volte nel letto e per curiosità guardo che ore sono, le 6.30.

E’ l’ora dell’alba, cosa faccio mi alzo o rimango sotto le lenzuola?

No non mi alzo, tanto adesso non c’è nessuno in spiaggia o in giro per l’hotel, la colazione è alle 8 dove vuoi andare?

Maverik mi guarda storto e sembra dirmi, ma quale momento migliore per fare un voletto senza essere disturbati?

E cavolo se ha ragione!

Cosa si può dire di una giornata trascorsa in gran parte in spiaggia…..beato me!

Chi l’avrebbe mai detto che il 6 di Ottobre facesse cosi caldo e che anche il mare non era affatto freddo

A metà pomeriggio mi stavo proprio annoiando ed era ora di aggiornare il blog e prendersi una pausa dalla vacanza.

Con il secondo tramonto in spiaggia termina questa parentesi vacanziera che nel complesso del viaggio ci stava alla grande, domani si rimonta in sella e l’avventura continua.

7 Ottobre

Per quanto cerchi di partire preso la mattina, prima delle 9 non è facile se la colazione è alle 8.

Faccio il check out e inizio la giornata con già 23 gradi che nel traffico di Manavgat diventa un inizio in salita tra smog e semafori a ripetizione che fanno percepire il caldo ancora di più.

Dopo poco più di un’oretta di viaggio mi fermo a visitare il sito archeologico di Aspendos, che ha un anfiteatro usato ancora oggi per rappresentazioni teatrali e forse anche musicali, come avviene ad esempio per l’Arena di Verona.

L’ingresso costa 15 euro ma ne vale la pena, sopratutto se uno ha del tempo anche per visitare altri resti sparsi nel grande parco intorno all’anfiteatro, io non ho tutto questo tempo così riparto sotto un sole cocente che arriva anche a 35 gradi.

Fa davvero molto caldo e non oso immaginare i motoviaggiatori che hanno visitato questi posti ad agosto.

Io ho programmato di proposito il giro in senso orario per arrivare qui sulla costa mediterranea il più tardi possibile in Ottobre sperando in temperature più miti, ma così non è.

Resisto e tiro avanti, la prossima sosta sono le Cascate del Düden, che hanno la particolarità di tuffarsi direttamente nel mare. Cosa non comune, io le ho viste solo alle Faroe.

Mi piacerebbe volare con Maverik ma non è il caso dato che a pochi chilometri c’è l’areoporto di Adalia.

Ormai ho capito che in tutti i siti archeologici è vietato l’uso del drone, mi hanno detto che è permesso solo per scopi professionali, quindi con appositi permessi, in pratica pagando anche se non è un pericolo e mi scoccia, con gli aeroporti non si scherza.

Ad Aspendos me la sono presa troppo comoda con le foto e le riprese ed ora sono parecchio tirato per la mia destinazione finale, meglio darci dentro e fare tutti i 260 chilometri che mi mancano a Patara senza perdite di tempo.

Mi manca l’aria quando fa così caldo e guidare sudato non aiuta oltretutto c’è molta polizia in giro ed è meglio rispettare rigorosamente i limiti che vanno da 50 a 80 per le moto.

La vista delle montagne e l’inizio della strada panoramica D400 mi fanno sperare che temperatura e panorami migliorino questa difficile tappa, ma non sarà cosi purtroppo.

La D400 non sale in quota e costeggia la costa senza scorci panoramici, è una strada a due corsie per marcia ed è anche molto trafficata. Almeno per ora.

E quanti semafori che ci sono, quando viaggi su stradoni così interrompono l’andatura in modo improvviso e sembra di non andare mai avanti con i chilometri. Oggi sono proprio nervoso, viaggio male e sono tutto appiccicoso.

Si intravedono dei brutti nuvoloni sulle montagne, vuoi vedere che prendo anche la pioggia, magari rinfresca.

Anche se non ho molto tempo passo ugualmente dal sito di Myra, che è di strada, per chiedere se posso fare qualche ripresa aerea ma la risposta è sempre quella, faccio due scatti senza entrare nel sito e riparto.

