IL PENSIONISTA DIGITALE
COREA DEL SUD
4 APRILE -SEOUL-OSAKA-
Ultimo giorno a Seoul e di conseguenza ultimo in Corea visto che stasera ho l’aereo per il Giappone.
Mi sono divertito fino a ieri sera senza preoccuparmi troppo del trasferimento di oggi quindi questa mattina mi dedico a preparare la valigia, fare i backup delle ultime riprese e una breve passeggiata nei dintorni della Yehadoye guest house con la scusa di fare colazione.
Il check out è alle 11 ma chiedo se posso lasciare la camera a mezzogiorno senza pagare un supplemento che gentilmente mi viene concesso. Sono così contento e soddisfatto di tutto quello che ho visto qui che non ho nemmeno il desiderio di lasciare la valigia in deposito per andare da qualche parte in città .
Sicuramente non ĆØ la classica partenza di fine viaggio dove ti dispiace andar via perchĆØ torni a casa magari a lavoro e vorresti sfruttare anche l’ultimo secondo di vacanza, per me ĆØ diverso.
Non so quanti fortunati hanno provato a lasciare un paese per proseguire in un altro e poi un altro ancora in un viaggio che sembra non avere fine, ĆØ una sensazione fantastica che cambia ogni prospettiva del modo con cui si affronta l’ultimo giorno. E non solo l’ultimo.
Il nono aereo di questa stupenda esperienza di vita in estremo oriente partirĆ alle 21 di oggi dall’aeroporto internazionale di Incheon, la terza cittĆ più grande della Corea dopo Seoul e Busan.

Da Seoul l’aeroporto dista una settantina di chilometri e ci vuole circa un’oretta (a seconda del numero di fermate) per raggiungerlo con il treno/metro AREX (Airport Railroad Express) che non ĆØ l’unico mezzo ma sicuramente il più comodo. Ci sono due treni Arex che coprono la tratta, uno fa pochissime fermate e ci impiega meno di un’ora ed un altro ne fa molte di più, io non ho certamente fretta cosƬ prendo il secondo che mi costa qualche won in meno.

Tra un pezzo a piedi dall’alloggio alla metro poi il tempo di arrivare alla stazione dei treni di Seoul per prendere l’Arex ed il trasferimento a Incheon Arrivo al terminal non cosƬ preso come potrebbe sembrare considerando che il check in apre tre ore prima, cioĆØ alle 18, mi rimangono un paio di ore per vedere l’aeroporto e mangiare qualcosa.

Ho abbastanza esperienza per sapere che le ore ci vogliono quando ti muovi in queste grandi cittĆ che hanno anche di conseguenza aeroporti grandi, infatti il gate della Peach, la compagnia low cost che mi porterĆ ad Osaka, ĆØ il numero 114 che si trova nel Terminal 1 ma per raggiungerlo ĆØ necessario prendere una navetta interna ed altro tempo che se ne va.




Sono cosƬ contento di tornare in Giappone per la seconda volta, la prima con Nik nel 2018 abbiamo visitato Tokyo, Kyoto e Nara, questa volta ci ritorno per concentrarmi a sud partendo da Osaka fino a Hiroshima, e spero di riuscire, meteo permettendo, di ritornare anche a Kyoto, cittĆ di cui mi sono letteralmente innamorato oltretutto nella stagione dell’ Hanami.
Mi sono dovuto informare su tutti questi termini che riguardano questo particolare periodo primaverile, perchĆØ all’inizio non ci capivo niente.
In sintesi, il nome inglese Cherry blossom significa “fioritura dei ciliegi” che in giapponese si dice “Sakura” mentre l’Hanami in Giappone significa letteralmente “guardare i ciliegi” che ĆØ l’usanza di ammirare questi alberi in fiore. Con Sakura si intende anche una tipo specifico di albero detto ciliegio giapponese.
In Corea del sud ne ho ammirati davvero molti ed anche in piena fioritura in questi ultimi giorni, ma considerando che il fiore di ciliegio ĆØ il fiore nazionale del Giappone, andarli a vedere anche li ĆØ un privilegio non da poco.

Peach ĆØ la quarta compagnia che uso in questo viaggio da quando sono partito dall’Italia e sono curioso di vedere com’ĆØ anche se il volo per Osaka dura solo un ora e cinquanta e a quanto pare partirĆ con cinquanta minuti di ritardo.
Atterrando ad Osaka alle 22.50 che adesso diventeranno le 23.40 per quanto la proverbiale efficienza giapponese sarĆ veloce a consegnare la valigia mi preoccupa il check in al First Cabin Hotel dove ho prenotato per questa notte direttamente in aeroporto prevedendo di non riuscire a prendere l’ultima metro per la cittĆ anche se fosse atterrato puntuale.

Per quanto molto strano che un Hotel dentro l’aeroporto facesse l’ultimo check in a mezzanotte come indicato nella prenotazione fatta con Booking, ho scritto subito un messaggio per avvisarli del mio ritardo e tempo 10 minuti avevo la risposta che per il check in non ci sarebbe stato nessun problema. Mitici!

Bye bye Corea, grazie di tutto!

E’ paradossale che i paesi più tecnologici al mondo hanno ancora bisogno che lo straniero compili le carte per l’immigrazione come facevo negli anni 80′ durante i miei primi viaggi per il mondo.

Il breve volo passa tranquillo, le formalità di frontiera rapide e senza intoppi, anche la valigia arriva in un battibaleno ed eccomi qui al First Cabin Hotel dopo il trasferimento con la navetta tra il Terminal 2, dove sono atterrato, e il Terminal 1 dove passerò la prima notte nella terra del sol levante.
Sono molto eccitato all’idea di dormire in aeroporto in un Hotel e non su una panchina come ĆØ capitato a Taiwan durante una lunghissima coincidenza per andare a Sydney nel 1995.

Dovrei dire “che bei tempi” ma onestamente alla mia etĆ le comoditĆ fanno molto comodo. Il First Cabin Hotel ĆØ, come dice il nome, un Hotel con delle stanze che sono una via di mezzo tra un capsula hotel e una classica stanza d’albergo. Un ottimo compromesso per una sola notte di passaggio con tutte le comoditĆ di un Hotel.

La “stanza” si trova in un dormitorio pulito, profumato (non di calzini) grazie a degli efficienti purificatori d’aria non avendo finestre, i bagni sono in comune ma super belli e tecnologici come si usa in Japan, c’ĆØ una piccola lavanderia a gettoni e addirittura un Onsen. L’Onsen giapponese sarebbe una stazione termale dove rilassarsi rigorosamente nudi con ingresso separato tra maschi e femmine e con il divieto di ingresso se si ha qualche tatuaggio. Costo per una notte 50ā¬.




Il pigiamino in dotazione ĆØ una finezza molto gradita, mi sento un po giapponese.

Non riesco a credere di essere nuovamente in Giappone, c’ĆØ chi non riuscirĆ a venirci nemmeno una volta nella sua vita o chi riuscirĆ a realizzare il viaggio dei suoi sogni una volta sola ed io sono fortunatissimo e felice di aver scelto di fare questa “escursione” dalla Corea dopo averci pensato per parecchio tempo se spendere o no altri soldi.
il ragionamento che mi sono fatto al momento di prenotare ĆØ stato molto semplice quanto disarmante,
Sarebbe stato più grande,
Emanuele
il portafoglio con qualche centinaio di euro in più,
oppure
il pentimento di non aver colto l’occasione di tornare in Giappone trovandosi a un paio d’ore d’aereo dalla Corea?
3 APRILE -SEOUL-
Gli obiettivi di oggi e le lunghe code che ho visto ieri sono un buon motivo per svegliarsi presto ed uscire per il penultimo giorno a Seoul.

Senza far troppo caso al meteo mi rendo conto solo una volta arrivato alla pasticceria Onion che il cielo ĆØ piuttosto grigio ma ormai sono qui. Entro quando c’ĆØ ancora poca gente, le commesse stanno ancora portando sui lunghi tavoli, dove ci si serve da soli, i vassoi pieni di dolci che arrivano dal loro forno interno.





Ho preferito questo posto al’Artist Bakery per la location veramente caratteristica. L’ambientazione di (forse) un ex tempio tutto in legno ĆØ bellissima e tra le due sale ho scelto quella senza tavoli e sedie per rendere l’esperienza ancora più immersiva.



Mi gusto la colazione e alle 8,30 mi incammino verso il vicino Palazzo Changdeokgung per essere giĆ sul posto prima dell’apertura della biglietteria. Come ĆØ prevedibile fuori dall’Onion CafĆØ si ĆØ giĆ formata la coda per entrare.

Ci sono una decina di persone che aspettano l’apertura della biglietteria per aggiudicarsi un posto alle visite del Giardino Segreto Huwon e quando entro mi accorgo che i posti disponibili sono solo una settantina, che per essere cosƬ presto sono pochissimi se si considera che tra poco arriveranno autobus pieni di turisti. Questo accade perchĆØ la metĆ dei biglietti giornalieri sono acquistabili online ma io ho preferito prenderlo qui anche perchĆØ non ĆØ semplice farlo online con il sito in coreano che non si riesce a tradurre bene e poi ho l’alloggio proprio vicino.

Come avevo visto ieri i biglietti sono separati, uno per l’ingresso al palazzo e uno per la visita guidata, che comunque non si può acquistare separatamente, il mio tour inizia alle 11 in inglese e durerĆ circa un’ora e mezza. Il meteo sta peggiorando e anche se non piove, visto che ho tempo, decido di rientrare in guest house a prendere un ombrello e poi iniziare la visita degli edifici del Changdeokgung.


Il Palazzo Changdeokgung ĆØ stato il palazzo principale di Seul per 270 anni prima di diventare patrimonio dell’umanitĆ dell’UNESCO, ĆØ meno dispersivo del suo “fratello maggiore” Gyeongbokgung che si trova a circa 800 metri più a ovest.
Le costruzioni sono ben conservate e vicine tra loro rendendo la visita piacevole senza lunghi tratti a piedi nel nulla, oltretutto ci sono molti giardini che riempiono gli spazi di verde con alberi di ciliegio e fiori colorati, insomma “perdermi” nelle sue viuzze mi ĆØ piaciuto tantissimo.



Insieme ad una ventina di turisti, alle 11 inizio la visita guidata del Giardino Huwon, che per dare un’idea della misura ĆØ grande oltre la metĆ dell’intera area del complesso. Il cielo ĆØ grigio ma per ora non piove, la guida si ferma durante il percorso a raccontarci la storia di questa grande area verde.

Inizialmente utilizzato dalla famiglia reale per la privacy e il relax, è dotato di terrazze con prati, fiori e piscine. I padiglioni si fondono armoniosamente con gli alberi circostanti, tra cui noci, querce, castagni e pini, alcuni hanno più di 300 anni.



Poi alla fine della visita guidata a sorpresa la guida ci dice che chi vuole può seguirla verso l’uscita e chi lo desidera può rimanere nel giardino tutto il tempo che vuole.
Ovviamente ne approfitto per sentirmi più libero per fare altre riprese video ed uscire più tardi.
Verso l’uscita costeggio il muro di cinta occidentale e vedo un locale all’esterno abbastanza alto con le vetrate che danno sul palazzo e decido di andarlo a vedere per provare a fare qualche foto dall’alto degli edifici del Changdeokgung.


Ogni tanto scappa qualche goccia di pioggia ma non da aprire l’ombrello e per come si era messo il meteo sono stato fortunato a godermi la visita senza il fastidio di fare le foto sotto la pioggia.

Sempre in zona si trova il Bukchon Hanok Village che decido di vedere incuriosito anche dal giudizio di Nicolas, che lo aveva visitato prima di me, e che non gli era piaciuto per l’eccessiva folla di turisti e locali che lo frequentano attirati dall’immagine “famosa” di una via caratteristica che viene pubblicizzata cosƬ:

ma che in realtà è così:

A parte tutto credo che se si ĆØ da queste parti valga una passeggiata, in fondo ĆØ gratis.
Dopo un pranzetto a base di zuppa di pesce ĆØ il momento di prendere la metro e trasferirmi in un nuovo quartiere che non ho ancora visto, il Distretto di Gangnam
Situato poco più a sud del fiume il cambio di paesaggio è totale, qui ci sono grattacieli, hotel di lusso, centri commerciali, in pratica mi sono catapultato in un attimo nel 2024.

Oltre alla metropolitana spostandomi anche con gli autobus ho la possibilitĆ di vedere la cittĆ nel suo via vai quotidiano e apprezzare l’ordine e l’organizzazione che rende vivibile anche una metropoli di oltre 10 milioni di abitanti.

E poi le situazioni “strane” che si vedono in Corea rendono il viaggio sempre molto divertente.



Turisticamente quello che rende il quartiere di Gangnam lo si potrebbe intuire facilmente dal nome e cioĆØ il monumento dedicato al rapper sudcoreano Psy per il grande successo internazionale che ha avuto nel 2012 con il singolo Gangnam Style.
A fianco delle braccia incrociate del balletto del video clip musicale si trova un grande schermo in cui rivedere il video compreso l’audio del “tormentone”.


Poco distante si trova la biblioteca Starfield divenuta famosa per l’originale esposizione dei suoi libri.

Ormai ĆØ passato qualche giorno dall’ultima volta che sono stato nel vicino distretto di Songpa con Nik a vedere la Seoul Sky e i suoi laghetti, ed oggi ci voglio tornare sperando che i fiori di ciliegio siano completamente sbocciati.
Ed ĆØ proprio cosi, spettacolare!





Non voglio avere fretta di andare via da questo meraviglioso tramonto ma appena cala il buio mi tocca “correre” per arrivare in tempo all’evento serale che si svolge solo pochi mesi all’anno a partire dal 1 Aprile, le fontane danzanti del ponte arcobaleno.
The Banpo Bridge ĆØ il nome del ponte dove i 380 getti d’acqua danzano a suon di musica tuffandosi nel fiune Han per una durata di circa 20 minuti per quatrro/sei volte al giorno e naturalmente per vedere anche il gioco di luci multicolore il momento migliore ĆØ andarci la sera.


Impegnato a non perdere lo spettacolo delle fontane mi sono completamente dimenticato di cenare e quando riesco a trovare qualche posto ĆØ giĆ chiuso anche se sono solo le 21. Per fortuna qualche mini market mi viene in aiuto.

Anche oggi è stata una stupenda giornata, che dal cielo grigio con cui è iniziata è andata di lusso. Vado a dormire con lo stomaco mezzo vuoto ma la mente e il cuore pieni di bellissimi ricordi, che quando viaggio sono quelli a cui tengo di più a sfamare.

2 APRILE āSEOUL-
Quando una cittĆ ĆØ cosƬ grande si scoprono posti nuovi anche se si fanno le stesse strade, come ĆØ capitato questa mattina uscendo dalla guest house e accorgermi di un gruppo di persone ferme in fila davanti lāingresso di una pasticceria, ma cosa avrĆ di cosƬ speciale questo posto da costringere la gente a mettersi in fila? La pasticceria/panetteria si chiama Artist Bakery.

Sbircio dalla vetrina e vedo pane, baguette, tanti dolci e cornetti per tutti i gusti che agli occhi di un Italiano non ĆØ niente di speciale, ma cavolo, qui siamo in Corea e a quanto pare di pasticcerie artigianali non ce ne son affatto molte anche se…
Continuo a camminare verso la prima destinazione della giornata e rivedo la stessa scena alla pasticceria Onion solo un centinaio di metri più avanti, coda lunghissima e dolci da far paura, solo che questo ĆØ davvero un posto particolare perchĆØ l’edificio sembra quello di un tempio buddista adattato al negozio di bontĆ dolciarie.

Io odio le code, ovviamente penso che nessuno le ami, cosƬ giro l’angolo e mi scelgo un minuscolo cafĆØ carinissimo dove ci sono due tavolini tutti per me. Una simpatica signora mi serve un ottimo cappuccino e un dolce ai cereali strabuono.


La prima visita di oggi ĆØ al Palazzo Changdeokgung, o almeno ĆØ quello che speravo di fare ma oggi ĆØ il giorno delle code ed anche qui ce ne ĆØ parecchia.
Riesco ad entrare nella biglietteria solo per informarmi sui prezzi e gli orari per capire se ĆØ meglio tornare domani. L’ingresso al palazzo costa 3000 won ( 2 ā¬) dalle 9 alle 17 (lunedƬ chiuso) ma la vera particolaritĆ del posto ĆØ il Giardino segreto che costa 5000 won (3,40 ā¬). Il vero problema ĆØ che il Giardino Segreto si può vedere solo con una visita guidata che ha orari ben precisi e quindi con un numero limitato di ingressi, tant’ĆØ vero che stamattina alle 9,30 i posti sono giĆ esauriti e si possono acquistare solo il giorno della visita.

Scrivo a Nik per sapere se ne vale proprio la pena visto che lui ci è già stato un fine settimana il mese scorso con degli amici e mi risponde che è molto bello suggerendomi per oggi di visitare il Changgyeonggung Palace, gli rispondo che è proprio quello che ho davanti ma anche se il nome si assomiglia molto non è affatto così.
Il Changgyeonggung Palace ĆØ confinate con il primo ma ha un suo ingresso poco più avanti. La bella notizia arriva quando vado alla biglietteria del Changgyeonggung, dove non c’ĆØ nessuno in coda, e scopro che chiude alle 21, in che significa che si può visitare la sera quando ĆØ tutto illuminato e per soli 1000 won. Fantastico!
E’ incredibile come cambia tutto quando non ci sono i tour organizzati che vanno in qualche posto. Do una sbirciata al suo interno e vedo che promette molto bene per stasera.

Acquisto il biglietto e lo programmo per entrarci all’imbrunire. Ora però ho tutto il programma del giorno sballato e devo trovare qualche posto di diverso da visitare, controllo la mappa sullo smartphone e passando al setaccio tutta la zona a nord di Seoul, trovo un tempio mai visto prima che assomiglia molto al Kinkaku-ji di Kyoto in Giappone, ed ĆØ il tempio d’oro di Suguksa.

Prendo la metropolitana che mi porta in zona nord ovest dove si trova il tempio ma poi mi devo fare una ventina di minuti zaino in spalla , in parte in salita, per arrivarci ma la sua bellezza e particolaritĆ valgono assolutamente un po di fatica.



Essendo sconosciuto a molti non c’ĆØ nessun turista, la pace regna in questo bellissimo tempio in mezzo al verde ed ĆØ un bel momento per riflettere su come capitano certe cose che nemmeno ti aspetti quando ci si lascia guidare dagli eventi senza prendersela se le cose non vanno come vorremmo.


Non mi sono nemmeno reso conto che ĆØ quasi metĆ pomeriggio e non ho ancora pranzato, ma so giĆ dove andare e cosa mangiare.
Faccio la strada in senso inverso, le indicazioni per andare al posto dove voglio pranzare mi fanno prendere un autobus particolare che non avevo ancora usato qui a Seoul. Non ĆØ solo il suo colore verde a renderlo diverso ma il percorso circolare che solitamente gli altri autobus urbani non fanno.



Se penso al piatto che mi aspetta ho una acquolina in bocca mmmmmm


me lo ero ripromesso quando ci sono stato con Nik ed ora ĆØ giunto il momento di mantenere la promessa fatta al mio palato.

E’ ancora presto per il tramonto e visto che non ĆØ molto distante da quartiere Myeong-Dong, dove mi trovo, decido di rivisitare il Namsangol Hanok Village visto con Nik ma questa volta in veste da videomaker.


Sono così belle le abitazioni in stile tradizionale che non mi stanco mai di guardarle ed ogni volta scopro sempre qualche nuovo dettaglio che me le fa apprezzare ancora di più.

Stessa cosa per il lungo viale che conduce al Gyeongbokgung palace con le sue statue e soprattutto il Gate di ingresso principale che oggi lo posso godere al massimo del suo splendore per le poche persone che ci sono davanti avendo chiuso le visite e per la magica luce del tramonto



Appena metto piede nel cortile di ingresso del Changgyeonggung Palace mentre il sole tramonta e le prime luci si stanno accendendo è come vivere una favola. Non posso trovare un termine più adatto per descrivere la magia che questo breve momento mi ha lasciato prima del calar del buio.