Appena passato Küçük Çakıl, la D400 diventa una strada normale, a singola corsia, ed inizia ad essere la panoramica che mi immaginavo, divertente e spattacolare.

La definirei la Costiera Amalfitana Turca, roba da fermarsi ad ogni curva, ad ammirare le rocce bagnate dal mare.

In alcuni tratti ci sono molte auto parcheggiate sulla stretta strada per via di qualche facile accesso alle calette, che spettacolo. Poi con la luce calda della Golden hour, wow.

Mancano ancora 50 chilometri a Patare dove vorrei arrivare per il tramonto sulle dune di sabbia e il Tom Tom mi indica le 18 come ora di arrivo quindi giusto giusto.

Sono 50 chilometri di sofferenza, malgrado la visiera parasole viaggio con il sole dritto negli occhi essendo così basso e andando esattamente a ovest

Arrivo sfinito a Patara, passo davanti al Golden Pension, dove alloggerò, ma tiro dritto verso la spiaggia.

A sorpresa mi trovo davanti in casello per pagare un ticket per accedere alla spiaggia, che strano penso, 15 euro mi sembrano un’esagerazione per fare il bagno.

In realtà l’accesso è per il sito archeologico dell’Antica città di Patara con spiaggia annessa.

Ho poco tempo, pago e proseguo.

Cerco un posto tranquillo nel parcheggio e mando Maverik a farsi un giretto.

Ruiprese carine ma sono un po deluso, non sono queste le dune che cercavo, probabilmente sono molto più distanti e Marverik mi perde spesso il segnale con il radiocomando.

Decido di tornare in hotel, sono stanco di questa giornata.

Sulla strada verso la Pensione mi viene in mente che avevo visto da casa una strada che si avvicinava alle dune ma era sicuramente sterrata, non demordo e decido di provarci.

La strada era molto peggio di quanto mi aspettassi, sabbia, buche, sassi grossi ed in più in salita con curve, roba da motocross.

Infatti dopo una serie di avvallamenti con buche la moto prende un forte colpo sotto la coppa dell’olio, c’è un momento di apprensione, non mi fermo, proseguo fino ad un piccolo parcheggio di un baretto con una signore seduto da solo che appena mi vede mi viene a parlare con il traduttore e scopro che ha la passione per la fotografia ed è curioso di stare li con me a vedermi pilotare il drone.

E finalmente ecco la dune che cercavo.

Tutto sommato la giornata è finita bene, ho raggiunto le Dune , la moto non si è fatta niente grazie al paracoppa della SW Motech che ho fatto montare prima del viaggio in Islanda ed io mi merito una buona cenetta.

8 Ottobre

Anche oggi è una corsa contro il tempo, per arrivare a Pamukkale ed avere abbastanza ore per visitare le piscine di calcare.

Ho eliminato un paio di soste del programma di oggi che ritenevo superflue e mi sono concentrato su quella più importante sul tragitto, il Salda Lake, che a sentir dire è un lago con delle spiagge bianche che sembrano le Maldive, voglio proprio vedere visto che alle Maldive ci sono stato un paio di volte.

Malgrado la pausa dal sonno causa zanzara, stamane sono carico e infatti alle 8.30 sono già in viaggio dopo una colazione lampo al Golden Pension.

Si parte bene, ci sono solo 18 gradi e sulla strada si scenderà fino ad averene 15.

Il primo lungo tratto di strada è un pessimo asfalto, tutto ondeggiante di quello che ti spacca le braccia, sembra uno sterrato di catrame ma è proprio lì che mi accorgo di aver fatto 6000 chilometri da quando sono partito.

Poi la strada si fa molto più bella e scorrevole con poco traffico, qualche lavoro in corso qua e là e un paio di posti di blocco.

Il primo mi lasciano passare e il secondo fanno il controllo del passaporto e poi via, nessun problema, meglio così.

Mi faccio subito una tirata da 200 chilometri per arrivare al lago, quando le temperature non superano i 25 gradi si sta veramente bene in moto.

Da lontano quando ci si avvicina al Salda Lake si capisce subito che laggiù c’è qualcosa di straordinario, la striscia bianca che contorna il lago dal blu intenso è un bel colpo d’occhio.

A volte certi posti sono diversi dalle foto viste on line da casa, possono deludere o essere reali, ma in questo caso la natura ha superato ogni fotoritocco possibile.

Arrivo a Pamukkale alle 15.30, direi in ottimo orario, giusto il tempo di fare qualche ripresa aerea lontano dall’area turistica e poi subito all’hotel Pamukkale a fare il check in, mettermi comodo ed uscire subito per visitare questa montagna calcarea.

Una pucciatina di piedi nell’acqua termale allevia i dolori che si hanno nel salire quassù scalzi perchè è vietato camminarci sopra con le calzature.

Certo, il luogo è estremamente turistico e di conseguenza ci vuole pazienza per trovare un angolo senza persone per fare qualche scatto decente. E ‘il prezzo da pagare per un posto bello e famoso, oltre ai 30 euro per entrare nell’area.

Come da rito, si aspetta il tramonto e poi si va a cena per concludere questa bella giornata in Turchia.

9 Ottobre

Niente colazione inclusa nella camera, e 7 euro per un’altra colazione di cetrioli, formaggi e olive non mi va di spenderli, così colazione in camera con waffers al cioccolato portati da casa e poi esco a fare due passi per Pamukkale e mi prendo un buon cappuccino.

Questa mattina non ho per niente fretta, devo fare solo 200 chilometri per arrivare a Selcuk all’Hotel Ave Maria e dedicare il pomeriggio alla visita del sito archeologico di Efeso.

L’Hotel Pamukkale ha un ottimo rapporto qualità-prezzo e si trova a pochi metri dall’ingresso sud delle piscine termali, naturalmente il parcheggio è privato e di notte chiudono il cancello, anche se devo dire che da quando sono in Turchia non ho mai avuto il sentore di insicurezza.

Faccio il check out proprio allo scadere delle 11 così guidando piano e facendo una sosta pranzo cercherò di arrivare a Selcuk dopo le 14, ora del check in.

Voglio viaggiare tranquillo così prendo l’autostrada visto che ho ancora credito sulla tessera HGS, il panorama è abbastanza insignificante e non trovo nemmeno un’area di servizio, decido quindi di uscire a metà strada, faccio il pieno e mi mangio un buon tramezzino, poi provo a proseguire con la strada normale ma è il solito caos, smog, traffico, e semafori ogni 500 metri, non ne posso più di questi semafori che non solo nelle città ma anche nelle superstrade a due corsie per marcia te li piazzano lì all’improvviso mentre sto andando a 90 km/h

E come se non bastasse in alcuni tratti l’asfalto lascia molto a desiderare, meglio rientrare in autostrada appena possibile.

Su questi stradoni si trova di tutto, trattori, carretti e furgoni carichi fino all’inverosimile, davvero tutto molto simile al Marocco.

La cosa buffa è che anche quando ci sono quelle rare rotatorie, ci mettono i semafori anche lì. roba da non credere.

Quel che conta è che alle 14.30 arrivo finalmente all’Hotel Ave Maria, con tanto di murales di Maria sulle pareti.

La famiglia che gestisce l’Hotel parla molto bene italiano e sembra quasi di essere un po a casa, forse sono i primi segnali che l’avventura in Turchia è agli sgoccioli. In effetti tra due giorni passerò il confine.

Il tempo di scaricare i bagagli, cambiarmi e sono di nuovo in moto verso il sito di Efeso che dista solo 5 chilometri dall’Hotel.

Io non sono appassionato di storia antica e ho deciso di dedicare tutto il tempo necessario a questo famoso sito piuttosto che fermarmi in molti posti a vedere due rovine in croce.

Parcheggio moto 50 TL e biglietto di ingresso ben 40 euro.

Decisamente caro, ma come ho scritto prima ne visito uno grande con tutto il tempo che serve.

Non si comincia molto bene, l’anfiteatro ha una bella gru piazzata in mezzo

Un lungo viale di colonne è chiuso ai visitatori

E l’attrazione principale, cioè la Biblioteca di Celso è in parte in fase di restauro ed è quindi chiuso l’accesso

Dovrebbero scontare il biglietto in questi casi ma si sa, il turista è solo un pollo da spennare e in questi posti di polli ce ne sono parecchi, me compreso.