Prima di andare a dormire mi regalo ancora un passaggio davanti al Gwanghwamun Gate perchĆØ stanotte voglio sognare di essere un guerriero coreano medievale che sorveglia il palazzo con coraggio per difenderlo dal….turismo di massa.

1 APRILE -SEOUL-
Sono stati poco più di tre giorni molto intensi e con Nik abbiamo visto posti davvero speciali insieme, ma questa mattina è il momento di separarci, lui prenderà un treno che lo porterà nel suo campo universitario il Kaist (Korea Advanced Institute of Science & Technology) a Daejeon ed io continuerò il mio viaggio.
Quando dico intensi intendo anche di chilometri fatti a piedi e visto che mi fermerò a Seoul ancora quattro giorni mi prendo questa mattinata libera per riposarmi e ne approfitto per fare i backup delle riprese dei giorni precedenti oltre che ad organizzare i prossimi giorni in città .
Nik, che ĆØ uscito presto per andare in stazione mi scrive che vicino alla nostra guest house c’ĆØ una troupe cinematografica che sta girando le scene di un film, dandomi un buon motivo per uscire e andare a curiosare.


Nelle viuzze del quartiere ci sono gruppi di comparse e la regia che dirige le riprese, chiedo ad un operatore di che film si tratta e a quanto pare stanno facendo le riprese per un drama coreano detto anche k-drama che altro non ĆØ che una fiction televisiva.
Il mondo cinematografico qui in Corea del Sud ĆØ molto attivo ed anche riconosciuto a livello internazionale. Tanto per citarne qualcuno, Parasite di Bing Joon-ho ha vinto l’Oscar, oppure Peppermint Candy e molti altri.
Aspetto qualche minuto per sentire il fatidico “ciack si gira!” ma anche se l’avessero detto sicuramente sarebbe stato in coreano quindi non lo avrei di certo capito, finisco la mia passeggiata prendendomi un cappuccino e prima di rientrare in stanza mi imbatto nella annaffiatura delle aiuole con questi simpatici “omini” che seguono la camionetta dell’acqua.



Visto che le temperature si stanno pian piano alzando decido di andare a vedere il Yeouido Park che dalle informazioni che ho trovato sembrerebbe essere pieno di alberi di ciliegio, ma una volta arrivato non è stato affatto così, anche se lungo le rive del fiume Han ce ne sono parecchi.

Prendo l’autobus per recarmi alla seconda tappa del giorno che si trova a poca distanza dal parco, il Noryangjin Fisheries Wholesale Market.
Fa un certo effetto vedere gli autisti degli autobus guidare con i guanti bianchi, un modo elegante per dare lustro al lavoro che fanno.

L’edificio che ospita il fisch market ĆØ molto simile a quello di Busan, pulito, ordinato e bello da vedere.
Non ci sono turisti e i compratori scelgono il pesce desiderato che viene subiti estratto dalla vasca e ucciso, pesato e impacchettato con una maestria da professionisti.



il mio carissimo amico Gaetano da Caserta mi scrive su whatsapp di provare l’ostrica Abalone cosƬ mi metto a cercarla nelle vasche ma con tutta questa varietĆ non ĆØ affatto semplice, faccio una traduzione in coreano (ģ ė³µ 굓) e una signora mi indica in quale vasca si trovano.


Purtroppo non sono riuscito ad assaggiarle perchĆØ non avevo la possibilitĆ di cucinarle e non ho trovato dove mangiarle, ci voleva qui lui che ĆØ un cuoco e intenditore di cose gustose, peccato.
In compenso il fritto non mancava e ne ho approfittato per pranzare visto che ĆØ giĆ pomeriggio inoltrato.


Sempre muovendomi con gli autobus, che sono frequenti e molto capillari, e poi ĆØ facile capire quando scendere, basta guardare la mappa sulla parete dell’autobus….ovviamente scherzo , con Naver ho una valida applicazione che mi viene in aiuto per muovermi facilmente.

Mi reco in un tempio molto famoso qui a Seoul, il tempio di Bongeunsa. La gigantesca statua del Buddha ĆØ sicuramente la particolaritĆ di questo tempio, ma per arrivarci si deve camminare attraverso un piccolo viale dove ĆØ possibile ammirare altri aspetti di questo antico tempio.




Mi visito con calma tutto il tempio per apprezzarne ogni singolo particolare e non mi rendo conto dello scorrere del tempo e ritrovarmi quasi a fare le corse per andare in cima alla collina dove si trova la Seoul Tower con il suo spettacolare panorama dall’alto della cittĆ .
Per arrivarci devo prendere ben tre autobus ma grazie all’efficiente rete di mezzi pubblici riesco ad arrivare ai piedi della Tower qualche minuto prima del tramonto.


Senza dubbio il posto perfetto per rilassarsi con questa incredibile vista.
Anche qui tra foto e video passa poco più di un’ora senza che me ne accorga, solo il calare del buio mi ricorda che ho ancora molta strada da fare per rientrare al mio alloggio.





E’ da quando ci sono stato con Nicolas ieri in pieno giorno che ho immaginato quanto sarebbe stato bello il Heunginjimun Gate illuminato di notte e visto che si trova abbastanza vicino alla “lussuosa” stanza di 5 mq. della guest house ne approfitto per fermarmi sulla via del ritorno e fare una passeggiata anche intorno ad un tratto delle antiche mura, anch’esse illuminate.


Termina cosƬ il mio primo giorno a Seoul senza Nik, sono stato in giro solo mezza giornata ed ĆØ stato tutto bellissimo. Muoversi per questa cittĆ ĆØ facile, comodo ed economico, gli ampi spazi, le larghe strade, i parchi, l’antico e moderno cosƬ in simbiosi non rendono affatto noioso visitarla.
Io che in Italia non sono abituato a trovare dei gabbiotti con le maschere antigas ai bordi delle strade, trovo un po inquietante sapere che una cittĆ cosƬ bella si sia dovuta organizzare in questo modo per colpa di un “vicino” pericoloso e imprevedibile.

Malgrado ciò, sono molto contento di essere qui e non vedo l’ora di continuare a scoprire questa fantastica metropoli anche domani.
31 MARZO -SEOUL-
Sveglia alle cinque e breve camminata verso il punto di ritrovo davanti un Hotel lƬ vicino, il pullman del tour di oggi arriva leggermente in anticipo, segno di una buona organizzazione e determinazione a voler arrivare prima possibile per prendere i biglietti per l’accesso alla DMZ, perfetto!
Il vantaggio di essere in giro prima dell’alba ĆØ quello di vedere le strade semideserte di una cittĆ , che se non sei costretto a fare come noi per il tour, non vedresti probabilmente mai.
il buio, il silenzio hanno qualcosa di spettrale tra le viuzze del quartiere di Samcheondong dove alloggiamo, un volto della cittĆ che dorme diversa dal solito.

Mentre sorge l’alba siamo in viaggio verso il confine nord coreano anzi per l’esattezza verso il confine della zona di 4 km che separa le due coree al 38° parallelo in una striscia di confine lunga 250 chilometri di terra di nessuno anzi terra dell’ONU.
Un posto assurdo se si pensa all’abisso che c’ĆØ tra queste due realtĆ , due vite opposte, da un lato la completa negazione di libertĆ e diritti umani e dall’altro modernitĆ , benessere e democrazia.
Il fatto di potersi avvicinare a questo confine come turisti non significa che la zona sia sicura al cento per cento perchĆØ ci troviamo a tutti gli effetti in una zona di guerra non essendo mai stata decretata ufficialmente la fine della guerra di Corea. Da circa settant’anni vige un armistizio dove ancora oggi famiglie e generazioni vivono separati da quando ĆØ stata divisa a tavolino dalla Corea del Nord, la Cina e il comando delle Nazioni Unite e occasionalmente ci sono ancora “incidenti” tra militari.


Arriviamo in anticipo rispetto all’apertura della biglietteria che si trova a Imjingang a ridosso della linea di confine sud coreano dove possiamo fare colazione e un breve tour a piedi nel quale la bravissima Erica ci racconta un pò di storia di questo posto assurdo.




E’ senza dubbio un posto turistico ma si percepisce bene la tragedia che ha diviso la Corea e la grande speranza che un giorno si possa riunificare sia per la liberĆ dei nord coreani che per tutte quelle famiglie che sono divise ormai da una o più generazioni.
A parte il flusso di turisti quello che ho trovato di cattivo gusto ĆØ stata la presenza di un parco giochi, non ne capisco il motivo per costruirlo qui dove moltissimi sud coreani vengono anche per pregare e piangere i loro morti o parenti rimasti dall’altra parte.


Qui si trovano molti posti di grande significato tra cui la ferrovia che attraversava tutta la Corea fino ad arrivare in Cina, interrotta per ovvi motivi, numerosi memoriali per ricordare i caduti di guerra sia coreani che americani e altre nazionalitĆ , statue artistiche che simboleggiano la speranza di una riunificazione ed anche una cassetta postale dove spedire una cartolina per portare una parola di speranza e libertĆ .






Inutile dire che tutta la zona ĆØ super sorvegliata ed ĆØ vietato fotografare alcune direzioni oltre ad esserci ancora molti campi minati sparsi su tutta la striscia.
Incuriosito da un negozio appartato scopriamo che all’interno vendono dei singolari souvenir, si tratta di banconote nord coreane la cui esportazione ĆØ illegale ma le comprano tutti e anche noi non ci tratteniamo da acquistarne una.


E’ il momento di riprendere il pullman ed entrare nella zona demilitarizzata fino al punto massimo consentito che si trova al terzo tunnel, ma prima ci fermiamo dove ĆØ stata costruita una grande terrazza con i binocoli per osservare la corea del nord.
Passiamo molti checkpoint militari dove controllano che i nostri passaporti corrispondano all’elenco con i nostri nomi che Erica consegna loro ogni volta.
Sono giovanissimi militari coreani di leva ormai abituati alle migliaia di turisti che ogni giorno fanno questo tour.
Quanta curiositĆ gira intorno ad un fatto cosƬ tragico che per quanto si sia trasformato in una macchina turistica fa molto riflettere sull’imbecillitĆ di pochi potenti che hanno la facoltĆ di rendere la vita di milioni di persone o una schiavitù o una vita piena di opportunitĆ a soli 4 chilometri di distanza.
Noi, generazione che non ha (ancora) vissuto di persona cosa causa una guerra, non ci rendiamo conto veramente quanto siamo fortunati ma soprattutto quanto poco ci vuole a perdere tutto quello che diamo per scontato. La libertĆ .



Dopo tutto quello che ci ha raccontato la nostra guida Erica pensavo di non potermi stupire più di cosƬ e invece arrivati all’osservatorio di Dora, in mezzo alla DMZ, vediamo le case e i palazzi nord coreani finti con le finestre dipinte di cittadine fantasma costruite solo per propaganda con addirittura un mega cartellone su una collina in stile Hollywoodiano.
Per non parlare dei dispetti come la costruzione di pennoni porta bandiera che hanno fatto a gara a “chi ce l’ha più alto” continuando a costruirli sempre più alti finchĆØ la corea del sud ha lasciato perdere, cosƬ ad oggi il pennone porta bandiera più alto ĆØ quello della corea del nord. Solo all’asilo ho visto fare certe cose.
Anche dei mega altoparlanti rivolti uno contro l’altro in passato hanno fatto una guerra di propaganda a suon di discorsi radiofonici e musiche patriottiche.




A testimonianza dei numerosi tentativi della Corea del Nord di invadere quella del sud, sono stati scoperti dei tunnel sotterranei scavati sotto la DMZ venuti “alla luce” per varie circostanze come ad esempio il terzo tunnel, che andremo a visitare noi, scoperto grazie alla soffiata di un disertore nord coreano.
Per poter entrare ĆØ necessario lasciare zaino e fotocamere negli armadietti perchĆØ ĆØ severamente vietato scattare foto.
Il percorso sottoterra, che scende molto in profonditĆ ĆØ agevole nel primissimo tratto in poi una volta raggiunto i vero tunnel si entra in un tugurio poco illuminato, umido e sopratutto stretto e basso, praticamente si percorre sempre con le gambe piegate, fortunatamente all’ingresso vengono forniti dei caschetti da operaio perchĆØ qualche crapata alle rocce del soffitto ci scappa.
Non ĆØ niente di particolare, si arriva fino ad un certo punto dove ĆØ stato chiuso e sulla parete divisoria ĆØ stato posto un piccolo schermo che grazie ad una telecamere inquadra l’altra parte presumibilmente in terra nord coreana, poi si torna indietro.



Siamo alla fine del nostro tour che forse chiamarlo cosƬ ĆØ riduttivo visto che non siamo andati a visitare una cascata o un castello medievale ma ĆØ stata un’occasione per toccare con mano, vedere di persona, dare un contributo anche solo morale o con il pensiero ad esseri umani come noi ma che si trovano dalla parte sbagliata di un confine per scelta dell’uomo che di “uomo” nel senso più nobile del termine, non ha niente.

Partendo questa mattina così in anticipo abbiamo avuto un doppio vantaggio, primo non rimanere esclusi dal numero chiuso per la DMZ e il secondo è quello di avere tutto il pomeriggio libero.
Appena rientrati a Seoul ci rammentiamo che oggi ĆØ Pasqua e visto che la tradizione di famiglia ĆØ quella di andare fuori a pranzo a mangiare carne argentina non vogliamo certo interrompere l’usanza anche se ci “accontenteremo” di carne coreana .
Ci mettiamo alla ricerca di un bel posticino per un meritato pranzo, ne troviamo uno con il “menù fotografico” che ci invoglia ad entrare e con l’aiuto delle immagini del menù ci arriva un bel piatto di carne di maiale con la zuppa.
Ma non sempre ci si indovina, ĆØ stato tutto buono ma la carne per me era troppo grassa, esco comunque abbastanza sazio.

Con Nik che ha i giorni contati qui a Seoul, domani deve tornare a Daejeon, non si perde tempo, visitiamo Heunginjimun Gate con le mura che sono parzialmente rimaste della cittĆ vecchia di Seoul.

a piedi andiamo fino a Dongdaemun Design Plaza, un centro culturale situato nell’omonimo quartiere dal design futuristico molto bello

il Namsangol Hanok Village, scoperto quasi per caso ci ha veramente lasciati a bocca aperta per la cura e la bellezza delle sue tipiche abitazioni. Situato proprio in mezzo alla cittĆ e con gli alberi di ciliegio sparsi un po ovunque ĆØ una vera chicca



ed infine ci godiamo il tramonto sotto il grattacielo Seoul Sky uno dei simboli moderni della capitale, il quinto più alto al mondo, che viene esaltato da un paio di laghetti circondati da alberi di ciliegio non del tutto sbocciati ma da cui non vorremmo più andare via. E in parte è stato così perche abbiamo cenato in zona finchè ha fatto buio per goderci il posto anche con le luci della sera.


Nel centro commerciale dove abbiamo cenato ci siamo imbattuti in una improbabile fontana di trevi che ci ha ricordato quanto ĆØ bella la nostra Italia. Non per niente il mondo ĆØ pieno di “brutte” copie dei nostri monumenti.





La Pasqua coreana sta per terminare ma in Italia sono ancora le due del pomeriggio e appena rientrati ci mettiamo comodi in soggiorno e ci colleghiamo per una videochiamata davvero emozionante con la nostra famiglia che ĆØ tutta riunita a pranzo. Con qualche difficoltĆ di ricezione riusciamo a salutare e parlare un po con mia mamma e mia cognata Anna, ed ĆØ strano come dopo più di un mese che siamo partiti e con cosƬ tante cose da poter raccontare, l’emozione ĆØ stata cosƬ intensa da non trovare quasi le parole.
Sono bastati quei pochi bellissimi minuti, in cui gli sguardi e i sorrisi che hanno attraversato quel piccolo schermo azzerando tutte le distanze, a trasmettere la cosa più importante, quanto ci vogliamo bene.
30 MARZO BUSAN-SEOUL
Anche se Il 99% delle persone che visitano la Corea del sud atterrano a Seoul io ho trovato più conveniente arrivare a Busan a sud della penisola così mi sono risparmiato una tratta di trasferimento se fossi arrivato prima a Seoul ed oggi è arrivato il momento di prendere il treno e andare alla scoperta della capitale.
Ci ha pensato Nik a prenotare e acquistare i biglietti del treno ad alta velocitĆ KTX che in due ore e quaranta coprirĆ i 420 chilometri che separano le due principali cittĆ della Corea. Costo del viaggio 59.800 won che sono circa 42 euro a testa.

La partenza ĆØ alle 8:50 quindi abbiamo tempo per una buona colazione in stazione e farci qualche foto in questa fresca giornata di sole.



Il viaggio ĆØ tranquillo e la Corea ci mostra l’altra faccia oltre quella dei grattacieli di Busan. Quando finiscono i casermoni tutti stretti e alti circondati dalle colline, inizia la desolazione dei villaggi rurali e delle fabbriche di vario tipo
Poi di colpo altre piccole cittadine sempre concentrate di palazzoni tutti appiccicati e tutti uguali
La vegetazione ĆØ abbastanza secca non sembra primavera spesso gli alberi hanno solo rami senza foglie e questo rende il paesaggio un po’ triste.
L’arrivo a Seoul ĆØ come sbarcare su un’altro pianeta rispetto a quello che abbiamo visto dal finestrino del KTX ma l’impatto ĆØ subito positivo, c’ĆØ si molta gente ma gli spazi sono cosƬ enormi che non si ha mai l’impressione di un caos frenetico come quello delle cittĆ italiane.
Come sempre quando sono con Nik lascio fare a lui la guida a maggior ragione qui che ci ĆØ giĆ stato un paio di giorni.

Arriviamo verso le 11:30 e mentre andiamo a prendere la metropolitana per andare al nostro alloggio ci imbattiamo in una stranezza tutta Coreana, un nastro trasportatore per le valigie al lato di una rampa di scale che saliva e scendeva dall’altra parte….non so cosa dire, geniale!


Arriviamo alla Guest House Yehadoye a depositare la mia valigia anche se il check in ĆØ alle 15, o più precisamente lasciamo la valigia nel negozio di souvenir al lato dello Yehadoye che fa anche da reception dell’albergo.
Nik era giĆ stato a Seoul un paio di giorni in precedenza con alcuni compagni di universitĆ e sapeva benissimo dove andare a pranzare proprio in zona.
Posticino carinissimo e molto tipico con la carne tagliata e cotta sul tavolo sotto i nostri occhi che se la mangiavano con lo sguardo prima ancora di metterla in bocca.


Camminare per la cittĆ a stomaco pieno ĆØ tutta un altra cosa.
E’ ancora presto per il check in e non abbiamo tempo da perdere, lunedƬ 1 Aprile Nik ha il treno per Daejeon dove riprenderĆ il suo percorso universitario, il che significa giĆ dopodomani.
La principale meta di oggi ĆØ il Gyeongbokgung Palace, un enorme complesso di edifici della dinastia Joseon, quasi tutti distrutti dai giapponesi durante l’occupazione e poi ricostruiti, malgrado ciò la visita a questo palazzo ĆØ imperdibile se si viene a Seoul, io personalmente sono rimasto stregato dalla maestosa porta Gwanghwamun, dove si trova l’ingresso principale.
Prima di arrivare nei pressi del palazzo Gyeongbokgung visitiamo il tempio Jogyesa che incontriamo sulla strada, ĆØ come un pugno nell’occhio, ci compare circondato dai grattacieli causando quel contrasto tipico dell’Asia.


Di fronte alla porta del palazzo si trova Piazza Gwanghwamun, una piazza che in realtà è più simile ad un immenso viale pedonale lungo circa 600 metri di solito non molto affollato tranne che in questi giorni di festa.


Proprio così, la Corea del sud è un paese buddista ma con una forte presenza cristiana e senza nemmeno rendercene conto domani è Pasqua e i coreani sono tutti intenti a fare festa con parate, esibizioni musicali e addirittura con una sfilata di carri a tema Pasquale, così ci ritroviamo in mezzo a una bolgia di gente in questa piazza transennata e stracolma di persone.