Vabbè che ci vuoi fare, mi dovrò ingegnare con tanta pazienza e qualche trucchetto per fare qualche foto e riprese facendo credere che sia da solo in questo posto.

Prendendomela con calma rimango dentro fino alla chiusura del sito, verso le 18.30, e già l’ultima mezzora era un’altra cosa. La maggior parte dei gruppi organizzati era uscita e la visita è stata più godibile.

Non manca molto per tirare le somme su questo viaggio in terra turca, ma ne riparleremo tra un paio di giorni, adesso cena e a nanna.

10 Ottobre

Dopo una buona colazione all’Ave Maria Hotel inizia la penultima tappa in Turchia, si va verso nord, verso il confine.

Non sarà oggi però il giorno che lascerò questo paese, non è ancora finita, anche se come programma ho solo una sosta all’Antica città di Pergamo per poi pernottare vicino al Parco Nazionale di Troya.

C’è l’autostrada che porta molto vicino a Bergama, nome odierno derivato appunto dalla antica città che si chiamava Pergamon, e anche se sono 190 chilometri me li faccio tutti d’un un fiato.

La temperatura quando arrivo è già salita a 30 gradi, ci stà, è quasi mezzogiorno.

L’intenzione non è quella di entrare a visitare le due colonne rimaste e poco altro visto che il pezzo forte, cioè l’Altare di Zeus, è stato trasportato a Berlino in Germania, ma bensì di “rubare” qualche ripresa con Maverik.

La posizione su un promontorio del sito di Pergamon è spettacolare, per salirci ci sono due modi, con una funicolare o via strada ma con un parcheggio molto limitato su in cima.

Le moto non pagano il parcheggio e questo già mi piace.

Dopo aver ispezionato il posto decido di fermarmi con la moto in un punto tranquillo per fargli fare un breve “giretto” al Maverik

Già che mi trovo in una città provo a cercare la posta per sapere quanto credito mi è rimasto sulla tessera HGS, anche in funzione del pedaggio del ponte del Dardanelli che dovrò fare domani.

Purtroppo arrivo in posta durante la pausa pranzo, quindi riparto verso il Troya Pension, ma Bergama mi regala ancora un po della sua gloriosa storia sulla strada per l’ufficio postale, la Basilica Rossa.

L’autostrada non c’è per dove devo andare io, e la solita strada è il solito caos.

Ormai sento che il viaggio non ha più molto da offrire qui in Turchia e il pensiero che domani tornerò in Europa, diciamo “quasi a casa” non mi dispiace affatto.

Venti giorni così intensi, anche se non di corsa, sono parecchi in un paese abbastanza diverso dall’Italia e sarà anche psicologico che pensando al giro che è quasi terminato che anche le motivazioni per restare stanno finendo.

Ma proprio quando tutto sembrava già scritto sulla mia permanenza in Turchia arriva il colpo di scena, controllo velocità con il radar e una coppia di poliziotti mi fa cenno di accostare, nooo stavolta non ho scampo!

Mi dicono qualcosa in Turco ed io senza rispondere mi limito ad aprire le braccia come a dire “cosa ho fatto?” uno di loro continuava a trafficare con il tablet e l’altro va verso la mia targa e gli legge il numero, poi si consultano su quel misterioso tablet e mi fanno cenno di andare, io ringrazio e riparto incredulo, non so se ho avuto fortuna o qualcos’altro, ma so che avevo impostato il cruise control a 90 km/h su una strada da 110 e che molte auto mi superavano a qualla velocità quindi presumo che mi abbiano fermato per errore.

Pericolo scampato, ormai a questo punto per me era diventata una sfida riuscire ad andar via dalla Turchia senza prendere una multa, cosa per niente scontata visti i controlli numerosi e rigorosi.

Spuntino con il buonumore dopo la multa non presa e proseguo senza spettarmi altro.

E invece cosa mi trovo all’improvviso sulla mia destra? Un ristorante decisamente inusuale.

Sull’aereo della Turkish Airlnes c’è proprio scitto Resaurant, poi non mi è del tutto chiaro se si mangia in aereo o nel giardino sottostante, ma a me quasti posti piacciono un sacco.

Le sorprese non finiscono qui, quando si viaggia on the road spuntano fuori posti che nessuna mappa ti indica con precisione ed ora mi ritrovo a costeggiare delle saline con moltissimi fenicotteri, uno spettacolo.

E lo so che non avrei dovuto ma non ho resistito a filmare con Maverik un gruppetto di fenicotteri tennedomi a debita distanza, anche se qualche fenicottero si è accorto ed e giustamente scappato

Il mio alloggio al Troya Pension è proprio a 100 metri dall’ingresso del parco Nazionale di Troia, l’ingresso costa ben 25 euro per vedere un cavallo di Troia finto e poco altro, insomma una vera trappola per turisti a cui mi tengo alla larga, a me ora interessa riposare in pace per l’ultimo giorno in Turchia che mi aspetta domani.

11 Ottobre

Dormita in due tempi dopo che alle 2 mi sono dovuto svegliare per andare a caccia di zanzare, ben tre ne ho fatte fuori ma almeno poi ho dormito da solo.

Oggi il programma non prevede un granchè, foto al cavallo di Troia usato nel film Troy (quello con Brad Pitt), percorrere il ponte dei Dardanelli, passare il confine Turco ed entrare in Grecia, ma come prima cosa andare in un benedetto ufficio postale che trovo proprio sulla strada per il cavallo nella città di Canakkale.

Alla posta mi dicono che ho ancora un credito di 55 TL, poco più di un euro e che non si può usare la tessera autostradale per pagare il pedaggio del ponte ma servono i contanti ed il costo è di 400 TL

La foto con il cavallo di Brad Pitt è proprio da turista ma è gratis e poi chi ci torna più in questo posto.

Chissà se mi mancheranno queste maestose moschee, il canto del Muezzin, i profumi delle grigliate, i semafori con il rosso più lungo del mondo, le strade larghe e dritte, le colazioni salate, i benzinai che ti prendono il numero di targa ad ogni rifornimento, le donne con il foulard sui capelli, le auto definirle d’epoca è fargli un complimento, gli scarichi neri che ti investono del camion davanti, delle persone gentili e curiose di fare amicizia o semplicemente chiederti se hai bisogno di qualcosa, del Chai offerto come segno di benvenuto ad ogni occasione, della Lira Turca che mi ricorda molto le nostre vecchie lire italiane, e molte altre situazioni che solo un paese così grande ti fa vivere per gli innumerevoli aspetti di ogni regione che ho attraversato.

Quanti pensieri che inevitabilmente riempiono la mente quando stai per lasciare un paese che non si è risparmiato nel darti tutto il meglio e tutto il vero anche se non sempre bello di cui è fatto. Si viaggia per questo, per vedere con i propri occhi, sentire con le proprie orecchie e assaggiare con il proprio palato le cose reali di tutti gli aspetti che caratterizzano e rendono unico ogni paese e alla fine ogni uno porta dentro di sè la sua esperienza che è unica e diversa, anche se simile, a quella di un altro.

E intanto eccolo il ponte con la campata più lunga del mondo, nome corretto, Ponte della battaglia di Gallipoli del 1915, con i suoi 2023 metri è certamente un’opera imponente.

Poco prima del ponte ho visto un cartello che diceva che si sarebbe pagato un pedaggio dall’altra parte, e fin qui tutto bene, la sorpresa è arrivata una volta percorso il ponte

Mi aspettavo di trovare un casellante per pagare in contanti invece non solo si poteva usare la tessera HGS ma non c’era nessun modo di pagare in cash.

Le auto arrivavano la sbarra si alzava automaticamente e passavano, ed io sono rimasto fermo qualche secondo a pensare a cosa fare finchè è arrivato un motorino che si è fermato prima della sbarra ha premuto un pulsante ha preso un tichet e la sbarra si è alzata, così ho fatto anche io ma adesso dove cavolo lo avrei pagato il pedaggio?