Come se non bastasse tra una decina di giorni ci sono le elezioni politiche e non mancano comizi e manifesti enormi appesi sui palazzi un pò in tutta Seoul
Anche qui si usa noleggiare abiti tradizionali per andare a fare le foto nei luoghi più storici e ammetto che mi piace vedere le persone vestite così, creano una certa atmosfera, anche se a volte quando sbucano le scarpe da ginnastica dalle lunghe gonne fanno abbastanza sorridere.
La cosa curiosa ĆØ che chi si veste in abito tradizionale hanbok ha l’ingresso gratuito in tutti i palazzi.

Ci apprestiamo ad entrare e mentre scatto qualche foto a Nik intravedo ai lati dell’entrata delle “guardie imperiali” in tenuta medievale e da buon videomaker mi affretto a preparare la fotocamera. E’ dall’Italia che sogno di fare certe riprese a questi uomini in abito.
E’ da quando ho visto il video-capolavoro di Brandon Li su youtube girato a Seoul che ho iniziato a desiderare di venire in Corea, ma il tempo di farmi spazio tra la gente e arrivare vicino all’entrata che le guardie sono sparite!
Rimango disorientato e perplesso, non c’ĆØ nemmeno una guardia, sparite in un lampo
In pochi secondi si crea una certa confusione determinata dalla chiusura del portone centrale e tutte le persone, noi compresi, veniamo allontanati con l’invito ad usare le entrate laterali per poi rimanere comunque bloccati dalle transenne in legno ai bordi del grande cortile interno.
Senza saperlo siamo arrivati al palazzo all’ora della cerimonia del cambio della guardia che si svolge solo due volte al giorno, alle 10 e alle 14, più fortunati di cosƬ!




Gli edifici sono da una parte affascinanti e dall’altra deludenti perchĆØ sono poveri di arredi, ma la grande bellezza ĆØ determinata da questo magico periodo della fioritura dei ciliegi che rende tutto un incanto.




E’ abbastanza impressionante il contrasto che si ha dall’interno con i moderni palazzi della cittĆ sullo sfondo del Gyeongbokgung. In un solo colpo d’occhio si ha di fronte una distanza temporale che va dal 1394, anno della costruzione del palazzo, ai giorni nostri.



Rientriamo in Guest house per fare il check in e accompagnati dal proprietario ci facciamo 5 piani a piedi con valigia e zaini perchĆØ l’ascensore non c’ĆØ.
Questa piccola guesthouse l’ho scelta per la sua posizione decentrata dalla Seoul dei grattacieli e si trova nel quartiere più storico e caratteristico dove si respira molto l’atmosfera di tempi passati.
Quello che forse cambierei ĆØ la scelta della stanza che definire piccola sarebbe un eufemismo, 5 mq giusti giusti per farci stare un letto a castello, in compenso però c’ĆØ un grande soggiorno open space con la cucina da condividere con altre due camere, anche il bagno ĆØ in comune.


Per cena Nik ha giĆ deciso dove andare giĆ che si era trovato bene con i suoi compagni di universitĆ ma sulla strada verso la metro mi arriva un messaggio da parte di Erica, l’accompagnatrice del tour alla DMZ di domani mattina che data l’eccezionale richiesta turistica di questi giorni di Pasqua ci proponeva di partire alle 6 invece delle 8 per avere più chances di entrare nella zona demilitarizzata.
A quanto pare l’accesso alla DMZ ĆØ consentito ad un massimo di 50 autobus al giorno, non dimentichiamo che ĆØ una zona ancora di guerra non essendo mai stata ufficialmente dichiarata conclusa, in pratica ĆØ come se fosse sospesa da settant’anni. I biglietti per l’accesso li acquistano le guide dei tour ma ĆØ possibile farlo solo sul posto e chi prima arriva prima si mette in coda aspettando l’apertura della biglietteria.
Naturalmente abbiamo subito accettato tanto piu che ci sarebbero passati a prendere vicino la Guest House invece che al punto di incontro abituale molto più distante.


Ci incamminiamo verso il quartiere di Myeongdong in una zona molto vivace piena di gente e negozi con l’immancabile street food.

Non ĆØ una scelta casuale, Nik mi ha portato qui per andare a mangiare al Myeongdong Kyoja Main Restaurant suggerito dalla guida Michelin.

Il menù è di soli quattro piatti e tutti incredibilmente buoni sopratutto i ravioli al vapore di cui vado matto, vien da sè che il servizio è velocissimo.
Mi segno la posizione su Naver, il loro Google Maps, penso che ci tornerò.



Le luci a led, i grattacieli illuminati e le insegne in coreano dei locali fanno da cornice alla lunga passeggiata serale che facciamo per tornare all’alloggio.
Anche oggi ĆØ stata una giornata molto intensa e ricca di avvenimenti se penso che questa mattina ci siamo svegliati a Busan abbiamo preso il KTX, il freccia rossa coreano per Seoul, il cambio della guardia, i palazzi storici, le affollate vie di Myeongdong e i fantastici ravioli per cena, non posso che essere molto soddisfatto e andare a dormire in attesa di domani che si prospetta come un altra storica giornata da vivere insieme a mio figlio Nicolas.




29 MARZO -JINHAE-
A poco più di un’oretta e mezza di strada da Busan si svolge ogni anno uno dei maggiori festival di Cherry blossom (la fioritura dei ciliegi) che oggi andremo a vedere, si trova nella cittĆ di Jinhae.
Mi sono chiesto cosa abbia di speciale questa città rispetto ad altri luoghi della Corea dove, si, ci sono molti alberi di ciliegio ma non in numero così importante come a Jinhae.
Ho letto che ce ne sono addirittura 360.000 in tutta la zona.


Come sempre la risposta va cercata nella storia e cioĆØ nel periodo della colonizzazione giapponese, furono loro a costruire le basi navali e ad importare i ciliegi dal sol levante ma una volta liberata la Corea, per quanto belli e ornamentali rimasero un simbolo negativo alla vista dei coreani finchĆØ una coppia di botanici locali scoprirono che la maggior parte delle piante, in particolare i ciliegi reali, provenivano dallāisola coreana di Jeju, e per fortuna di tutti, visto che oggi siamo qui ad ammirare tutti questi bellissimi fiori.
Con in mente un’itinerario di spot instagrammabili e posti interessanti da vedere a Jinhae io e Nik ci svegliamo di buon’ora per prendere l’autobus urbano che dal nostro alloggio ci avrebbe portato alla stazione di Busan Seobu(West) Intercity Bus Terminal, dove acquistiamo i biglietti e facciamo una veloce colazione al volo prima di salire su un altro autobus.

La giornata promette tanto sole, l’ideale per questo tipo di escursione visto che ci sarĆ tanto da vedere all’aria aperta e tanto da camminare.
Poco prima di arrivare al capolinea ci accorgiamo che stiamo passando vicino ad uno dei punti più famosi che avevamo in programma così decidiamo di scendere e iniziare ad avventurarci per questa città che già pullula di alberi in fiore sui bordi delle strade.
La prima sosta ĆØ la stazione ferroviaria di Gyeonghwa.


Una stazione ferroviaria fuori servizio dal 2006 che con il treno “parcheggiato” sui binari circondato da tutti questi fiori appena sbocciati ĆØ uno dei posti imperdibili se si viene qui in questa stagione.
Come tutti i posti che vedremo oggi la presenza di moltissime persone farĆ svanire quell’atmosfera dolce e rilassata che il Cherry blossom ispira, ma daltronde ĆØ il prezzo che si paga per un’evento di tale bellezza.


Che la fioritura dei ciliegi sia un periodo di festa lo si capisce anche dalle immancabili bancarelle di cibo e oggetti vari da curiosare ma Nik ĆØ più attratto dagli spiedini di carne che dall’artigianato locale e come dargli torto con la misera colazione che abbiamo fatto stamattina.




Dopo aver passeggiato sui binari e fatto le foto di rito ci incamminiamo verso il Ruscello di Yeojwacheon, e qui devo dire che il posto ĆØ davvero da cartolina.

Peccato solo che la fredda perturbazione dei giorni precedenti ha ritardato di molto la piena fioritura che oggi ĆØ ancora al 70/80%.
E’ questa imprevedibilitĆ della natura che ci deve rendere consapevoli di quanto l’uomo sia solo un’ospite su questa terra e non il padrone.
Quello che notiamo al Ruscello di Yeojwacheon, oltre ai bellissimi rami floreali che crescono a sbalzo sul ruscello, sono delle scenografie ornamentali e delle illuminarie appese su un lungo tratto che non lasciano dubbi sullo spettacolo che dovrebbe esserci alla sera.
Cambiamo location ripromettendoci di tornare al tramonto.


Camminiamo in direzione del centro e sul tragitto passiamo davanti allāentrata della Jinhae Naval Base piantonata dai militari che controllano lāingresso e mi colpisce subito il contrasto di quegli uomini armati in divisa che inevitabilmente si associano ad un ambiente bellico e sullo sfondo proprio dentro la base tantissimi alberi di ciliegio in fiore, una fotografia inequivocabile del contrasto tra pace e guerra, tra poesia e distruzione, tra ragione e stupiditĆ .


Dopo aver camminato alcuni chilometri ci ritroviamo in una grande piazza allestita per la grande festa che dura una decina di giorni e attira quasi due milioni di persone da tutto il mondo, eccezionalmente questāanno ce ne saranno due in più dalla bassa bergamascaā¦.che spiritus!

Facciamo uno spuntino tra le bancarelle e ci riposiamo un poā in un locale sulla piazza poi li vicino scopriamo una monorotaia che porta su una collina dove si trova il Jehwangsan Park ed anche una vista a 360° della cittĆ che naturalmente non ci lasciamo sfuggire.

Da quassu si percepisce bene la dimensione di Jinhae e dei quartieri bassi in contrasto con i tipici casermoni anonimi della Corea.


Una volta scesi a piedi da una scalinata che a vederla dal basso sembrava chissĆ quanto impegnativa e invece non lo era affatto.
La distanza dallāingresso alla base navale della marina che apre al pubblico solo una volta allāanno per questo festival ĆØ breve, ma non ci aspettavamo di camminare tutti quei chilometri per girarla tutta.

A parte il tuono e le acrobazie a bassa quota degli aerei da caccia che hanno sorvolato e dato spettacolo sulla base per il resto non cāera un granchĆØ da vedere ma la giornata era bella e il tempo non ci mancava. E poi lāimportante era passare del tempo insieme.


Per andare al Jinhae-ru Beach Park, dove avremmo dovuto trovare altri cilegi in fiore sul lungo mare, abbiamo preso un taxi, che in Corea sono piuttosto economici.
Purtroppo ĆØ stato un viagio a vuoto per la mancanza di ciliegi in compenso ĆØ stato divertente vedere dei gruppi di ragazze che ballavano il K-POP su un palco.

Riprendiamo un altro taxi per farci portare di nuovo alla piazza centrale da cui risaliamo verso il ruscello facendo un percorso diverso da quello della mattina, tra vie pedonali piene di bancarelle ed esposizioni bizzarre eravamo circondati da coreani e incrociare qualche volto occidentale è una vera rarità , è questa la cosa più bella e immersiva di un viaggio fai da te che lo rende unico per noi che lo stiamo vivendo.


Anche ordinare delle crocchette di pollo e patatine diventa super divertente in un paese dove lāinglese si parla pochissimo ma cāĆØ tanta voglia di comunicare e capirsi tra entrambe le parti che anche la richiesta più banale diventa una scenetta tutta da ridere.

Il sole sta calando e cerca ancora di farsi spazio tra i rami di fiori di cilegio mentre si accendono le prime luci artificiali sul Yeojwacheon river, inizia cosƬ la sera e lo spettacolo di giochi di luce che colorano di rosso, blu e giallo i fiori simbolo della primavera Coreana che cerchiamo in tutti i modi di catturare con le fotografie dei nostri smartphone per tenere sempre vivi questi indimenticabili momenti che non sarebbero comunque cosƬ speciali se non li avessi vissuti con mio figlio.


28 MARZO -GYEONGJU/BUSAN-
Avevo deciso di visitare Gyeongju ieri perchĆØ oggi davano pioggia….infatti.


Direi che mi ĆØ andata di lusso, immaginare di camminare tanti chilometri sotto quest’acqua e con lunghi tratti di fango avrebbe rovinato tutto.
Questa mattina invece mi posso svegliare con comodo perchĆØ ho prenotato il bus per Busan alle 09.50.
La colazione, compresa nella camera, è molto deludente, ci sono solo toast e marmellata e il caffè americano che va zuccherato con della specie di sciroppo ma la cosa che mi ha disturbato di più era la stanza fredda malgrado fossi tornato in camera a mettere anche il giubbino ho patito il freddo.

Fortunatamente la camera era bella e con un efficiente riscaldamento a pavimento.

Si viaggia super comodi come all’andata ma a quanto pare qualcuno ha fatto le ore piccole stanotte ha ha.


Indossare la mascherina non è obbligatorio qui in Corea così come ho notato anche in Thailandia anche se circa la metà delle persone la mette.
Credo che la ragione debba essere cercata nell’inquinamento atmosferico che causa non pochi problemi soprattutto ai soggetti più deboli, ho visto sulla tv coreana che addirittura si parla di una polverina gialla proveniente dalla Cina sembrerebbe per un eccessivo sfruttamento dei terreni agricoli insieme alla mancanza di regolamentazione e controllo dell’inquinamento generale.
La tappa principale di oggi appena arrivato a Busan non è andare in hotel ma recarmi direttamente ad uno dei templi più visitati in assoluto per la sua inconsueta posizione che è direttamente sul mare, il Tempio Haedong Yonggungsa

Il mezzo più comodo per avvicinarsi al tempio ĆØ ancora l’autobus e ancora una volta l’applicazione Naver, che sostituisce Google Maps, mi viene di aiuto facilitando il cambio di autobus senza farmi perdere.
La Corea del Sud non ĆØ proprio una passeggiata da girare in autonomia per uno straniero.

La speranza ĆØ ovviamente che smetta di piovere o che almeno diminuisca, non ho un altro tentativo nei prossimi giorni visto che stasera arriva mio figlio Nicolas e con lui abbiamo solo quattro intensi giorni tra Busan e Seoul per stare insieme e visitare qualche bel posto.
Una volta arrivato al tempio, dopo 3 ore due autobus e un bel tratto a piedi, la pioggia si intensifica e ne approfitto per farmi uno spuntino che solo a ripensarci il mio palato mi direbbe, ma che cavolo fai?

Si tratta di un hot dog non di pane ma di pesce, un allucinante mix con wurstel e pesce ricoperto di zucchero, che in bocca non si capiva quale sapore dovesse avere. Così come in altri casi quando si sperimentano pietanze nuove, qualche volta va bene e qualche volta no, ma alla fine conta buttare giù qualcosa come in questo caso.
La situazione non accennava a migliorare cosƬ mi armo di ombrello con una mano e fotocamera nell’altra e mi “tuffo” nel vialetto che porta sulle scogliere da dove in effetti si coglie la bellezza di un insolito tempio buddista in riva al mare.




Con questo meteo non ho molto altro da vedere e comunque sono molto soddisfatto dei giorni precedenti, ora ĆØ il momento di rientrare ad asciugarsi e fare un pisolino prima dell’arrivo di Nik stasera alle 19.20.

Sono passati 29 giorni da quando Nicolas ĆØ partito per la Corea e tra poche ore ci incontreremo alla stazione dei treni di Busan, arrivando da Daejon in treno dove si trova il suo campus universitario.
Mi vengono in mente tutti quei momenti nei mesi scorsi quando parlavamo a casa in Italia dei nostri programmi di viaggio e studio e dei giorni che avremmo passato insieme qui in Corea, sembrava cosƬ lontano quel giorno in cui ci saremmo visti dall’altra parte del mondo ed ora ĆØ giĆ qui, si sta avverando per davvero.
Gli scrivo che mi sarei fatto trovare nei pressi di questo mega gonfiabile, che è la mascotte dei Giants, una popolare squadra di baseball che insieme al calcio sono gli sport più seguiti.

Con un’occhio al tabellone degli arrivi e uno tra la gente si nota subito un volto familiare oltretutto con la sua statura e i capelli chiari ĆØ stato bello ritrovarsi in circostanze cosƬ strane soprattutto perchĆØ a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia e dopo tanto tempo.
Fuori diluvia e decidiamo di cenare in uno dei ristoranti della stazione, ne abbiamo di cosa da raccontarci e serviranno tutti i prossimi giorni insieme per aggiornarci su come stanno procedendo le nostre esperienze lontano da casa.


Dopo cena rimaniamo in zona Nampo dove si trova l’hotel, ĆØ una bella zona. con una discreta vita notturna piena di insegne colorate ristoranti, negozi e street food, ma visto che non piove più decidiamo di salire al Yongdusan Park dove si trova la Torre di Diamante, che altro non ĆØ che una torre per una vista panoramica della cittĆ a quest’ora chiusa, però il parco illuminato semideserto di sera ĆØ una piacevole sorpresa per farci una passeggiata tra qualche albero di ciliegio in fiore.




Finiamo la serata al decimo piano della Guest House dove c’ĆØ la reception e la sala colazione per prenderci qualcosa di caldo da accompagnare ai dolci
strabuoni che Nik ha portato da una rinomata pasticceria di Daejeon.
CosƬ com’era giĆ successo a Lisbona e a Madrid nel 2022, la famiglia si ĆØ di nuovo riunita in qualche posto per il mondo.
un mondo che a quanto pare sta diventando sempre più piccolo per entrambi.

27 MARZO -GYEONGJU-
Visitare Gyeongju significa fare un salto nel passato di quasi duemila anni quando era la capitale della penisola Coreana o più precisamente del Regno di Silla.
Per arrivarci devo prendere prima la metropolitana, deserta a quest’ora, che fortunatamente senza fare cambi mi porta alla Busan Central bus Termina in un’oretta e poi devo prendere un autobus interurbano per un’altra oretta di viaggio che ho prenotato da Bangkok.

In alternativa c’ĆØ anche il treno ma non mi avrebbe lasciato vicino al centro cittĆ costringendomi a prendere comunque un bus locale.
Se si considera che per arrivare a Gyeongju ci vogliono due ore di strada, vuol dire che quando salirò sull’autobus sarò giĆ a metĆ del tragitto.
La sveglia ĆØ alle 6.30 per riuscire ad arrivare in tempo alla partenza delle 8.30 e fortunatamente riesco anche a fare colazione prima di salire sul bus.
Tutte le scritte del tabellone delle partenze sono in coreano e grazie a google translate cerco di chiedere dove si trova il mio bus e una volta trovato il piazzale finalmente una scritta comprensibile mi toglie ogni dubbio.


Il biglietto di a/r l’ ho acquistato dal sito con cui mi sto appoggiando in tutto questo lungo viaggio, sia per le sim che per l’escursione che farò con Nik a Seoul alla DMZ, si chama Klook, costa 11⬠a/r con posto prenotato e bus vip super comodo. Ho scelto il posto singolo n.3 sia all’andata che al ritorno per godermi la strada.



Il meteo ha previsto giusto, una giornata di sole bellissima ed ĆØ proprio quello che ci voleva essendo Gyeongju un museo a cielo aperto.

Quando stavo organizzando questa escursione ero a Bangkok e avevo la possibilità di vedere tutto in un giorno e tornare a Busan entro sera ma per fortuna ho cambiato idea e ho prenotato una notte al Stay Romantic Trip per 35⬠con colazione, per non fare le corse e perdermi uno dei momenti più belli di questa gita e cioè Gyeongju illuminato di sera.

Sono venuto qui solo con lo zaino per l’attrezzatura fotografica, un pigiama e uno spazzolino da denti, non mi serve altro.
Lascio in reception alla Guest house un sacchetto con tutto quello che non mi serve per alleggerire lo zaino e mi butto tra le vie della cittadina seguendo in itinerario abbastanza semplice, entrare nel mega parco delle tombe, camminare e camminare ancora.
Cerco di raggiungere Il Tumuli Park, la grandissima area verde pedonale dove si trovano le tombe e l’osservatorio Astronomico, il più antico di tutta l’Asia, ma incuriosito da certe abitazioni mi addentro nelle viuzze di quello che sembra un villaggio Hanok e in realtĆ lo ĆØ, ed ĆØ super affascinante camminare tra questa case basse ben curate in vero stile tradizionale Coreano.