Dopo svariati chilometri mi sono fermato ad una stazione di servizio e ho chiesto informazioni e la risposta è stata, appena esci dall’autostrada presenta il biglietto al casellante e li si paga tutto.

Non finirò mai di ringraziare chi ha inventato Google Translator!

Alla fine la moto paga 170 TL (quasi 5 euro)

A 3 chilometri dalla frontiera turca mi fermo a fare un ultimo pieno e mangiare qualcosa con gli ultimi contanti

Non so quando mi capiterà un’altra volta di pagare in litro di benzina 1,17 euro.

Trovo poche auto in fila e con la giusta pazienza arriva anche il mio turno, prima il controllo passaporto, poi poco più avanti il controllo del libretto di circolazione della moto, poi ancora più avanti il controllo nel database del numero di targa, tutto apposto, si passa al confine greco e nel giro di 45 minuti sono di nuovo in EU con alle spalle la Turchia come se fossi entrato ieri e uscito oggi tanto sono volati questi 22 giorni che al contrario non se ne andranno così velocemente dalla mia testa ma anzi, certi momenti resteranno per tutta la vita, ed ogni volta che ci vorrò tornare anche solo stando seduto sul divano di casa, mi basterà chiudere gli occhi per ricordare tutti quei posti, quelle persone e farle rivivere nei miei ricordi come se fossi ancora lì.

Questa è la magia che può compiere un viaggio fatto in moto da solo senza mai sentirsi solo.

12 Ottobre

Non potevo attraversare il nord della Grecia senza fermarmi a visitare Meteora.

Tappa di autostrada con tantissimi caselli per pagare i pedaggi che sono stati dati in concessione a non so quante società ed ogni una ha messo il suo casello con la propria tariffa ed è un continuo fermarsi, pagare e ripartire.

C’è di buono che le moto pagano molto poco rispetto alle auto, chapeau alla Grecia.

A pochi chilometri da Kalambaka iniziano a comparire all’orizzonte le forme inconfondibili delle montagne di Meteora, viene d’istinto chiudere il gas per potersi distrarre un attimo nel guardare le forme uniche di queste rocce.

Sono le 15,30 ed è un’ottimo orario per sistemarsi in camera nello Spartacus Hotel e farsi una doccia prima di uscire per il tramonto.

La vista dal balcone della camera è fantastica.

Non ho un’itinerario ben preciso ed esco in moto per esplirare i posti più adatti a godersi il sole che scende, seguo l’istinto ma mi è subito chiaro che ci sono solo un paio di strade che seguono il profilo delle montagne che collegano tutti e sei i monasteri, difficile perdersi.

Mi diverto un sacco a inventarmi qualche scatto, non mi sento affatto stanco anche se ho percorso circa 460 chilometri, prendendo pure un acquazzone a metà strada.

Ci sono molti turisti con le conseguenti auto parcheggiate lungo la strada ed anche pulmini, di altrettanti turisti, di tour organizzati per vedere il tramonto, essere qui in moto non è solo una grande soddisfazione ma anche una gran comodità.

Non c’è ombra di polizia, cosa a cui non ero più abituato venendo dalla Turchia così oso far volare Maverik perchè non farlo sarebbe un delitto con un panorama così fuori dal comune.

Mentre rivedo questi scatti penso, wow chissà che video tirerò fuori di questo posto incredibile, dimenticando le altre centinaia di video pazzeschi che ho girato in 20 giorni in Turchia. Arrivato a casa dovrò mettermi sotto a montare i video del viaggio e sinceramente è una parte del “lavoro”, che al contrario di molti, a me piace tantissimo.

Per cena ho proprio voglia di pasta e non esito a prendere le linguine al tartufo, per assaggiare un piatto tipico greco ci penserò domani, stasera, evviva la pasta!

13 Ottobre

Oggi mi dedico alla visita di qualche monastero, perchè è vero che sono super scenografici per la loro posizione solo a guardarli da fuori ma la curiosità di vederli anche dall’interno va accontentata, sono rimasto qui un giorno in più apposta.

La colazione allo Spartacus Hotel non c’è ma si rimedia tranquillamente con la macchinetta a capsule della Lavazza in camera.

Se poi il caffè me lo bevo con questa vista è il top.

Il primo monastero che visito è quello di Varlaam, biglietto di ingresso 3 euro, come per tutti i monasteri.

Apertura mattutina alle 9 ma alcuni aprono alle 9.30 e la chiusura varia dalle 15.30 alle 17.45, bisogna informarsi bene in anticipo considerando anche i giorni di chiusura infrasettimanali.

Io li ho trovati qui:

Il pezzo forte di quasi tutti i monasteri sono gli affreschi nelle cappelle, dove “sarebbe” vietato fare foto e video, cosa di cui non ho mai ben capito il perchè.

Oltre la bellezza degli affreschi stupisce la completa copertura delle pareti e del soffitto non lasciando nemmeno un millimetro di muro senza essere stato decorato.

Il Varlaam è il secondo per grandezza di tutti i sei monasteri visitabili, il più grande è il Monastero Gran Meteora che vado a visitare subito dopo e che dista solo 700 metri.

Un’altra cosa che accomuna quasi tutti i monasteri è, come ovvio, che si devono salire ripide gradinate, ma se ce la fa un vecchietto come me, lo possono fare tutti.

Ormai a quest’ora della tarda mattinata, le file di pullman che scaricano centinaia di turisti è al suo apice e visitare i monasteri con questo caos rovina un po il piacere di passeggiare nelle sale e nei giardini senza dover fare a zig zag con gruppi di orientali che barcollano dopo aver fatto le scalinate e ci mettono un quarto d’ora per farsi una foto.

Decido quindi di andare a visitare il meno turistico di tutti, il Monastero Agios Nikolaos.

Anche qui c’è da farsi una bella salita a piedi e vederlo dal basso scoraggia un po ma penso che sarà l’ultimo che visiterò quindi gambe in spalla e via.

In effetti è molto piccolo e non offre affreschi o percorsi in giardini fioriti ma non c’è praticamente nessuno e finalmente si respira l’aria di quiete che ci si aspetta da un monastero. Oltre ad un vista magnifica come per tutti gli altri.

Sono 14 e dopo una birretta e della patatine fritte torno in camera a fare un riposino prima di uscire per il secondo e ultimo tramonto a Meteora.

Mi lascio catturare da questo paesaggio surreale con il sole che calando all’orizzonte chiude, in un gesto simbolico, tutto il viaggio dei sette paesi che ho attraversato e che nei suoi 7500 chilometri (al momento) racchiude ricordi ed esperienze che solo pochi altri viaggi mi hanno saputo dare, solo poche destinazioni mi hanno cambiato e arricchito come il viaggio in Turchia.

Così come la Bosnia, la Serbia e la Bulgaria prima e la Grecia dopo, hanno incorniciato una nazione stupenda piena di posti e gente stupendi che non avrei mai immaginato che mi avrebbe dato così tanto da salire a pieno titolo sul podio dei miei posti preferiti.

La Turchia avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore.

Domani un traghetto da Igoumenitsa mi porterà a Bari da dove in un’unica tappa tornerò a casa in Lombardia.

Tornerò alla solita vita (bella) da pensionato ma io non sarò mai più la “solita” persona.

Non si è mai la stessa persona quando nella mente e nel cuore ci sono nuovi ricordi che si aggiungono all’io di prima.

Ecco perchè se non possiamo aumentare gli anni che ci restano da vivere, possiamo però riempirli di viaggi come questo.


14 Ottobre

15 Ottobre


14 Comments

  • Marco

    Ciao, mi sono letto tutto con molto interesse.
    Tra 3 settimane partiremo anche noi per la turchia, con un giro meno articolato rispetto al tuo in quanto abbiamo meno tempo.
    Volevo chiederti due informazioni; l acquisto della carta pedaggi è obbligatorio o si puo pagare con carta ai caselli, e dove acquistarla? Inoltre siamo indecisi sul monte nemrut, in primo luogo allungherebbe abbastanza ma quello è il meno, il sito viaggiare sicuri sconsiglia i viaggi in quelle zone a causa degli scontri con il pkk e la vicinanza alla Siria, te hai notato qualche problema connesso?
    Grazie