La cosa più interessante è che sono abitazioni normalmente usate dai cittadini di Gyeongju.


Se non mi fossi documentato prima non avrei mai immaginato che il complesso di tombe reali sarebbe una serie di collinetta ricoperte d’erba, diciamo delle tombe decisamente originali dove seppellire i più importanti nobili e reali della dinastia del regno di Silla.

Senza offesa per i Re ma sembrano proprio quelle dei Teletubbies.

Dopo aver zizzagato tra le collinette con sotto le tombe dei nobili e reali, dove solo in una ĆØ possibile entrare ma scelgo di proseguire non avendo poi cosƬ tanto tempo, arrivo all’osservatorio astronomico.
Pensare che tra il 632 e il 647 d.C giĆ si studiavano le costellazioni aggiunge quell’interesse in più quando ci si trova davanti una vecchia torre di sassi apparentemente insignificante.


Passato l’osservatorio astronomico Cheomseongdae, pranzato e camminato per un paio di chilometri a piedi arrivo all’entrata del Palazzo Donggung. In realtĆ sono una serie di palazzi che di giorno dicono pochino ma la sera con l’illuminazione assumono tutto un’altro aspetto. sopratutto per i riflessi che si creano nei laghetti artificiali chiamati Anapji o Woljisu cui sono costruiti.





E solo primo pomeriggio e decido comunque di fare il biglietto che costa 3000 wong (poco più di 2 euro)anche se poi dovrò rifarlo stasera per un nuovo ingresso.
C’ĆØ poca gente e si gira bene e tra foto e riprese il tempo passa velocemente. La stanchezza alle gambe inizia a farsi sentire e visto che dovrò fare ancora molta strada a piedi stasera per tornare qui e andare a vedere lo spettacolare Woljeonggyo Bridge illuminato.

Fortunatamente l’unico sito collegato alla cittĆ dai mezzi pubblici ĆØ proprio il Palazzo Donggung cosƬ il rientro alla Guest House per il check in ĆØ più comodo.
Anche se una volta sceso dal bus mi perdo dentro i numerosi mercati multicolori pieni di ogni cosa con profumi intensi dei cibi cotti un po ovunque.
Mi rimane il tempo di un pisolino veloce poi alle 17 esco per il tour serale.



Provo a prendere un autobus che mi faccia risparmiare qualche chilometro per avvicinarmi al Woljeonggyo Bridge, ma dopo una inutile attesa alla fermata mi metto l’anima in pace e decido di iniziare la lunga camminata.



Ci vorrĆ un’oretta prima che di arrivare al ponte, giusto in tempo per il tramonto e rimanere li ad ammirare il calar del buio e vedere il ponte illuminarsi.


Un altro chilometrino e mezzo a piedi e attraversando tutto il Tumuli Park, con i percorsi ottimamente illuminati e segnalati, arrivo ai Palazzi di Donggung e giĆ l’atmosfera ĆØ tutta un’altra cosa rispetto a qualche ora fa.

Mi trovo immerso in una folla di persone che ovviamente, come me, hanno ben pensato che la sera fosse il momento migliore per venire qui.



E’ curioso come mai la biglietteria ĆØ fatta solo di casse automatiche che però sono messe dentro uno stanzino a cui non puoi accedere dove ti devi rivolgere al personale che prende i soldi ti fa il biglietto alla macchinetta e te lo consegna. Probabilmente ĆØ per velocizzare l’emissione, a conferma della sempre efficientissima macchina organizzativa che c’ĆØ in tutta la Corea.
Inutile dire che malgrado le molte persone sopraggiunte lo spettacolo ĆØ molto bello, vale comunque la pena visitare il sito di giorno con meno persone si apprezza meglio e si vedono meglio i laghetti con i bei giardini intorno.
Vai di qui, vai di lĆ sono le 20.30 e non ho ancora cenato, tra l’attesa dell’autobus e il tragitto per tornare in cittĆ sono le 21 e trovo praticamente tutti i posti per mangiare giĆ chiusi.
Con spirito di adattamento, e abbondante fame, mi arrangio nell’unico mini market aperto con una pizzetta scaldata sul posto e patatine.


E una condizione qui in Corea che bisogna abituarsi a considerare, quasi tutte le attività commerciali aprono molto più tardi che da noi, anche 10 o 11 di mattina e la sera chiudono molto presto.
26 MARZO -BUSAN-
La K-guesthouse dove alloggio è semplice e comprende la colazione fai date, tipo ostello per intenderci, e infatti la mattina è molto affollata ma quel che mi piace di più è la vista mare che si vede dal decimo piano di uno dei porti di Busan.


Oggi inizia ufficialmente la visita di questa cittĆ coreana meta sopratutto estiva grazie alle sue grandissime spiagge.

A poche decine di metri dall’alloggio si trova un famoso mercato del pesce Jagalchi Market.
Stupisce l’ordine e la pulizia di questo pittoresco mercato, dove si trovano di tutte le specie di pesci e molluschi rigorosamente vivi pronti per essere acquistati e cucinati a chilometro zero.

Al piano superiore ci sono moltissimi ristorantini che lo cucinano e non si può certo dire che non sia fresco.
I Turisti ormai lo sanno e anche i venditori sono abituati a vederci fare le foto senza acquistare, ma sono comunque sempre ben disposti e gentili.



Questo si che ĆØ un lavoro duro e per fortuna ci sono ancora giovani che non vogliono diventare ingegneri, altrimenti anche se riusciremo ad andare su Marte chi li pesca i gamberoni?


Dal mercato prendo l’autobus che grazie all’applicazione Naver diventa tutto molto facile visto che qui in Corea Google maps non funziona tanto bene. Direzione Oryukdo Skywalk.

Questa attrazione turistica non ĆØ altro che una passerella trasparente che sporge sul mare ma la vera bellezza del posto sta nei vari percorsi che sono stati ben organizzati per costeggiare un lungo tratto di costa rocciosa.
Poi ĆØ gratis quindi…


Unico obbligo, indossare delle coperture alle scarpe disponibili, sempre gratuitamente, all’ingresso della piattaforma.



Il mare arrabbiato sotto dei nuvoloni grigi e il vento freddo mi ricordano il nord Europa, e quindi anche la Lucy con cui ho sempre viaggiato in quei posti affrontando situazioni ben più difficili che non muoversi in autobus…..ma quanto mi manca la mia moto?
La destinazione successiva è un mercato nel quartiere di Seomyeon ma arrivato sul posto non sono stato in grado di trovarlo o forse mi sono divertito di più a perdermi tra le vie di questa zona molto vivace piena di negozi, centri commerciali, tanti locali notturni e le vie dell solito street food,
Qui la sera dev’essere super colorata di insegne luminose, io però questa sera ho altri programmi.
Non solo il meteo non ĆØ girato a pioggia ma addirittura sta uscendo il sole, direi un bel colpo per andare a vedere il tramonto al centesimo piano del grattacielo Busan x the Sky.




Sia dall’alto che una volta sceso la spiaggia di Haeundae ĆØ spettacolare la sua grandezza e la sua profonditĆ mi ricordano molto le spiagge di Rio de Janeiro, che bei ricordi.
VabbĆØ, intanto ĆØ lo stomaco che mi ricorda che sto solo con la colazione e un dolcetto preso allo street food, bisogna subito rimediare e non ci penso due volte a prendermi un fritto misto esagerato in un locale proprio di fronte la spiaggia illuminata.


La giornata ĆØ andata piuttosto bene e torno anche con la pancia bella piena, ma penso giĆ a domani quando dovrò alzarmi presto per non perdere l’autobus che mi porterĆ a Gyeongju.

25 MARZO -BUSAN-
Arrivando la mattina presto, verso le 7, cerco per quanto possibile di dormire un po durante il volo.
GiĆ durante l’atterraggio Busan si presenta nuvoloso e cupo, non proprio il massimo e appena sceso dall’aereo sento la prima botta di freddo, se consideriamo che arrivo dai 38 di Bangkok trovarmi con i 7 gradi ĆØ un bel cambiamento.


Anche qui la prassi ĆØ sempre quella, passare i controlli, ritirare la valigia e la sim coreana, cambiare gli euro con i wong.
Prima dell’atterraggio a bordo dell’aereo le hostess passano a consegnare, per chi ne avesse bisogno, ina carta da compilare per l’ingresso in Corea, ĆØ una prassi comune quando non basta avere il passaporto ma alla frontiera si deve consegnare questo cartoncino dove scrivere altri dati come l’indirizzo di permanenza nel paese, quanti giorni si intende rimanere ecc, in alternativa si deve ritirare in un banchetto prima del controllo e compilarlo li.
Io facendolo in aereo risparmio tempo e mi metto subito in coda ma gli agenti sono in pochi a quest’ora e ci metto un sacco di tempo.
Con la sim c’ĆØ compresa la T-Money che ĆØ una tessera ricaricabile per utilizzare quasi tutti i mezzi pubblici della Corea, veramente comodissima.
Arrivo senza troppi intoppi alla K-Guest House nel quartiere di Nampo dove posso lasciare la valigia e in attesa del check in alle 14 esco a cercare qualche posto per fare colazione. Tra le prime cose che vorrei fare ĆØ l’acquisto di un ombrello viste le previsioni ma il vicino centro commerciale Lotte apre alle 10.30 cosƬ temporeggio gironzolando in zona con le orecchie gelate per il venticello freddo che arriva dal mare.
Acquistato l’ombrellino mi dirigo con l’autobus a visitare il Villaggio culturale Gamcheon, quelle che una volta erano delle specie di favelas poi riconvertite in un centro culturale artistico e oggi una delle principali attrazioni turistiche.
Il villaggio grazie alle case e tetti colorati si gira piacevolmente tra salite e discese essendo adagiato su una collina si gode anche di un bellissimo panorama sulla pare sud di Busan, malgrado in cielo molto grigio.


Manca poco al check in ma ĆØ anche ora di pranzo e mi faccio attirare da un posticino a fianco alla guest house per assaggiare una zuppa di molluschi tutto sommato buonina, ma per ora l’importante ĆØ buttare giù qualcosa.




Non ĆØ che in aereo si dorma poi cosi tanto e appena vedo il letto crollo a farmi un bel pisolino.
Il jetlag non ĆØ un problema sono solo 2 ore avanti rispetto alla Thailandia.
Se fin’ora avevo schivato la pioggia all’uscita serale ne veniva giù veramente tanta. Dopo un fisch burgher nel vicino centro commerciale, con spettacolo di cascata danzante dal soffitto, collaudo il nuovissimo ombrellino e fotocamera alla mano mi cimento in riprese sotto l’acqua che spero escano bene in vista di un video sulla Corea in futuro.




24 MARZO -BANGKOK-
Valigia pronta, barba e doccia fatte, immondizia messa nello stanzino nel corridoio adibito, mi siedo un po’ sul divano poi sul letto sono solo le 13 e il volo ĆØ alle 19.35, tutto ĆØ pronto e a questo punto aspettare per aspettare tanto vale andare in aeroporto, cosƬ mangio qualcosa lĆ .
L’aeroporto principale di Bangkok, il Suvarnabhumi, dista circa un’ora dall’appartamento, devo prendere la metro e poi cambiare per il Rail Link express.
ChissĆ perchĆ© quando non hai fretta fila tutto liscio senza intoppi o ritardi, poca gente in metro e treni che sono arrivati subito, se ero in ritardo scommetto che succedeva tutto l’opposto. Come quando in auto becchi tutti i semafori rossi o un sacco di traffico e sembra che tutti vadano pianissimo, boh scherzi del destino.

I prezzi per mangiare sono molto alti in questi posti, fortuna che nascosto in fondo al terminal, messo lƬ quasi per non fare concorrenza ai vari food c’ĆØ il mitico Seven Eleven dove mi faccio scaldare un buon risottino col granchio e una birretta spendendo un quarto degli altri (2,5 ā¬)
Gironzolo per il piano partenze con la fotocamera a fare qualche ripresa che potrebbe servirmi in qualche video e mi viene in mente che ho fatto la stessa cosa un anno fa nell’aeroporto di Kuala Lumpur e non ho ancora tirato fuori un video da quelle riprese, ma finchĆ© mi diverto il tempo passa velocemente.
CosƬ velocemente che non mi accorgo che il check-in del mio volo ha giĆ aperto da mezz’ora e c’ĆØ una fila lunghissima.
Oggi si vola con la Vietnam Airlines, la quarta compagnia aerea di questo viaggio. Per arrivare a Busan in Corea del Sud dovrò fare scalo proprio in Vietnam a Ho Chi Minh City, prima volta che metto piede in questo paese. E forse non sara l’ultima? Vedremo…

A sorpresa durante il check in mi viene chiesta la prova di uscita dalla Corea per dimostrare che non rimarrò oltre i termini dell’esenzione del visto, che per noi italiani ĆØ di 90 giorni.
Sapevo di questa possibilitĆ giĆ dall’ingresso in Thailandia che però non mi hanno mai chiesto quando sono arrivato a Bangkok il 28 febbraio, ho un attimo di suspance quando gli faccio vedere la prenotazione del 4 Aprile per il Giappone e fortunatamente ĆØ sufficiente per farmi partire.
Dev’essere a discrezione delle compagnie assicurarsi che il passeggero abbia i requisiti per entrare nel paese di destinazione, una specie di filtro per evitare di essere respinti alla frontiera.
Che poi in realtĆ sono cavoli miei (amari) se dovessi rimanere oltre i termini in un paese asiatico come clandestino.
Questa partenza oltre che voluta e programmata è anche necessaria perché tra quattro giorni scadrebbero i trenta che mi permettono di stare in Thailandia senza il visto.

Avevo giĆ notato a Bangkok che la gente mangia ovunque e a tutte le ore e mentre aspetto di imbarcarmi vedo le stesse scene di gente che mangia per terra o in prossimitĆ dell’aereo e addirittura poco prima del decollo.
Sarò troppo occidentale ma mi chiedo, non avevano proprio tempo per mangiare come ho fatto io qualche ora prima?


La mia non ĆØ una critica ma un’osservazione di un’usanza diversa e curiosa ed ĆØ il bello di viaggiare per vedere con i propri occhi che milioni di persone hanno modi diversi, e non per questo sbagliati, di vivere.
Noi ad esempio siamo abituati a mangiare ogni uno nel proprio piatto, in Asia ĆØ frequente che ci siano pietanze in mezzo al tavolo che si condividono insieme, ed ĆØ un bellissimo modo di convivialitĆ .
Anche se il volo dura un’oretta e mezza ci servono un buon tramezzino con della squisita frutta, si vede che non ĆØ una compagnia low cost.
L’aeroporto di Ho Chi Minh ĆØ molto bello, ma a differenza degli altri dopo aver passato tutti i duty free delle solite marche internazionali, i terminal sono pieni di stand di souvenir e cibo stile street food, ovviamente senza arrosticini fumanti.
Sul Vietnam sono abbastanza informato pur non essendoci mai stato, perché prima di decidere di tornare in Giappone avevo pensato anche al Vietnam, poi informandomi ho ritenuto che un paese così affascinante e nuovo per me meritava un viaggio dedicato, sarà forse il prossimo anno?
Qui oltre alle buonissime baguette ereditate dal periodo coloniale francese, fanno un buonissimo caffè e anche se a 2,5⬠da buon italiano lo voglio proprio provare.




Ć molto forte e buono credo che l’ancor più famoso caffĆØ all’uovo dev’essere ancora più buono.
Mi posiziono vicino al mio gate numero 26 per scrivere qualche appunto per il blog e un’ora prima del volo do uno sguardo al monitor del gate e⦠panico, il mio volo VN422 non c’ĆØ piu.
In questa zona sono molto distante dai tabelloni con indicate le partenze e inizio a camminare veloce e poi a correre temendo che il nuovo gate sia molto lontano ma non so nemmeno quale ĆØ, questo aeroporto ĆØ grandissimo.
Un’ora dalla partenza ĆØ pochissimo perchĆ© il gate chiude 15 minuti prima.
Mentre corro sbircio tutti i gate che passo e arrivato al 19 trovo il mio con una scritta rossa lampeggiante, gate changed.
Fiuuuuu scampato pericolo.

A bordo prima di decollare sullo schermo ĆØ un susseguirsi di spot delle bellezze del Vietnam ed io sono giĆ affascinato da questo paese.
Ma che razza di pensieri mi vengono in mente? Sto andando in Corea e in Giappone durante la fioritura dei ciliegi, il viaggio della vita di un sacco di persone e io penso al prossimo, devo proprio essere malato di viaggi ah ah.

20-21-22-23 MARZO -BANGKOK-
Questi sono giorni tranquilli ma intensi, si perchĆØ c’ĆØ sempre molto da fare per uno come me, tieni conto che anche rilassarsi in piscina per me ĆØ “qualcosa da fare”.
Ma andiamo con ordine, tornato dal mare ĆØ stato ne più ne meno di come quando si torna da una vacanza a casa propria in Italia,….lavatrici e…ancora lavatrici.

Si certo non ĆØ che per una settimana di mare mi fossi portato chissĆ quanta roba, ma ne ho approfittato per lavare anche quello che avevo lasciato nell’armadio dato che tornato da Chiang Mai ho avuto solo due giorni di tempo e non ho fatto molto.
La seconda cosa che ci tenevo di più a fare ĆØ stato l’aggiornamento del blog, ma questo ĆØ qui da vedere.
Dopo una bellissima videochiamata con Nicolas mi sono messo sotto a preparare le prossime due settimane che come da programma, giĆ dall’Italia erano state decise, una settimana in Corea del Sud e una in Giappone.
Tenendo d’occhio anche le previsioni per collocare nei giorni senza pioggia, perchĆØ purtroppo ne ĆØ prevista al mio arrivo, i posti più importanti da visitare che sono all’aperto.
Night life
come tutte le grandi cittĆ anche Bangkok la notte si trasforma

Tutti i voli aerei erano stati acquistati prima di partire, tutti gli alloggi prenotati, mancavano i dettagli più o meno generali di cosa andare a vedere nei singoli paesi.
Decisiva è stata la videochiamata con Nicolas dove lui mi ha confermato i giorni che passeremo insieme, tra Busan e Seoul e saranno quattro sugli undici che mi fermerò in Corea.
Lui si occuperĆ di prenotare il treno tra le due cittĆ ed io l’escursione alla DMZ (zona demilitarizzata) al confine della Corea del Nord.
Le ragazze della segreteria
capita che la macchinetta del residence non abbia moneta per dare il resto e non accetta i contanti.
Ma le gentilissime ragazze della segreteria possono usare una app locale per pagare poi naturalmente le rimborso in contanti
mi stampano anche tutte le nuove prenotazioni che faccio, super gentili!

Anche se una certa idea dei posti da visitare ce l’avevo dall’Italia in questi giorni ho messo un po di ordine e ho anche deciso di fare una notte fuori da Busan in occasione della giornata a Gyeongju, la vecchia capitale oggi patrimonio dell’Unesco.
Oltre tutto questo ho prenotato la Sim card all’arrivo in aeroporto a Busan il 25 Marzo, compresa la T-Money, una tessere ricaricabile comodissima per pagare quasi tutti i mezzi pubblici in Corea senza dover usare il contante, ho acquistato i biglietti degli autobus da e per Gyeongju.
Un simpatico avviso ironico
ultima figura a destra…Monkey

Ad esempio certi mercati sono al coperto, certi quartieri anche se piove ci si arrangia entrando e uscendo da qualche negozio o lacele interessante, ma il tempio sul mare più famoso Haedong Yonggungsa e la stessa Gyeougju preferirei fotografarli da asciutto se possibile.
Un’altra giornata clou, oltre la DMZ che passerò con Nik, sara quella a Jinhae, una cittadina poco distante da Busan dove si svolge uno dei più bei festival di Cherry Blossom.
I Cherry Blossom non sono altro che i fiori di ciliegio che nel periodo in cui mi troverò in Corea e Giappone, non a caso, sono nel loro massimo splendore della loro fioritura imbiancando letteralmente tutti i parchi e le vie dove ci sono centinaia di alberi che danno uno degli spettacoli naturali più belli in questa stagione.
Sono l’unico
che non ha uno smartphone in mano
che Boomer š¤£š¤£


Per prepararmi a temperature primaverili, che per me sono decisamente fredde per come mi sono abituato qui dove la minima ĆØ 28 gradi, ho fatto shopping per un paio di giorni che alternati all’organizzazione delle prossima destinazioni e ai bagni in piscina al tramonto mi hanno veramente tenuto molto occupato a tal punto che non sono riuscito a completare il programma per il Giappone, ma va bene cosƬ deciderò giorno per giorno.
Scarpe nuove
per i chilometri
che dovrò fare
in Corea del Sud e Giappone

Anche da questo si vede che non ĆØ un viaggio come gli altri, ma un vivere con tempi più rilassati il posto nel momento in cui mi trovo, ĆØ questa l’esperienza nuova che sto facendo.


Pranzo in casa 1ā¬


Ormai lo so che quando sono fuori Bangkok non riesco ad aggiornare il blog, ma cercherò di mettere più foto possibili almeno per raccontare con le immagini i posti che vedrò. Ci aggiorniamo dopo il 10 Aprile.
Ah quasi dimenticavo, come avevo anticipato in qualche newsletter passata, ĆØ appena uscito un nuovo video sul mio canale Youtube, se non lo hai ancora visto lo trovi qui sotto.
19 MARZO -KRABI-BANGKOK-
Giorno di trasferimento a Bangkok, molto tranquillo, il volo della Thai Lion Air ĆØ alle 17,45.
Sveglia tardi, colazione abbondante in totale relax, ultimo volettino di Maverik dall’hotel, doccia, bagaglio, e taxi alle 13 verso l’aeroporto.


In coda per imbarcare la valigia sento “baccagliare” dietro di me ad alta voce, e chi poteva essere se non un gruppo di italiani?

In attesa di partire inizio a vedere cosa devo fare nei prossimi giorni, in primis lavatrice, subito dopo devo ricaricare la SIM thailandese perché a mezzanotte mi scadono i giga, poi aggiornare il blog, che in questi giorni ho scritto quasi del tutto nel Cell ma con il PC mi trovo meglio ad aggiungere le foto, e non per ultimo devo fare riposare i piedi perché ho ancora qualche piccola vescica al tallone sinistro, perdiamo di farci il callo a questi piedi e che non mi diano più problemi nelle prossime settimane.
L’arrivo al Don Mueang di Bangkok ĆØ previsto per le 19 ma simo partiti in ritardo
e arriveremo poco dopo ma non ho alcuna fretta, una volta ritirata la valigia in 15 minuti, traffico permettendo, sarò di nuovo nel mio appartamento nella capitale.

E con questo sesto aereo mi sto avvicinando al giro di boa della metà di questo lungo viaggio in estremo oriente, lo so è stupido pensarlo ma spero che il tempo non voli così velocemente come è successo finora.
Due mesi sembrano tanti ma se continuo a girare in lungo e in largo fanno presto a passare.
18 MARZO -KRABI-


Sveglia all’alba per immortalare il paesaggio della baia dell’hotel con Maverik poi ancora un pisolino prima di una abbondante colazione dove con l’aiuto di un paio di ragazze spagnole mi faccio fare qualche foto ricordo del bel Blue Orchid beach.


Dopo le intense giornate precedenti oggi sono completamente libero, non che non ci sia altro da fare a Krabi ma quello che mi interessa l’ho fatto ed oggi, ultimo giorno al mare, mi voglio proprio “annoiare”, eperienza unica per come sono fatto io.
Preparo qualche storia su Instagram poi relax in piscina, dopotutto questo viaggio ĆØ anche vacanza.

Quando il sole sta per tramontare e la temperatura scende di qualche grado, siamo sempre sopra i 30 ma almeno il sole non picchia più, decido di andare in palestra, no non ĆØ come sembra, ĆØ una palestra a due chilometri dal Blue Orchid Beach, che si chiama ..,ā¦dove si allenano gli atleti che praticano la Thai boxing, uno sport molto popolare in Thailandia, quasi ogni sera nei palazzetto si svolgono incontri e sono molto pubblicizzati da manifesti sparsi un po’ qua e un po’ lĆ .
Se non si capita in un momento dove ci sono competizioni serie la maggior parte degli incontri sono finti con il fine di vendere i biglietti ai turisti, in pratica dopo qualche colpo “fatale” un pugile cade a terra tramortito e appena l’arbitro chiude il match si rialza come niente fosse.
A me piacerebbe solo filmare qualche mossa anche in allenamento per documentare uno sport cosƬ tradizionale.
Sono le 18 e penso sarĆ pieno di appassionati che dopo il lavoro praticano il loro sport, come si fa da noi nel tempo libero a fine giornata.
Invece paese che vai usanza che trovi, sessione finita alle 17, la prossima domani pomeriggio quando però io avrò l’aereo per tornare a Bangkok.
Peccato, ne cercherò un’altra nella capitale alla prima occasione.

Rimango in zona Ao Nangmao dove ho l’hotel per cenare con una zuppa di pesce mangiabile ma non mi lascia in bocca un buon sapore cosƬ ordino anche dei tempura, non all’altezza di quelli giapponesi ma almeno con un buon sapore di pesce fritto.



Saluto per l’ultima volta la notte di Krabi, sono stato bene ma ĆØ ora di cambiare e di pensare al prossimo posto dove cercare esperienze nuove.
Domani si torna a Bangkok a riordinare le idee.


17 MARZO -KRABI-
Per la prima volta da quando sono arrivato ho la mattina libera e ne approfitto per non mettere la sveglia e recuperare un po’ di stanchezza.


Colazione super abbondante, naturalmente vista mare, con succo, toast e omelette la prima fase salata, poi altri toast con burro, marmellata e caffĆØ americano per la seconda fase dolce, ooo adesso si che mi sento in vacanza.
La mattinata la trascorro in hotel ad organizzare il pomeriggio, cercando qualcosa da visitare non troppo turistico e trovo almeno tre posti molto interessanti in zona che non vengono mai menzionati dai tour, direi che sono perfetti.

Il primo ĆØ il tempio Wat Sai Thai dove c’ĆØ un grande Buddha sdraiato, e quando ĆØ sdraiato rappresenta l’esatto momento in cui il Buddha morente si prepara ad entrare nel Parinirvana (il Nirvana dopo la morte), interrompendo cosƬ l’eterno ciclo del Samsara (vita-morte-rinascita).
La statua ĆØ abbastanza grande, il tempio ĆØ “vissuto” non ĆØ luccicante e curato come quelli che attendono frotte di turisti, anzi ĆØ molto autentico forse anche un po’ troppo.


Mi spiego meglio, sotto un tendone ci sono sedute ai tavoli che conversano e mangiano una trentina di persone vestite di nero, poco di lato ci sono dei fiori intrecciati a cerchio tipo corone funebri, alcune bare impilate una sopra l’altra, e una stanzetta con una bara singole e qualche persona inginocchiata vicino.
A fianco del Buddha c’ĆØ un tempietto ma al suo interno non si trovano le solite statue ma un grande forno che sprigiona fiamme violentissime e un tizio vestito di nero che gli sta davanti, poi vedendomi si gira e sorridendo mi dice in inglese, ciao come stai? Tutto bene? Io gulotto rispondo yes, I’m fine thanks.
Poi ho collegato il tutto, si stavano preparando per un funerale e la cremazione, ecco perchƩ non ci vengono i tour organizzati!

Mentre traevo questo “allegre” conclusioni, ogni due minuti a pochi metri da me sentivo sfrecciare il rombo inconfondibile di una moto da corsa, quelle senza il Db killer (silenziatore per marmitta) per intenderci, ma non ĆØ possibile, ho controllato Google Maps e non mi dĆ assolutamente niente tantomeno una pista da corsa.
Decido di mandare Maverik in avan scoperta ed effettivamente c’era proprio una pista in piena regola in mezzo alle palme.

Comunque il beccamorto è stato gentilissimo nel farmi filmare il forno crematorio, sia mai che mi venga utile quando editerò il video sulla Thailandia.

Prossimo step un locale molto particolare, il Mountain View a circa 8 chilometri da qui, e un po’ mi seccava chiamare Grab per poca strada, poca in auto ma troppa per i miei poveri piedi.
Becco al volo un SUV che sta partendo dal funerale e dal finestrino gli faccio vedere al tizio che se va nella mia direzione potrebbe darmi un passaggio e cosƬ mi indica di salire.
Mi traduce con lo smartphone la domanda di dove sto andando ma il locale si trova sulla strada e non in un paese cosƬ gli faccio capire che gli dico io quando devo scendere.
Strada facendo mi chiede da dove vengo e mi fa vedere la scritta sul petto del gilet blu e leggo Police, poi mi mostra una foto di lui in mimetica sempre con lo stemma della polizia, rispondo “stai bene ĆØ un buon lavoro” ma arriviamo subito al Mountain e cosƬ lo ringrazio del passaggio e gli auguro buona strada.

Il posto lo ricordavo da un video, dei tanti, che ho visto su YouTube mentre preparavo il viaggio dall’Italia.
Immerso in una vegetazione stile foresta pluviale, tra canneti, piante di bambu altissime, bungalow con tetti in paglia e altri spot Instagrammabili dove sedersi a bere un drink o mangiare qualcosa, collegati da un percorso sopraelevato e una cascatella che scende dalla parete della montagna, non c’ĆØ dubbio che ĆØ uno dei locali più belli immersi nel verde che abbia mai visto.
Tanto ĆØ vero che come me sono in molti a venire qui non tanto per bere ma per farsi fotografare nei moltissimi punti davvero particolari.


Io dopo aver provato il primo frullato di Mango a Chiang Mai non perdo occasione per berne uno.
Il tempo vola e il sole sta calando velocemente devo arrivare in tempo al Mountain Buddha Temple che fortunatamente non ĆØ lontanissimo.

Chiamo Grab e sono giĆ sotto la scalinata del tempio.
Ć veramente spettacolare, strano che non sia tra le visite guidate, ci sono locali che pregano e pochissimi occidentali. Meglio di cosi.
Mando subito Maverik fin lassù, al Wat Phu Khao Phra Maha Bodhisattva, soprannominato Mountain Buddha Temple
e faccio delle riprese bellissime grazie alla Golden hour.


Inizio la salita di non so quanti scalini forse poco più di 100.
La scalinata centrale è abbastanza ripida, ha dei gradini stretti che mi hanno ricordato quelli delle piramidi Maya nello Yucatan, in pratica il piede lo devo mettere quasi di traverso ma la salita si fa senza molta fatica perché è spesso interrotta da diverse tappe pianeggianti con rappresentazioni di elefanti bianchi, statue di Buddha, una tartaruga gigante e la dea cinese della compassione Guan Yin.
Inutile dire che vista a perdita d’occhio si trova una volta arrivati in cima.



Sono impressionanti le statue di tre monaci venerati dentro una grande teca ai piedi del Buddha, sono super realistiche.
Una volta sceso temporeggio per decidere se tornare in hotel oppure no, sta calando il buio e improvvisamente iniziano ad accendersi le luci sulla scalinata e poi anche sotto il Buddha.
Non ho mai volato con Maverik dopo il tramonto e forse non si potrebbe farlo senza delle luci specifiche sul drone ma non ĆØ ancora del tutto buio e riesco ad alzarlo per un paio di minuti per fare un’altra ripresa spettacolare.
Sono proprio felice.

Poco distante, sulla strada principale c’ĆØ un immancabile Seven Eleven, e vedo due tizi all’interno che mangiano dei toast fumanti su una mensola, chiedo da dove vengono quei toast caldi, e scopro che il 7/11 li vende nel reparto freddi e se vuoi te li cucina pure.
Ottimo direi, cena con toast ham and cheese e birretta per terminare una bella giornata lontano dalla massa del giorno precedente.

16 MARZO -KRABI-
Alle 8 puntuale passa a prendermi il pulmino, con altri turisti, per l’escursione alle isole di Hong.
Andiamo al porto di Ao Nang dove radunano tutti turisti per le varie destinazioni, chi va alle Phi Phi Island, chi a Phuket, chi fa il tour delle 7 isole ecc.
Siamo tutti “catalogati” con il colore del braccialetto che ci hanno assegnato, sembriamo una mandria da dividere in gruppi.

Arriva la guida che ci accompagnerĆ per le Hong Island e si va al motoscafo.
Sono le 9,30 e ci aspetta un viaggetto in mare di circa 40 minuti, ma prima andiamo ad imbarcare atre due coppie di turisti a Railay East.
Siamo tutti un po’ strettini sul motoscafo ma ci stiamo giusti giusti.


La prima delle tre isole che vedremo ĆØ proprio Hong Island, la guida ci dĆ 2 ore per girarla e fare il bagno.
Io mi dirigo subito ai piedi del costone di roccia dove si trova una lunga scalinata per salire al punto panoramico.

A metĆ scalinata noto una coppia che era con me in barca che si prepara a fare volare un drone uguale o simile al mio, e sapendo che siamo in un parco nazionale protetto dove ne ĆØ vietato l’uso, un po’ di rabbia mi ĆØ venuta, ma tiro dritto e non mi faccio tentare.

Con calma e con le dovute soste per arrivare in cima lo spettacolo ĆØ come me lo aspettavo, stupendo.
La vista di così tanti isolotti che a decine affiorano dal mare è mozzafiato.


Chiedo a un ragazzo che era in barca con me se mi fa una foto e scopro che ĆØ un tedesco che vive a Torino e parla abbastanza bene l’italiano, ĆØ giĆ stranamente di italiani non ne ho ancora incontrati.
Come al solito mi perdo via a fare le mie riprese video da tutte le angolazioni anche se so che di tutto questo materiale ne userò 30 secondi.

Una volta ridisceso voglio curiosare alcuni brevi percorsi nella foresta e non mi rimane poi molto tempo per fare dello snorkeling con la maschera che ci hanno dato inclusa nel tour che comprende anche acqua illimitata e pranzo.
La sabbia ĆØ bianca e l’acqua cristallina non resisto comunque dal farmi un bagno veloce prima di ripartire.
Lasciamo un lato di Hong Island per spostarsi sul lato opposto dove attraverso un piccolo canyon si entra in una baia posizionata proprio al centro dell’isola, e devo dire che ĆØ abbastanza suggestiva, si entra e si riesce subito, una barca dopo l’altra.


La seconda isola e Koh Pakbia, dove la guida allestisce un tavolo per metterci dei contenitori di pollo, verdure, riso e involtini di verdure.
L’isoletta ĆØ molto piccola e non ĆØ visitabile se non per una piccola spiaggia in cui si fermano anche altre imbarcazioni per il pranzo con il risultato che ci sono molte persone in un lembo di sabbia e quindi addio bellezza naturale.
Stesso discorso per la terza isola una piccola caletta per fare il bagno utilizzata da molti tour organizzati.
Insomma tranne che per Hong Island, il resto ĆØ stata una piccola delusione.


Dopo questa esperienza ho desistito dal fare altri tour in altre isole.
L’unica alternativa per godere al meglio di questi posti ĆØ andarci con una barca privata, prima o dopo i tour organizzati, ma dalle 30 euro che ho speso io si deve spendere da un minimo di 500 euro in su o essere un bel gruppetto per dividere la spesa.
Anche le poche barriere coralline, che io non ho trovato nelle isole che ho toccato, sembra stiano scomparendo a causa del turismo selvaggio malgrado siano tutti parchi nazionali protetti, il business purtroppo vince sempre. Poi vietano i droni.
Non che da noi siamo messi tanto meglio, quando c’ĆØ da fare soldi con un bel residence o costruire una strada gli interessi della natura spesso valgono zero.

Sono sfinito ma dopo un tuffo in piscina mi riprendo e decido di tornare ad Ao Nang beach per il tramonto e riprendere con la fotocamera lo spettacolo dei giocolieri con i fuochi in spiaggia.




Per cena vado nello stesso posto della prima sera perchĆ© ha dei buoni prezzi, cosa tutt’altro che scontata in posti frequentati da tanti turisti.


Mi faccio convincere ad ordinare della pasta con l’aragosta al “folle” costo di 10 euro, specifico bene che non deve essere piccante.
Dopo 10 minuti arriva una brodaglia con dentro pezzi di aragosta, assaggi un po’ di quel liquido ed piccante, chiamo immediatamente il ragazzo e gli dico che io ho chiesto no spicy categoricamente, si scusano in due e portano via il piatto gli dico di lasciare perdere che prendo qualcos’altro, ma esistono per rifare il piatto ma dopo un minuto si ripresentano chiedendo mi di assaggiare se va bene la “nuova” portata, che per me era la stessa di prima, infatti “picchiava” ancora parecchio nel palato.
Alla fine ho pagato la birra e me ne sono andato, finendo a prendere delle patatine fritte in un Burger king che ho mangiato in camera.
15 MARZO -KRABI-
Primo risveglio al mare e come vuoi che sia se non bellissimo? E invece no!
Questa notte ho fatto un sogno che non era ne bello ne brutto ma sai quando sogni una persona a cui vuoi un bene dell’anima e hai la sensazione che sia un sogno premonitore, non ĆØ mai troppo bello e devo ammettere che mi sono svegliato con l’angoscia.
Ho sognato che riabbracciavo mia mamma dopo questo lungo viaggio e ho avuto una forte nostalgia e forse qualche senso di colpa nel non poterla vedere per due mesi.
Mi sono reso conto di quanto mi manca non vederla e sentirla come quando sono in Italia quasi tutti i giorni e l’istinto ĆØ stato di chiamarla subito, ma non potevo farlo, a parte l’orario dove in Italia saranno state le 2 di notte non c’era una urgenza tale da fare una telefonata intercontinentale, ho però scritto un messaggio a mia cognata Sabrina di chiamarla per me e farmi sapere se stavano tutti bene anche se avrei dovuto aspettare almeno metĆ pomeriggio perchĆØ lo leggesse.
La prima Long Boat, la tipica imbarcazione thailandese, parte dal molo alle 9 per portarmi alla spiaggia di Railay Est, una delle tre spiagge che si trovano in questa penisola, che hanno la caratteristica di essere raggiungibili solo via mare.

Tempo 15 minuti e passeggio a piedi nudi sulla sabbia, che ogni volta dopo tanto tempo mi da sempre una sensazione bellissima.
Prima di dedicarmi all’esplorazione dei sentieri che collegano le tre spiagge, mi voglio togliere subito il pensiero di fare volare il drone cosƬ una volta trovato dei Rangers e avuto il via libera inizio a farmi un’idea della zona guardandola dall’occhio del buon Maverik.


Beh come sempre dall’alto ĆØ tutto molto spettacolare, non fosse che su due delle tre spiagge approdano decine e decine di long boat e motoscafi, riversando altrettante flotte di turisti, cosƬ le spiagge “da cartolina” diventano spiagge libere da riviera romagnola, senza offesa, ma qui le aspettative sono ben altre.
Infatti, a parte le due spiagge di Railay East e Railay West, l’unica dove ci si arriva solo a piedi attraverso un bellissimo percorso sotto delle specie di grotte, con scimmie e lucertoloni a fare da compagnia, ĆØ la spiaggia di Phra Nang, la seconda che visito.
Sabbia bianca, non troppo affollata, acqua limpida con sfumature verdi, azzurre e blu in più ciliegina sulla torta, un meraviglioso faraglione di fronte raggiungibile a piedi con bassa marea o a nuoto per un breve tratto con l’altra mare.
Questa ĆØ la Thailandia di mare che mi piace.

Trovo un posticino all’ombra e mi fermo per un po’.
Ć mezzogiorno e anche in acqua si rischia la pelle, nel senso di bruciarla, ma anche solo rimanere in silenzio a godere del panorama ĆØ fantastico.


Io non sono tanto da abbronzatura e giornate in spiaggia, poi da solo anche meno, e arriva il momento di andare a vedere la “famosa” Railey West.
Seguo un’altro percorso attraverso dei resort, meno affascinante del precedente ma preludio di quello che troverò arrivato alla spiaggia.