    • Emanuele

      Ciao Marco, non credo che la HGS sia obbligatoria ma ho notato molti caselli dove non c’è personale quindi se non ce l’hai il conto ti viene presentato alla frontiera in uscita e forse è anche maggiorato. Per la zona del Nemrut non ho notato nessun problema, nel senso che non ci sono posti di blocco o polizia più del normale, credo che bisogna andare molto più a sud per notare più militari e controlli. Il Nemrut è comunque una zona molto turistica, lo avrai notato del mio video sul monte. Io in generale in Turchia mi sono sentito molto più sicuro che in certe zone d’Italia, li la polizia è molto presente e con i turisti è sempre gentile…anche se ti dovesse fare una multa😂

      • Maurizio

        Ciao Emanuele, Ti ho seguito nel tuo giro molto bello, siccome a Settembre andrò anch’io e penso di partire dopo metà mese e prolungarmi fino ad Ottobre, in questo mese come sono le temperature?
        Grazie

        • Emanuele

          Ciao Maurizio, sono felice che il mio viaggio ti abbia dato degli spunti utili.
          Premesso che il meteo non è una scienza affidabile, io non ho mai trovato freddo, inteso sotto i 15 gradi, al nord ricordo perfettamente che si giorno si viaggiava benissimo senza mai superare i 23 gradi, quindi senza troppo caldo, almeno fino a metà settembre. Poi sono andato in Cappadocia e le temperature a fine settembre erano ancora gradevoli ma con maggior escursione termica. I primi di Ottobre invece sulla costa meridionale faceva ancora molto caldo superando tranquillamente i 30/35gradi, perfetto per fare ancora il bagno in mare. Come avrai notato la Turchia è molto grande e si può trovare grande varietà di temperature. Ti consiglio di passare prima nelle regioni del centro-nord e poi scendere sulla costa meridionale. Buona strada, ti piacerà molto👍🏻

  • Diego

    Ciao Emanuele, io dovrei andarci il prossimo inizio giugno volevo chiederti se l’assicurazione moto è quella sanitaria si possono fare alla frontiera della turchia oppure no…ti ringrazio e saluto

    • Emanuele

      Ciao Diego, posso portarti solo la mia esperienza diretta, per l’assicurazione moto io avevo la carta verde con la sigla TR non barrata e quindi ero in regola già con l’assicurazione italiana. Se la tua carta verde ha la sigla TR barrata dovrai farla in frontiera come fanno in molti ma io non avendola fatta non so darti info precise. Per l’assicurazione sanitaria non ho mai sentito che si possa fare in frontiera, anche perché al contrario della RC non è obbligatoria. È comunque altamente consigliata e io la faccio sempre prima di partire dall’Italia. È importante che il mezzo sia intestato a te altrimenti ci vuole la delega, sono molto fiscali sull’importazione/esportazione dei mezzi stranieri,la targa viene registrata insieme al passaporto e puoi uscire dalla Turchia solo con lo stesso mezzo. Se hai bisogno di altre info chiedi pure mi fa piacere essere di aiuto se posso.

    • Emanuele

      Ciao Thomas, si oggi è stata una bella giornata e anche domani e dopo sembra sarà bello il tempo. Per il giro ho rinunciato perchè per un’ora di volo i prezzi partono da 250€ ed ora sono saliti per le due mattine consecutive di brutto tempo. Ci manderò Maverik con le mongolfiere 😊😂

  • thenextrip

    Ho risolto qualche problemino tecnico nel modulo dei commenti che mi è stato segnalato.
    Ora dovrebbe funzionare tutto regolarmente, chi volesse fare “un fischio” di prova è invitato a scrivere anche un saluto.
    Grazie

  • Greg56

    Ciao Emanuele, mi spiace per la pioggia che stai prendendo, anche se hai parecchia esperienza sull’argomento (come tutti i biker di lungo corso). Sicuramente non hai bisogno di consigli, ma presta comunque la massima attenzione nella guida (step by step) e quando subentra la stanchezza adegua la tua velocità e relative distanze di sicurezza. Io e mia moglie ti seguiamo sempre con il massimo interesse. Buon proseguimento del tuo favoloso viaggio.

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