Della Railay beach dei depliant non c’ĆØ nemmeno l’ombra che gli assomigli, questo ĆØ il prezzo che pagano i posti per la popolaritĆ e promozione turistica, un puttanaio di gente che occupa tutto il bagnasciuga con una fila di barche ormeggiate direttamente sulla spiaggia. Non mi spreco nemmeno a scattare una foto, giro i tacchi, cioĆØ le ciabatte, e me ne torno indietro.


Anche qui come nella East beach si pratica molto il claimbnig, dove principianti e appassionati si cimentano nell’arrampicata, io ho deciso che lo farò quando mi spunteranno le ragnatele dai polsi come l’uomo ragno, per ora passo.


Fa davvero molto caldo, e tornando sulla prima spiaggia, non bella di mare ma più tranquilla, trovo posto davanti un ventilatore in un ristorantino per mangiarmi un Pad Thai.
Mentre aspetto il pranzo osservo divertito l’ingegno dei Thailandesi che per non fare bagnare i piedi ai clienti di un vicino Resort, li portano in un calesse trainato da un trattore in mare fino ad un metro e mezzo d’acqua per fare avvicinare la barca e trasbordarli con le relative valige verso la costa.

Sono abbastanza stanco e mi ĆØ venuto un leggero mal di testa per il caldo, sogno un rinfrescante tuffo all’ombra della mia piscina cosƬ non ci penso due volte a rientrare.
La barca di ritorno c’ĆØ a intervalli di due ore e ne manca una all’orario programmato, ma al porticciolo mi dicono che appena raggiungono un certo numero partono, e cosƬ fu, dopo 10 minuti siamo salpati, qui ĆØ cosƬ che vanno le cose, altro che timetable.

Ceno in hotel con toast e omelette, non mi va anche a cena la cucina Thai.
Solo con quei due toast mi viene in mente il nostro pane appena sfornato, mmmmmm quanto mi manca un buon panino con la mortadella, meglio non pensarci non sono nemmeno a metĆ del tempo che separa me e quel panino.


Quando ti appisoli sulla sdraio senza mettere il telo mare….ha ha.

Ma invecchiando si diventa più delicati?
Oggi mi ĆØ uscita un’altra vescica al piede sano mentre per fortuna l’altra ĆØ guarita, davo colpa alle scarpe ma sono due giorni che metto solo ciabatte, hai presente quando ti tocchi con un dito e senti dolore ogni volta che premi e scopri che ĆØ il dito a farti male? Ecco in quel caso ĆØ il dito ma probabilmente non ĆØ quello che metto ai piedi, ma sono proprio i piedi il problema.
14 MARZO -BANGKOK-KRABI-
Sveglia puntata alle 6 per prepararmi ad andare all’areoporto di Don Mueang, il “vecchio” aeroporto internazionale di Bangkok oggi passato ai voli nazionali dopo la costruzione del nuovo Subarnvarumi.

Quando suona la sveglia in realtĆ sono giĆ in piedi da mezz’ora essendo andato a letto alle 22 mi sentivo super pronto ad andare finalmente al mare ed esattamente a Krabi.
Al Don Mueang ci si arriva con un treno o con il bus e naturalmente anche con il taxi.
Per la prima volta uso un servizio taxi diverso, concorrente a Grab che di chiama Bolt, costa un terzo e offre il medesimo servizio, cosƬ con 3 euro per circa 25 chilometri sono in aeroporto.

Non ricordo molto di questo aeroporto ma rievoca comunque emozioni particolari essendo l’unico aeroporto di Bangkok “dei miei tempi” in cui sono atterrato quando sono stato le due volte precedenti in Thailandia. Erano altri tempi, avevo 20/30 anni di meno ed ora eccomi di nuovo qui, a prendere aerei a destra e sinistra come una volta.
Vuol dire che ĆØ destino se sono nato per viaggiare.



Massaggiatore per il cervello, ne inventano proprio tutte!


Questa volta proviamo la Thai LIon Air, quando ho provato tutte le compagnie locali torno in Italia, ha ha.

Atterrato all’areoporto di Krabi appena ritirato il trolley chiamo subito il mio taxi che data la distanza dalla costa, circa 45 minuti di strada, costa 440 thb. All’uscita
vengo letteralmente assalito da venditori di escursioni e tassisti, tipico di una localitĆ iper turistica dove i turisti sono delle galline dalle uova d’oro. Nemmeno il collaudato servizio taxi di Grab si salva. L’autista con cui mi sono messo in contatto con l’app arriva dicendomi che oggi ĆØ fuori servizio e di seguire un’altra autista che ci ha raggiunto in quell’istante, naturalmente al prezzo pattuito.
Lo seguo e scopro che ha l’auto taxi classica non quella “civile” come hanno gli autisti di Grab, chissĆ che imbroglio c’ĆØ sotto, io comunque pago il giusto e considerando che l’hotel me ne chiadeva 600 di bath, mi va bene cosƬ.
Anche se quella spia motore accesa per tutto il tragitto non mi ha ispirato tanta fiducia.


L’hotel Blue Orchid Beach che ho prenotato per 5 notti a 153⬠è come me lo aspettavo, piscina molto bella con vista mare, spiaggia impraticabile perchĆ© vicina al porticciolo dove partono molte Long Boat, le tipiche imbarcazioni thailandesi, camera superior, grazie all’upgrade gratuito di Booking, e posizionato a 10/15 minuti di auto dal Ao Nang, centro turistico pieno di movida e ristoranti capitale del divertimento della provincia di Krabi.



Tra una cosa e l’altra sono quasi le 17 e decido di iniziare ad esplorare la zona che però offre pochissimo, ecco perchĆ© costa poco dornire qui, ma a me va bene perchĆ© posso raggiungere a piedi in 5 minuti il pier dove partono le barche verso la famosa spiaggia di Railay raggiungibile solo via mare in 15 minuti di navigazione.




Non trovando posti “attraenti” per cenare decido di andare subito ad Ao Nang, centro turistico di negozi, ristoranti e movida, trovo un furgoncino da circa 10 posti semi aperto,che fa da taxi a bordo della strada, mi chiede 50 bath e prima ancora di mettere mano al portafoglio due ragazze maleducate si intromettono chiedendogli il prezzo, che ĆØ sempre 50 thb a persona pagano subito e salgono dietro, l’autista mi guarda e mi dice, dammene 30 e sali, mitico!


La prioritĆ e mangiare ma arrivo all’ora del tramonto, non vuoi fare qualche foto per IG e fermarti ad ammirarlo? Poi incontro i miei primi Lady Boy di questo viaggio, che se non si fosse capito sono ragazzi che si vestono da donna, sono diventati popolari perchĆ© i lineamenti dolci di alcuni ragazzi thailandesi quando truccati e vestiti bene sono molto più belli delle ragazze, non ĆØ questo il caso però.
C’ĆØ un bordello di turisti, qui tutto gira intorno al turismo di massa perchĆ© le bellezze naturali di Krabi sono indiscutibili, purtroppo, come accade in tutti i posti cosƬ frequentati, le aspettative dei dĆØpliant sono per questo motivo spesso deluse.



Io punto tutto su una escursione in particolare, che tra tante ho già in mente, ed è quella di Hong Island, ma entrerò in dettaglio più avanti, ora cerco di informarmi su quanto mi costa e che pacchetti mi offrono.
Le varie agenzie oscillano dai 2600/2400 thb con lo stesso servizio cioĆØ in motoscafo o 1600 in Longo Boat, una agenzia nella zona dell’hotel con la stessa identica brochure da 2400 mi fa uno sconto e ne vuole 1400, dove sarĆ la fregatura?
O forse qui ĆØ tutto normale, se penso che per tornare in hotel un tuk tuk voleva 300 thb, con Grab sono tornato con 116 thb e all’andata ne ho spesi 30, mi viene da pensare che ogni uno fa un po’ quello che gli pare e il servizio ĆØ lo stesso.
Tuffo in piscina per rilassarmi e poi a nanna.
12-13 MARZO -BANGKOK-
Ho solo due giorni per prepararmi ad organizzare trasporti e altri piccoli dettagli per la prossima destinazione.
Poi ci sono un po di mestieri e acquisti, come ad esempio un costume nuovo e una camicia floreale, forse si è già capito che andrò al mare vero?


Rimanendo sempre nei dintorni del residence provo qualche piatto nuovo e mi infilo in un ristorante Giapponese piuttosto tecnologico, dove il cibo ĆØ niente male oltre che servito da un carrello robotico molto divertente.


11 MARZO -CHIANG MAI-

Non potevo andarmene da Chiang Mai senza tornare a fare quella super colazione con il miglior cappuccino bevuto fin ora nel posto dell’altra mattina.
Il check out ĆØ alle 11 e non ho fretta di andare in aeroporto dato che ho il volo alle 15.10 sempre con la compagnia del volo di andata su Chiang Rai, la Viet Jet Air.
Chiamo il taxi con l’applicazione Grab e questa volta non arriva la solita classica automobile ma niente di meno che il tipico taxi rosso a metĆ tra un pickup e un furgoncino per il trasporto del bestiame.
Direi che ĆØ perfetto per provare come si sta su questi “taxi”, e devo dire che hanno il loro perchĆØ.

Essendo aperti con delle fessure ai lati e aperti anche sul retro si ha una piacevole brezza di aria addosso, tant’ĆØ che devo togliermi il cappello per non farlo volare via, vorrei mai che lo perdessi.
Un modo divertente per lasciare il nord della Thailandia che a conti fatti sono stati giorni belli pieni e ricchi di posti bellissimi e soprattutto ho visto e conosciuto persone davvero genuine ben diverse da quelle che si possono incontrare in una grande metropoli come Bangkok.

Arrivando all’aeroporto il taxi si ferma alle partenze internazionali cosƬ busso al finestrino posteriore e chiedo al driver di andare più avanti fino alle partenze nazionali, e con l’attenzione rivolta a vedere dove si fermava sono sceso con zaino e trolley senza prendere il cappello, souvenir del viaggio a Kuala Lumpur dell’anno scorso.
Niente di grave naturalmente, vuol dire che se Chiang Mai mi ha dato tanto qualcosa gli ho lasciato anche io di ricordo.

In attesa del volo sono molti i pensieri e le emozioni completamente nuove che provo in questo rientro a “casa”.

Una sensazione che a tratti ĆØ come quella della fine di un viaggio che in effetti ci sta, sono via dall’Italia da 13 giorni, come una vacanza che si fa in questi posti, e fatico a credere che invece sono solo all’inizio di questa esperienza e che oggi torno a Bangkok per programmare chissĆ quale prossima destinazione, ĆØ troppo bello, sembra un sogno.

Mai come in questo momento mi sento cittadino del mondo, pronto ad andare in qualsiasi posto, per quanto tempo mi pare, senza fretta o vincoli, vivendo il presente al massimo della consapevolezza per ricordarmi, casomai ce ne fosse bisogno, di quanto sono fortunato a vivere tutto questo, anche se con sacrificio, ho accettato il destino che mi ha tolto tanto ma da cui ho saputo ricavare nella sofferenza anche qualcosa di buono, qualcosa per cui vale ancora la pena vivere.



10 MARZO – CHIANG MAI-
Alle sette e trenta del mattino arriva a prendermi puntuale davanti la mia Guesthouse, il pulmino del tour che ho prenotato per oggi, destinazione Elephant Nature Park Sanctuary.

Un importante centro di salvataggio e riabilitazione degli elefanti, fondato dallo stimato sostenitore dei diritti degli elefanti, Saengduean Chailert, noto come Lek.
Il viaggio a nord di Chiang Mai ĆØ di circa sessanta chilometri che faremo in poco più di un’ora.
In cittĆ ĆØ pieno di agenzie che propongono tour di ogni tipo tra cui diverse escursioni a parchi per vedere gli elefanti, ma non sono proprio tutti uguali, molti di loro sono realizzati per far divertire il turista con atteggiamenti da parte degli animali diciamo da circo, come carezze, abbracci o peggio cavalcate sulla groppa degli elefanti stessi.
Ora senza entrare nel merito di come uno la pensi e senza essere ipocrita, a chi non piacerebbe farsi fare una bella foto abbracciato alla proboscide di un elefante, niente di male in tutto questo ma non è lo scopo di questa escursione che costa più delle altre e va vista come un contributo ad una giusta causa.


La vera particolaritĆ dell’ ENP ĆØ quella di sentirsi noi a casa di queste stupende creature in un ambiente, che per quanto non sia completamente ampio come il loro posto naturale, ha come missione quella di farli sentire liberi nel totale rispetto nei loro confronti e non come una attrazione turistica. In pratica gli intrusi siamo noi.
Tanto ĆØ vero che appena messo piede nel loro territorio uno di essi ci ha “caricato” facendoci scappare al riparo dietro un cancello.
Il mio gruppo ĆØ composto di 9 persone di nazionalitĆ inglese e tedesca, oltre ovviamente alla guida di una persona esperta che ci ha illustrato e risposto alle domande sulla vita degli elefanti, abitudini, alimentazione e curiositĆ varie.

Scampato il pericolo di quel “simpaticone” che ci ha aggrediti, la passeggiata di circa 2 ore ci ha portati in giro per il parco ad osservare la quotidianitĆ della vita di questi grandi e a volte buffi bestioni.
Li ho visti farsi il bagno nel fiume, mangiare e fare dispetti all’inserviente che li cura, rincorrersi e chiamarsi con il loro tipico barrito, farsi le coccole tra madre e figli, famiglie di elefanti che si muovono insieme, sempre stando a debita distanza e seguendo rigorosamente le indicazioni della guida.
Ci sono ben 123 elefanti in totale qui, sparsi su un’area davvero molto grande attraversata da un fiume e varie pozze dove possono rinfrescarsi anche loro da questo caldo, non ci si rende conto di quanti ce ne siano.

Un’esperienza, non uguale, ma che mi ha ricordato molto il safari in Kenya dove tra molti animali c’erano naturalmente anche gli elefanti.
A mezzogiorno ritorniamo alla base, e soprattutto all’ombra, ho scelto di proposito la visita in mattinata a quella pomeridiana proprio perchĆØ immaginavo che sarebbe stato peggio. Incluso nell’escursione, dopo aver visto tanti elefanti che mangiavano era arrivato anche il momento del nostro pranzo servito a buffet davvero vario e molto buono.

Di solito in questi tour si trova l’occasione per fare conoscenza con quelli del proprio gruppo ma sarò stato sfortunato o sarĆ che erano inglesi e tedeschi ma nessuno ha spacciato parola con nessuno, anche tra chi parlava la stessa lingua, tutti si son fatti i fatti loro e sempre con questi maledetti smartphone in mano, bisognerebbe aprire un “santuario di recupero” anche per gli umani. Viva gli elefanti!!
Alle 14,30 rientro in camera a rinfrescarmi un po e a far riposare la vescica del piede.
Verso le 16 ho la brillante idea di regalare un bel massaggio thailandese ai miei poveri piedi e vicino al mio alloggio trovo Madam Massage, e giĆ il nome mi ispira, entro e la musichetta da SPA super rilassante con profumi inebrianti mi fanno giĆ sentire meglio.




Un toccasana in vista dei chilometri che farò questa sera per vedere il “famoso” Sunday Night Market di Chiang Mai.

Impossibile vederlo tutto, il mercato dove si vende e si mangia un po di tutto, anche se poi diventa ripetitivo, ĆØ spettacolare per la sua estensione, ad un certo punto all’incrocio di quattro vie non si vedeva la fina in nessuna della quattro direzioni, cosƬ decido di seguire la strada che andava verso l’alloggio e caso vuole di imbattermi in una sfilata di moda e successivamente, sempre improvvisando e seguendo l’istinto, mi incuriosisce una via con in fondo un piccolo palcoscenico dove ci sono esibizioni, cibo e un’atmosfera meno caotica.





Stasera farò tardi, domani ho la mattinata libera prima di prendere l’aereo per tronare a Bangkok.


9 MARZO -CHIANG MAI-
Sveglia presto per iniziare il giro a piedi dei templi più rappresentativi di Chiang Mai con una temperatura piacevole, diciamo intorno ai 25 gradi.
Anche qui lo sbalzo termico tra il giorno e la notte ĆØ notevole, siamo nell’ordine di 15 gradi e so giĆ che non riuscirò a stare in giro tutto il giorno e nelle ore più calde farò una pausa in camera.
Prima cosa da fare è trovare un posto aperto per colazione, cosa non così scontata visto che la maggior parte delle attività inizia tra le 9 e le 10, sembra assurdo per noi Italiani ma ho visto caffetterie con il cartello indicante le 10 come orario di apertura.

Fortunatamente trovo un posticino piccolo piccolo semi nascosto che mi ha fatto un cappuccino favoloso e insieme ad un dolcetto alla banana mi da la giusta carica per affrontare la giornata.
A sorpresa il primo “tempio” che trovo sulla strada ĆØ….un concessionario Yamaha!!!


Ecco, qui mi sento veramente a mio agio come un monaco buddista davanti alla statua del Buddha. Chiedo subito di poter incontrare i parenti Thailandesi della Lucy ma purtroppo qui ci sono solo scooter e il concessionario con le Tracer 9 GT si trova in un’altra zona di Chiang Mai.


Scatto foto, faccio video e come al solito vorrei portare a casa tutti questi bei posti ma non basteranno tutti video del mondo quindi a volte smetto e passeggio per le vie dei templi e mi limito ad osservare la cura con cui sono stati fatti questi edifici dedicati al loro dio.

Anche se poi alla fine si assomigliano tutti, ci sono sempre dei dettagli da cogliere che li rendono uno diverso dall’altro.
Oltre che a togliersi le scarpe bisognerebbe anche avere un abbigliamento che copra spalle e ginocchia ma fortunatamente, almeno per gli uomini, non ci sono problemi con un classico pantaloncino corto visto il caldo che fa.

I momenti più emozionanti sono quando in alcuni templi, pochi a dire la veritĆ , si ha la fortuna di vedere e ascoltare i monaci buddisti che pregano, tutta l’atmosfera ĆØ mistica e genuina, e noto come i turisti, me compreso, abbiano un po’ di suggestione e non si osa nemmeno entrare nel tempio, come forma di rispetto ma soprattutto perchĆ© ci si sente come inadeguati, fuori luogo, ĆØ un modo di vivere questa religione cosƬ diverso da come siamo abituati che vien da chiedersi, come mai ogni popolo ha bisogno di credere in qualcosa o qualcuno al di sopra dell’essere umano?

La risposta credo sia da cercare principalmente in un fattore che accomuna tutte le religioni, e cioĆØ che la vita terrena ĆØ solo un momento di passaggio e quindi si ha bisogno di credere che ci sia qualcosa dopo la morte.
La cosa più affascinante che si vede quando si viaggia in posti lontani è come ogni parte del mondo ha il suo modo di credere e praticare la propria religione.
Come previsto verso le 14 il caldo inizia ad essere opprimente e non si riesce nemmeno più ad apprezzare i posti così rientro nella mia fresca camera per un pisolino.
L’amara sorpresa la trovo in un dolore al piede destro che inizia a farsi insistente e infatti una vescica sporge dal tallone e non me lo so spiegare visto che in altre occasioni ho camminato molto di più di oggi.

Probabilmente c’ĆØ stato qualche sfregamento con le scarpe nuove anche se io le sentivo molto comode.
L’ora del tramonto oltre ad essere quella più bella per godersi i posti con la luce e i colori migliori (anche l’alba a dire il vero) ĆØ il momento in cui qualche grado inizia a scendere anche se l’asfalto ĆØ rovente.
Decido di non camminare troppo e chiamo un taxi per farmi portare in una zona che avevo notato ieri nella prima esplorazione appena arrivato.





Poi con un altro taxi mi faccio portare nel quartiere di Khlong Mae Kha dopo avermi incuriosito con delle immagini viste on line. Si tratta di una passeggiata ai bordi di un canale pieno di bancarelle e attivitĆ varie. L’atmosfera ĆØ incantevole, non c’ĆØ un turista ma solo gente locale, gruppi di giovani, famiglie che passano qualche ora piacevole come facciamo noi tra le vie del centro dei nostri paesi le sere d’estate con un gelato in mano e godendo di un caldo meno opprimente.





La serata termina con un balletto asiatico che ha fatto scalpore tra i locali quando mi sono buttato a imitare la loro danza senza pensarci due volte e non per colpa della birretta bevuta in precedenza ma semplicemente perchĆØ a me queste cose piacciono un sacco.

8 MARZO -CHIANG RAI-CHIANG MAI-

Oggi mi aspetta il trasferimento in bus, anzi il VIP bus, per Chiang Mai, la seconda città più popolosa della Thailandia che dista circa 190 chilometri a sud da dove mi trovo ora.


Dall’Italia avevo giĆ prenotato un posto singolo, il Vip bus ha una fila da due sedili e una da uno, perchĆ© non volevo rischiare di non trovare il biglietto essendoci solo due corse al giorno e i posti sono pochi.
Oltretutto se non avessi preso oggi l’autobus o facevo il viaggio sui bus di classi inferiori o mi avrebbe sballato completamente il programma e l’11 ho l’aereo per Bangkok quindi rischiavo di perdere giorni a Chiang Mai.


La partenza dalla stazione degli autobus ĆØ alle 10 e l’arrivo ĆØ previsto dopo circa 3 ore e mezza quindi invece del pranzo mi sono fatto una super colazione come la prima mattina alla Guest house.
Il Vip bus mi ĆØ costato 15 euro per questa tratta che non ĆØ per niente caro, quelli local forse la metĆ o meno, ma io non amo particolarmente viaggiare in bus, preferisco di gran lunga il treno o l’aereo quindi spero almeno che sia più confortevole possibile ed ĆØ stato proprio cosƬ.
A parte le sospensioni e gli scricchiolii, la seduta e molto comoda e spaziosa, poggia piedi, sedile reclinabile e bottiglia d’acqua, ah c’ĆØ pure un bagno.

Inizialmente ne ho approfittato per scrivere il diario poi ho sonnecchiato finchĆ© a un certo punto la strada a due corsie per marcia si ĆØ fatta in salita e scala una marcia, scalane e due andavamo a passo d’uomo e ho addirittura pensato che non ce la facesse a superare quei chilometri di salita.
Ad un certo punto anche l’aria condizionata si ĆØ spenta probabilmente per non togliere cavalli preziosi per lo scollinamento e finalmente giù in discesa con un bel sospiro di sollievo da parte dei passeggeri e naturalmente del motore.
Lascio i bagagli al Chiangmun Boutique dove alloggerò per tre notti al costo di 43 ā¬, per una camera e bagno privato.
L’hotel ĆØ in ottima posizione, si trova nella zona storica di Chiang Mai, quella che una volta era circondata dalle mura di cui si possono trovare alcuni resti, famosa ĆØ la porta Tha Phae a est del del centro storico dove si trovano la maggior parte dei templi, un quadrato grande circa 2,5 kmq.
Esco subito a ispezionare la zona, sia per mangiare un boccone sia per capire dove fare colazione visto che non ĆØ inclusa con la camera.

Ć metĆ pomeriggio e fa un caldo bestiale, lo smartphone indica 38 gradi e mi infilo in un locale con aria condizionata per “provare” per la prima volta la pizza qui in Thailandia, direi abbastanza buona per non essere in Italia.


Poco più in lĆ mi fermo in una caffetteria carinissima potenzialmente candidata per le future colazioni, maā¦nooo fa il caffĆØ peggiore che abbia mai bevuto anzi non l’ho nemmeno bevuto, lo pago a vado via deluso.


Mi faccio ancora qualche chilometro gironzolando in giro con non poche difficoltĆ , Chiang Mai, come del resto anche Chiang Rai, non sono cittĆ pensate per i pedoni, i marciapiedi sono molto disconnessi e spesso interrotti da lavori, attraversare la strada ĆØ da suicidio, non ci sono sottopassi o ponti e nessun motorino o auto si ferma se trovi delle strisce pedonali, insomma devi avere riflessi e gambe buone per sopravvivere ad un attraversamento.


Avevo letto che la marjuana qui in Thailandia ĆØ stata legalizzata qualche anno fa, ma vedere i negozi con accessori e tantissime varietĆ di cannabis e non solo fa un certo effetto per chi ĆØ abituato alla mentalitĆ italiana, Pur essendo stato in Giamaica due volte a vedere le piantagioni la commercializzazione legale ĆØ un’altra cosa.
Non essendo un fumatore mi “sballo” con un bicchiere d’acqua.




Avendo pranzato tardi come cena mi basta un fantastico succo di Mango.
Non ci sono dubbi, la frutta in un paese tropicale ĆØ tutta un’altra cosa da come la conosciamo in Europa.


7 MARZO -CHIANG RAI–
Il White Temple apre alle 8 e dista circa 25 minuti di auto dal mio alloggio, si trova a sud di Chiang Rai e cosƬ alle 7 sono pronto ad aspettare il taxi, saltando la colazione, con la solita chiamata dall’App di Grab che offre questo servizio tipo taxi ma con tariffe più basse e soprattutto non si usa il tassametro perchĆ© il prezzo della corsa lo vedo prima di prenotare.

Appena arrivo rimango a bocca aperta malgrado lo abbia stravisto in foto quando mi sono informato sui posti da vedere assolutamente qui a Chiang Rai.

Ć un opera d’arte, nel vero senso della parola cioĆØ ĆØ stato un artista che ha progettato la ricostruzione del tempio originario, il pittore Chalermchai Kositpipat.

Appaga l’occhio ed ĆØ bello da visitare ma sia chiaro che ha poco o niente di spirituale e storico.

Diciamo che ĆØ un’attrazione turistica anche se al suo interno c’ĆØ un buddha sacro a cui va portato rispetto con abbigliamento adatto e togliendosi sempre le scarpe.
Stranamente qui ĆØ vietato fare foto all’interno mentre in altri templi più praticati dai monaci ĆØ possibile farle.

Effettivamente non c’ĆØ molta gente, Ping, mi diceva ieri, che i tour organizzati arrivano da Chiang Mai la mattina giĆ alle 8,30/9 e il pomeriggio ĆØ il turno dei tour da Chiang Rai.
Diciamo che ho mezz’oretta per scattare qualche foto decente senza dover sgomitare.

Fatte subito alcune riprese, me la prendo comoda, il posto ĆØ grande e si estende anche dietro e al lato del tempio, dove si trova il Golden Temple, anche se in effetti si riempie subito di tanti turisti.
Più lo visito e più mi rendo conto che è decisamente artificioso, va bene visitarlo una volta arrivati a Chiang Rai ma non ci tornerei una seconda anche se il biglietto di ingresso costa solo 100 bath (2,5⬠circa)

Malgrado tutto ho un tarlo che mi frulla per la testa, riuscirò a volare legalmente con Maverik malgrado sia tappezzato di cartelli di divieto?

La cosa migliore ĆØ chiedere, tanto al massimo mi dicono ą¹ąø„ąøąøąøµą¹ cioĆØ no!
E invece grazie al permesso nazionale che ho ottenuto, prima di partire dall’ Italia dal CAAT (Civile Aviation Authority of Thailand) ho compilato un modulo e voilĆ

Non ci potevo credere, preso posizione al di lĆ della strada a debita distanza dal sito mi sudavano le mani dall’emozione.
Mi preparo con tutta calma per iniziare a concentrarmi, accendo il radiocomando, poi accendo il drone, e aspetto che più satelliti possibili mi aggancino, 3, 8, 15 e 20 ottima copertura ci siamo, l’RTH si ĆØ impostato correttamente (Return to home) se il drone perdesse il segnale dal radiocomando non potrei più controllarlo e inizierebbe automaticamente la procedura di ritorno al punto di decollo.

Un bel respiro profondo e si decolla, staziono Maverik a un metro e mezzo, controllo che risponda ai comandi di imbardata e baccheggio, la bussola ĆØ ok, si parte!



Fila via tutto liscio anche se per precauzione seguo le regole europee, mai volare sugli assembramenti, così mi limito a fare un bel giro largo che per me è comunque tanta roba.
Esausto e felice mi accorgo che è già quasi mezzogiorno e non ho ancora mangiato niente, mi merito un buon Pad Thai, il piatto tipico più famoso qui nel Siam (il vecchio nome della Thailandia)


A quest’ora il caldo si fa sentire e oltretutto ho dovuto mettere i pantaloni lunghi per entrare nel tempio. Avevo programmato di andare alla Black house, un’altra tappa che viene inserita nei tour organizzati ma dopo tutto l’afflusso di gente vista qui cambio idea e scopro su Google Maps che c’ĆØ un tempio che in realtĆ ĆØ una grande grotta con dentro il Buddha, almeno ĆØ qualcosa di originale.

A giudicare dalla difficoltĆ che ha avuto l’autista di Grab nel trovare la stradina sterrata credo proprio di aver scelto bene.

Nello spiazzo di fronte la grotta non c’ĆØ nessuno, solo una casetta in legno dove ho intravisto un bonzo, sembra che viva qui e due ragazze straniere zaino in spalla che forse come me cercavano un luogo autentico da visitare.

Effettivamente la caverna ĆØ se non altro diversa dai “soliti” templi ma le sorprese non finiscono qui, poco distante c’ĆØ il fiume Kok che attraversa Chiang Rai ma qui ĆØ ancora circondato dalla natura e sulla riva opposta si trova un insediamento di case in legno forse di alcune famiglie di pescatori thailandesi, un paesaggio rurale, vero, con persone che fanno il bagno e altre che pescano, anche se il colore dell’acqua a me non ispira molto.
Se in certi posti non ci nasci ĆØ quasi impossibile immedesimarsi nella gente del posto.




Rientro alla Guest house per togliermi questi maledetti jeans e uscire in pantaloncini, ho sete e voglia di caffĆØ.
Quale ghiotta occasione per passare le ore più calde al fresco dell’aria condizionata con le fusa di tanti gattoni intorno?


Un favoloso e fresco frappĆØ al caffĆØ ĆØ proprio quello che ci voleva.
Alle 17 mi rimetto in marcia, non voglio perdermi il tramonto al Wat Huay Pla Kang.


Impossibile non vedere giĆ da lontano l’imponente statua del Buddha gigante alta 25 metri.
Si dice che chi prega qui avrà buona salute o denaro, sinceramente preferirei la prima anche se non ho pregato il Buddha ho comunque sperato di trovare qualcuno che mi autorizzasse a mandare Maverik lassù a pregare per me.
E chi meglio della Polizia mi poteva autorizzare?

Come invidio questa assenza di pregiudizio che c’ĆØ qui nei confronti di chi ha una passione che non nuoce a nessuno contrariamente che in Italia dove nel dubbio prima ti multano e poi sei tu a dover dimostrare che sei in regola, a spese tue naturalmente.


Restando aperto fino a sera inoltrata resto a godermi tutto il tramonto e le luci che si accendono con il calar del buio.
Dico solo una cosa, nessuna immagine riuscirĆ mai a trasmettere quello che ho visto e provato oggi in questo posto che da un tramonto spettacolare si ĆØ trasformato in una notte magica.




Mentre provo a prenotare un Grab per la città vedo che altri due francesi stanno facendo la stessa cosa e così gli propongo di fare il viaggio insieme e dividere la spesa.
Scendiamo insieme al night market, dove ho cenato la sera che sono arrivato, ma seppur cordiali ho la sensazione che non vogliano legare. Poco male riprendo il fritto misto e mi siedo al tavolo con due ragazze spagnole, essendo tardi tutti i tavoli erano occupati.
Gli faccio vedere alcune riprese fatte con il drone e tra una chiacchiera e l’altra ĆØ ora di terminare anche questa bellissima giornata, con in mente lo sguardo del big Buddha che ancora mi osserva attraverso la finestra.

6 MARZO -CHIANG RAI-
Se ĆØ vero che di giorno fa molto caldo, ma lo sbalzo termico che c’ĆØ di notte ĆØ notevole, ho letto che da 35 gradi stanotte ĆØ scesa a 17 e infatti questa mattina ĆØ da felpa.

Colazione energica a base di omelette, toast, succo e alle 8,30 si parte puntuale con Ping, il mio compagno di viaggio per oggi, nonchƩ driver esperto.
Ping ĆØ un ragazzo thailandese proprio di Chiang Rai, laureato a Bangkok come progettista ed ĆØ tutto un chiacchierare e fare conoscenza durante il tragitto di circa 60 chilometri.
Scopro che conosce benissimo la zona dove ho l’appartamento avendo frequentato proprio nel quartiere di Bang Sue l’universitĆ .
La strada ad un certo punto inizia ad essere molto accidentata e in salita, non manca qualche tornante e si arriva anche a 1600 metri di quota ma inizia a fare caldo anche qui.
La prima tappa ĆØ il Wat Phrathat Santitham, in thai
ąø§ąø±ąøąøąø£ąø°ąøąø²ąøąøøąøŖąø±ąøąøąø“ąøąø£ąø£ąø” ma non credo che questo blog lo leggerĆ qualche thailandese anche se sto facendo un po’ di pubblicitĆ tra i local dei miei profili social.


Il tempio è isolato in mezzo alla natura e così finalmente posso fare volare Maverik per la prima volta, wow.
Seconda tappa The Martyr’s Memorial Hall.


Arrivando nella regione di Mae Salon si ha subito l’impressione di essere in Cina ma scopro che non ĆØ un’impressione perchĆ© qui la comunitĆ cinese ĆØ ben radicata ed ha origini storiche.
Proveniente dallo Yunnan questi cinesi oggi sono contadini che coltivano tĆØ e ortaggi vari una produzione che ha sostituito quella dell’oppio.
Ma non sono i soli ad abitare queste colline al confine con il Myanmar e il Laos, anche il popolo Akha si è trasferito qui cento anni fa, loro però provengono dal Tibet.
Dopo il memoriale cinese ĆØ la volta del tempio Phrathat Chedi Srinagarindra Stit Maha Santi Khiri, un fuori programma che mi ha consigliato i buon Ping.



Successivamente ci fermiamo in un paesino con mercatino e coffee shop dove ho l’occasione di acquistare un paio di braccialetti souvenir da una signora Akha.
Osservo con attenzione la pelle scavata del suo viso e chissĆ quante storie avrebbe da da raccontare ogni ruga sul suo volto.
Non sono tipo da braccialetti ma sono felice quando posso dare un piccolo contributo ai locali.


à ora di pranzo ed io avevo già individuato sul percorso un posticino dove fanno dei tipici ravioli cinesi, io li adoro, e in quel tratto di strada ci sono numerosi murales che non volevo proprio perdere, così propongo a Ping di pranzare insieme ma lui si è portato il pranzo al sacco e decidiamo di separarci.


Mi aspetterà un chilometro circa più a valle dal posto in cui pranzerò così nel mio tratto a piedi potrò fare tutte le riprese che vorrò agli scorci più suggestivi del villaggio di Mae Salon.



Per caso vedo parcheggiata una Bmw tutta accessoriata per chissĆ quali avventure on the road e quasi quasi mi scende una lacrimuccia di nostalgia pensando alla Lucy ferma nel box ad aspettarmi.

Una volta ripartiti facciamo una breve sosta al Mae Salong Flower Hills dove sorge uno spettacolare residence che si affaccia sulle piantagioni di tĆØ.

Ma le piantagioni piu conosciute e estese le troveremo al 101 Tea Green View Resort, tappa inclusa da tutti i tour organizzati ma che a quest’ora del tardo pomeriggio sono giĆ sulla via del ritorno e io non trovo letteralmente nessuno.
Chiediamo il permesso alla location e senza alcun problema o costo mi diverto tantissimo a scaricare un’intera batteria di Maverik, spettacoloooo!!



Prima di riprendere la strada ci facciamo un meritato caffĆØ e una venditrice mi si avvicina con una cassetta piena di confezioni di fragole che producono qui.
Diversamente da altri posti, in Thailandia gli ambulanti sono umili e non affatto insistenti, così è un piacere aiutarli con un acquisto, e ne prendo una confezione.

Ć ora di tornare a Chiang Rai seguendo la stessa strada dell’andata dove avevo visto, questa mattina, un villaggio di case in legno e bambù molto tipico, non ĆØ abitato da cinesi ma da famiglie Akha e Ping mi accontenta con una breve sosta.
Avvicino una famiglia con i bambini curiosi e sempre sorridenti e chiedo al padre se posso scattare qualche foto, subito annuisce.
Nel video che ho in mente da editare sulla Thailandia (chissà quando avrò il tempo) i volti e le persone sono cruciali ma è sempre difficile osare invadere la vita privata degli abitanti e a volte rinuncio per rispetto ma questa volta sono tutti così gentili e disponibili che la curiosità è reciproca ed è stato tutto molto divertente.
Non credo capiti spesso che vedano un turista fermarsi qui.
Torno rammaricato in auto da Ping perchĆ© non essendo preparato ad un incontro cosƬ non mi ero portato alcun regalo per i bimbi, chiedo a Ping se li vicino c’era un negozio o bancarella per comprare qualche cosa ma dovremmo tornare indietro di molti chilometri almeno mezz’ora di strada.
Mi rammento del cestino di fragole e Ping mi dice che non le coltivano in questa zona ma molto più a nord, cosƬ le prendo e scendo dall’auto, i bambini mi corrono incontro, chiedo il permesso al padre se posso dare il cesto ai figli e alla mia piccola offerta li vedo correre felici verso casa.
Rimarrò sempre in debito con quella famiglia che per poche fragole mi hanno donato i loro sorrisi che sicuramente valgono molto di più.

Arrivati in cittĆ alle 17 approfitto della eccezionale disponibilitĆ di Ping e gli chiedo una sosta extra al Blu Temple che avevo in programma domani, gia che eravamo di strada, oltretutto alla golden hour con un tempismo perfetto per le riprese.


Ringrazio e saluto Ping, che mi scriverĆ spesso su WhatsApp nei giorni successivi per accertarsi che non abbia bisogno di aiuto, davvero un ragazzo premuroso, sono stato fortunato ad incontrarlo.


Cena di fronte alla Guest House con birra e fishburgher, una serata con live music tranquilla dopo una giornata indimenticabile e intensa.

Domani sveglia presto per arrivare al tempio più visitato in assoluto da milioni di turisti che arrivano anche da Chiang Mai con i tour organizzati. Il famoso White Temple.
5 MARZO -CHIANG RAI-

Oggi si parte per Chiang Rai, una ridente cittadina, si dice cosƬ nei romanzi vero? A nord della Thailandia famosa per templi unici, come il White Temple e il Blu Temple, le piantagioni di tĆØ e per la vicinaza al triangolo d’oro che altro non ĆØ che un punto di osservazione dove si incrociano i confini di Laos, Myanmar e Thailandia, luogo che non mi attira particolarmente e non ho in programma.

Il volo della Vietjet Air parte in orario, 13,25.

Ć una classica compagnie low costa dove tutto a bordo si paga, poco male il viaggio dura solo un ora e mezza che per la maggior parte dei passeggeri si fa con l’abbiocco tattico, me compreso.
Il piccolo aeroporto di Chiang Rai ĆØ come me lo aspettavo, avrĆ si e no 3 gate ed essendo per voli solo domestici sembra di aver preso un autobus, sali, viaggi, scendi ed esci, tranne se hai la valigia in stiva.

Il nostro ĆØ l’unico atterrato quindi ci siamo solo noi ad aspettare le valige
Appena fuori mi ha ricordato i tipici aeroporti esotici come quello a Honolulu o all’Isla de Margarita in Venezuela quando c’ĆØ l’orchestrina di benvenuto che suona canzonette locali.
Chiamo subito un taxi con Grab e dopo dieci chilometri sono nella guest House prenotata con booking.

Al costo di 43⬠in totale il Baan Baramee House mi ospiterà 3 notti in camera singola con bagno privato.
Ordino la colazione per domani mattina, omelette con toast e succo al costo di 1,5⬠poi mi faccio indicare un’agenzia che organizza tour per cercare un auto con autista per farmi portare a Mae Salon più tante altre soste sul tragitto che ho stabilito nel mio programma di un giorno a nord di Chiang Rai in montagna soprattutto per visitare le numerose piantagioni di tĆØ.

L’affitto dell’auto ĆØ costoso, lo immaginavo, mi chiedono 2500 bath e la spunto a 2200, circa 65⬠ma considerando che il tour organizzato con solo due soste costa 1900 bath mi va benissimo, ho l’autista che mi porta dove voglio per tutto il tempo che mi serve per un giorno intero.

Passeggiata in centro, a due passi dall’alloggio, e Chiang Rai dimostra tutta la sua accoglienza con tanti locali accoglienti, caffetterie e l’immancabile night market vicino ad un piazzale con un palco per musica e spettacoli, circondato da tantissimi chioschi di cibo con in centro tavolini e sedie per sedersi a mangiare che assomiglia tanto alle nostre feste di partito o della birra.




Prendo un mix di pesce fritto, una birra e spendo 5⬠di cui 3,5 solo di birra e per finire anche una confezione di anguria a pezzi per 0,70ā¬.



Ancora una lunga passeggiata per digerire poi alle 21,30 crollo a letto, non prima di aver scoperto un locale decisamente particolare il Cat’ n a Cup cafĆØ, in pratica si consuma seduti in mezzo a una decina di gatti, sarĆ terapeutico? Bho forse ma mi riprometto di tornarci e provare.



Domani mi aspetta la prima vera giornata super intensa da quando sono in Thailandia.


4 MARZO -BANGKOK-
Domani lascio Bangkok per una settimana e quindi oggi mi sono dedicato completamente ad organizzare il viaggio che mi porterĆ alla scoperta del nord della Thailandia.
E’ esattamente quello che sognavo dall’Italia, quando mesi fa ho deciso di fare questa esperienza di un periodo cosƬ lungo e cioĆØ decidere di viaggiare partendo da un viaggio stesso.
Decidere cosa e quando visitare un posto nuovo mentre si ĆØ giĆ in un posto nuovo ĆØ decisamente eccitante e purtroppo non ho mai potuto farlo prima d’ora.
CosƬ in un giorno di preparativi, prenotazioni, e scelte di quali escursioni fare a Chiang Rai e Chiang Mai, non ho molto da raccontare tranne che per il fatto di aver ricevuto la seconda videochiamata da mio figlio Nicolas dalla Corea del Sud, dove si trova attualmente per l’Erasmus.
Un’altra situazione che non capita tutti i giorni sentire, anzi vedere, in Thailandia un figlio dalla Corea.
Colgo l’occasione per copiare una parabola Zen che mi ĆØ piaciuta particolarmente ed ĆØ significativa sul quanto ci crediamo forti e sicuri di noi stessi nella nostra zona di comfort, e di quanto invece ĆØ in ben altre situazioni che capiamo se lo siamo davvero.
Dopo aver vinto diverse gare di tiro con lāarco, un vanitoso giovane campione sfidò un maestro Zen famoso per la sua abilitĆ di arciere.
Il giovane aveva dimostrato una grande padronanza tecnica centrando il bersaglio al primo tentativo e poi dividendo a metĆ la stessa freccia al secondo tiro.
āDimmi se puoi eguagliarloā, sfidò il vecchio.
Ma il maestro non tese lāarco, fece invece cenno al giovane arciere di seguirlo attraverso la montagna. Incuriosito dalle intenzioni del vecchio monaco Zen, il campione ne seguƬ i passi fino alla cima di una montagna. Poi giunsero ad un abisso profondo attraversato da un tronco piuttosto debole e insicuro.
Il vecchio maestro camminò sul tronco pericolante, si fermò a metĆ e scelse come bersaglio un albero lontano. Poi tirò fuori lāarco e tirò con precisione.
āOra tocca a teā, disse al giovane arciere mentre camminava con grazia verso un terreno sicuro.
Il giovane guardò con terrore lāabisso che si apriva davanti ai suoi piedi e non riuscƬ nemmeno a muovere un passo sul tronco, quindi non potĆ© tirare al bersaglio.
āHai una grande abilitĆ con il tuo arcoā, gli disse il vecchio maestro, āma hai poca abilitĆ con la mente che ti permette di scoccare la freccia.ā
3 MARZO -BANGKOK-
Sveglia tardi, colazione in casa, nessun impegno particolare,….mamma mia ma quanto mi sta piacendo questa vita?
Anche se non sto (ancora) combinando un granchĆØ la giornate passano piacevolmente, ogni tanto mi affaccio dalla finestra del mio appartamento e dal diciottesimo piano vedo sotto di me una cittĆ che corre, motorini, auto, metro, sirene a tutto spiano, bancarelle di cibo ovunque, profumi forti e gente in strada che fa “quasi” tutto ciò che noi europei nemmeno ci sogneremmo di fare fuori casa.
Questa ĆØ l’Asia.

Per quanto sia così diversa dalle convenzioni e dagli standard occidentali a me trasmette un senso di libertà .
LibertĆ di vivere la vita che si vuole e come si vuole senza stare a guardare troppo per il sottile, sia per come ci si veste, sia per mangiare a qualsiasi ora e in qualsiasi posto, quell’atteggiamento che tramette chiaramente un messaggio che mi piace tantissimo, che io interpreto cosƬ.
Vivi e lascia vivere, qui nessuno ti vuole giudicare
Abituato a stare in contesti dove il pettegolezzo, il puntare il dito, il sentirsi più forti ha spesso il solo obiettivo di denigrare il prossimo, la gente si crede migliore perchè è omologata con il branco e chi esce dagli schemi è diverso, quindi inferiore.
Si ĆØ vero, qui in oriente si cucina tanto all’aperto, si vive all’aperto, si mangia ovunque capiti, anche nei moderni centri commerciali, escludi quelli in centro tipo Siam Paragon o limitrofi prevalentemente turistici mi ĆØ capitato spesso di vedere seduto dietro una fila di vestiti, il commesso mangiare accovacciato in terra.

Non dico che condivido questo stile di vita, in fondo sono nato e vissuto in Europa e ne vado orgoglioso, nessun mondo ĆØ perfetto, dico solo che qui in estremo oriente c’ĆØ un equilibrio tra il fare quello che si vuole e il rispetto per l’altro che noi ci sogniamo.
In metro quasi tutti hanno lo smartphone in mano ma non senti volare una mosca e tantomeno una suoneria squillare o qualcuno che parla ad alta voce, sui trasporti pubblici è vietato mangiare e i cestini non servono perchè ogni uno si porta a casa quello che ha da buttare, così almeno è in gran parte la città , poi lo so che nelle zone rurali ci sono discariche a cielo aperto, una piaga che anche in Italia non è certo sconfitta.

Qui sembra che per strada vige il “primo che arriva passa”, il rosso lo rispettano ma quando esce il verde la fila si apre a ventaglio in tutte le direzioni, in un caos ordinato tutti alla fine vanno dove devono andare e gli unici ad essere davvero in difficoltĆ sono i pedoni che per fortuna sono agevolati da numerosi ponti pedonali e in tutto questo non ho mai sentito un clacson suonare come avverrebbe da noi se qualcuno non rispettasse il codice della strada.
In Italia ovviamente le regole vanno rispettate ma valgono soprattutto per gli altri….ovviamente!

Ecco, questo ĆØ il contrasto con la quiete della mia vita affacciata alla finestra e il mondo lĆ fuori in cui ogni tanto se mi va, ci faccio un tuffo in quel caos.
Stamattina non mi va e con una bella musica lofi hip hop radio mi metto ad aggiornare il blog sul portatile.
A proposito di “tuffo” anche il costume da bagno mi ĆØ diventato stretto, sempre per colpa della “pancetta” da pensionato.
Esco a metĆ pomeriggio per negozi in un centro commerciale a poche fermate di metro. Anche in questa occasione, come i giorni scorsi, noto come i passaggi pedonali sopraelevati collegano molti centri mettendo al sicuro i lunghi tratti da percorre a piedi una volta usciti dalla metro, sono una vera comoditĆ .
E anche a proposito del “mi vesto come mi pare” incrocio dei giovano vestiti apparentemente in maschera ma non ĆØ certo carnevale, poi ancora un gruppetto e un’altro ancora, con parrucche bianche, rosa, blu, vestiti da cameriere sexy o abiti manga, ma certoooo sono i cosiddetti Cosplay.


Cosplay, una parola giapponese coniata da costume (abito) e play (gioco) in pratica ĆØ l’usanza di vestirsi da anime manga dei videogiochi, popolarissima in Giappone ma poi esportata in tutto il mondo.


Sono capitato senza saperlo in un raduno di questi simpatici giovani e a dire il vero quello “strano” ero io ha ha.




Alla fine non acquisto nessun costume da bagno e in compenso mi compro una nuova camicia e il dopo cena passeggiata al…..supermercato!


A dire la veritĆ avrei preferito approfondire meglio la conoscenza di questa “povera” anima manga, piuttosto del supermercato.

2 MARZO -BANGKOK-
Mi sto accorgendo subito che mi sto acclimatando, non percepisco il caldo dei primi giorni, e non perchĆØ la temperatura sia scesa, siamo sempre con una minima di 27° e massima di 35°, ma addirittura a volte lo preferisco quando esco da posti chiusi con l’aria condizionata sempre troppo fredda.


Oggi ĆØ giorno di shopping, non quello da souvenir ovviamente, ma quello necessario per rifarmi il guardaroba estivo visto che preparando la valigia dall’Italia mi sono accorto che molti vestiti della scorsa estate non mi stavano più bene per colpa della “pancetta” che ĆØ aumentata con l’aumentare della vita sedentaria dell’ultimo anno e mezzo.

Si lo so so dovrei fare sport o palestra, cosa che non mi ĆØ mai piaciuta fare durante tutta la mia vita lavorativa.
Non ĆØ la stessa cosa ma il mio ex-lavoro mi portava a fare molto movimento fisico e non avevo ne la voglia ne l’energia per alzarmi dal divano la sera.
Quindi faccio prima a cambiare taglia che a mettermi a correre o cose del genere, tanto lo so che per perdere chili mi basta fare un bel viaggio in moto che ne perdo sempre 4 o 5, non so perchè ma mangio meno e smaltisco di più quando faccio tanti chilometri con la Lucy.
E’ il caso che oggi vada in centro cittĆ e inizio a girovagare un po per Bangkok.

Tranne che per i templi più famosi non ricordo molto di questa città anche se ci sono stato due volte, ma stiamo parlando del 1988 e 1997, da allora ho visto così tanto nel mondo che faccio fatica a ricordarmi di tante cose, è qui che viene in aiuto il blog e le fotografie, scattate ancora dai rullini 35mm, che tempi!
Tornando allo shopping, trovo il paradiso della contraffazione allo shopping center MBK, e naturalmente non mi faccio tanti scrupoli e in un battibaleno le mie mani si riempiono di borse e il mio portafoglio si svuota di banconote, ha ha.




Qualcosa di ufficiale come il negozio DJI si trova e i prezzi sono in linea con quelli europei, ma questi Iphone sono decisamente falsi a giudicare dal prezzo (500ā¬)

Sono giĆ le 14 ed ĆØ ora di riempire lo stomaco, cosƬ entro in un ristorantino, sempre all’MBK, e ordino un piatto di Ramen con pollo e mi raccomando di non farlo piccante, mi sono premunito di scriverlo in thailandese per farmi capire visto che qui l’inglese non lo parla quasi nessuno.
Dopo i primi bocconi però la bocca prende fuoco altro che “no spicy” e l’ho fatto portare indietro ripiegando su un omelette con gamberetti.

Al momento di pagare il proprietario mi viene incontro e scusandosi del malinteso insiste per non farmi pagare nulla, mio malgrado ho dovuto accettare anche se si trattava di pochi “euro”, me ne sono andato imbarazzato ma apprezzando il gentilissimo gesto.
Proprio alla fermata della metro dove scendo per andare a casa scopro un bel localino lo Station Cafe che si aggiunge a quei posti vicino all’appartamento che mi piacerebbe frequentare.

1 MARZO -BANGKOK-
A questo viaggio voglio proprio dare un’impronta totalmente diversa dalla solita impostazione che do quando ho i giorni “contati”.
Anche oggi come ieri, non mi butterò a capofitto in città a fotografare e filmare templi o attrazioni turistiche di cui Bangkok ne è strapiena. Non perchè è la terza volta che ho la fortuna di visitare questa bellissima capitale, ma semplicemente perchè con tutto il tempo che ho, invece che visitarla la voglio vivere.
CosƬ oggi mi dedico alla scoperta della zona circostante il Residence, e tra lo smaltire un po il Jet Lag e un bagno in piscina al tramonto la giornata passa dolcemente.

Solo la sera decido di muovermi con Grab (il servizio taxi che da noi si chiama Uber) per andare a cenare in un centro commerciale a qualche chilometro da casa.

Nel rientrare a casa passo davanti un localino niente male, uno di quelli da happy hour con musica dal vivo, direi perfetto per bermi una birra.


29 FEBBRAIO -BANGKOK–
Tra una cosa e l’altra pensavo di crollare stanco sul letto invece avevo perso il sonno e cosƬ poco dopo mezzanotte faccio la mia prima uscita dall’appartamento per andare nell’immancabile 7/11 (7Eleven)
Lo store americano che almeno qui in asia si trova letteralmente ad ogni angolo, per acquistare acqua, biscotti per la colazione, patatine e giĆ che c’ero, una birretta.


La mattinata ĆØ dedicata al riordino dei vestiti nell’armadio, installo la Fire tv che mi permette di vedere film del catalogo di Amazon in italiano e naturalmente il mio amatissimo Youtube. Anche l’assistente vocale Alexa funziona bene e con la mia musica preferita ĆØ una gran bella compagnia. Solo in un monolocale in una cittĆ di oltre 10 milioni di abitanti, la musica ĆØ fondamentale per accompagnare i miei stati d’animo.

Mi faccio un bel giretto per conoscere il Residence e ne rimango positivamente impressionato. Da casa quando ho valutato dove alloggiare ho cercato più immagini possibili sperando di scegliere bene e adesso che sono qui è come me lo aspettavo, anzi anche un po meglio.

Lobby elegante tutta luccicante, quattro ascensori, lavanderia a gettoni, sala conferenze, giardinetto all’ottavo piano, palestra al trentaduesimo e piscina a sfioro sul tetto al trentatreesimo piano, tutto questo comfort a disposizione degli ospiti che insieme all’appartamento mi costerĆ 17 euro al giorno compreso di tutte le utenze, ma quasi quasi ci verrei a vivere, che ne dite?







Sinceramente anche se ho la cucina in casa non ho propri l’intenzione di mettermi a cucinare e in Thailandia il cibo non abbonda….di più.

Fa abbastanza caldo diciamo che siamo sopra i trenta gradi e quando non devo andare in moto a me il caldo piace, l’importante ĆØ che l’appartamento sia climatizzato cosƬ le dita non appiccicano alla tastiera mentre faccio programmi per i prossimi giorni e scrivo il blog.

Naturalmente la chicca più interessante ĆØ la piscina all’ultimo piano, panoramica, tranquilla, bella da vedere anche senza farci il bagno (ma chi resisteeee?)




Credo che le immagini parlino da sole se dico che sono super soddisfatto di questo inizio e anche del ritmo lento con cui sto riuscendo a godermi questa nuova esperienza per metĆ da turista e metĆ da pensionato, direi da… “Pensionista“, ha ha.
Altro che nomade digitale!
Pensate un po, c’ĆØ pure un carrello della spesa parcheggiato all’ingresso a disposizione del residence per portare la spesa in casa, e devo dire che mi ha fatto comodo quando sono andato a prendere una confezione di bottiglie grandi di acqua al 7/11. Ed ho scoperto che i Thailandesi sono pure superstiziosi, hanno eliminato il tredicesimo piano e lo hanno chiamato 12A. Tutto il mondo ĆØ paese š¤£š¤£š¤£


28 FEBBRAIO IN VOLO


Partendo da Milano Malpensa a sera inoltrata mi aspettavo di farmi una bella dormita in questa prima tratta di circa 6 ore, invece tra un film, un po di musica e una squisita cena a base di polenta e brasato sono arrivato a Doha alle 5,40 di mattina, le 3,40 per me, senza riposare e anzi con le insegne luminose dei duty free e l’alba che bussava alle porte della notte mi sentivo ancora abbastanza vispo.


Ma che belli gli aerei di oggi e pensare che nei miei primi voli intercontinentali, nel 1988, invece che gli schermi touch c’erano i televisori con il tubo catodico appesi al soffitto della carlinga. Praticamente preistoria.
Un transito passato velocemente anche se sulla carta era di circa tre ore, sono sceso dall’Airbus A350-900 quasi per ultimo e il lungo trasferimento in bus dalla pista alla stazione aeroportuale, tra palme e sabbia, mi sono ritrovato sul Boeing 777-300ER per Bangkok senza accorgermi.

Altre 6 ore dove il sonno ha avuto il sopravvento e alla vista del cibo il mio stomaco minacciava di ribellarsi come un agricoltore su un trattore che marcia su Roma. CosƬ ho trascorso il tempo a litigare con il piccolo sedile di classe economy per cercare una posizione comoda per dormire e sappiamo tutti che non esiste anche con l’aiuto del finestrino.
Partito la mattina presto dal Qatar e dopo solo mezza giornata con lo scherzo del fuso orario avanti di altre 4 ore atterro a BKK alle 19 di sera. E’ proprio il caso di dire che la giornata ĆØ volata.


L’arrivo in terra Thailandese era un momento di particolare timore per me soprattutto il passaggio del controllo passaporti.
Si perchĆØ per noi Italiani c’ĆØ l’esenzione del visto turistico per una permanenza di massimo 30 giorni e informazioni contrastanti e non ufficiali dall’Italia mi facevano temere problemi avendo il volo di ritorno a 56 giorni da oggi quindi ben oltre i 30 concessi.
Mi direte “potevi pagarti un visto con una permanenza maggiore invece di risparmiare con l’esenzione gratuita” tutto giusto ma avendo in programma di andare a trovare mio figlio Nicolas in Corea del Sud, dove giĆ si trovava per il suo secondo Erasmus universitario, avevo acquistato un volo da Bangkok che mi avrebbe fatto uscire dal paese dopo 26 giorni e quindi il visto non mi sarebbe dovuto servire.
Infatti, ĆØ proprio quel “dovrebbe” che quando ti trovi davanti al poliziotto di frontiera, nel mio caso una poliziotta, speri che il condizionale diventi una certezza pena il respingimento e tutti a casa, altro che Bangkok arrivooo.
Mi aspettavo domande in merito e mi ero preparato con la stampa della prenotazione del volo in uscita come prova che non sarei rimasto oltre i 30 giorni, ma non è successo niente di tutto ciò, prese le impronte della mano sinistra, scannerizzato la retina degli occhi, un bel sorriso di benvenuto da parte della funzionaria mentre batteva il timbro del visto sul passaporto e via, al ritiro bagagli.
A causa della lunga fila fatta per il controllo ho visto la mia valigia da lontano che dal nastro trasportatore si guardava in giro tutta spaventata pensando di essere stata abbandonata.
Gli step successivi sono stati, andare al quarto piano, quello delle partenze, cercare il botteghino di Klook per ritirare e installare la sim prenotata dall’Italia, scendere al piano B dove si trovano gli exchange più favorevoli perchĆØ difficili da trovare, basti pensare che tutti quelli che si trovano nella zona degli arrivi davano 35.5 Bath per un euro e io ho cambiato a 38.6.
Preso il treno espresso per la cittĆ (Airport Rail Link) ĆØ cambiato a Makkasan per prendere la metro (MRT) in poco più di un’ora ero arrivato al mio residence, IDEO Mobi Grand Interchange Bangsue.
27 FEBBRAIO ITALY
MXP ovvero Milano Malpensa, dopo una lunga attesa, spezzata solo da un cappuccino,

e una lunga fila al web check-in bag drop (per quelli che hanno fatto il check-in on line) ho passato i controlli e finalmente posso rilassarmi da Cannavacciuolo per gustarmi una buonissima focaccia all’olio extravergine….ma quanto mi mancherĆ la cucina italiana???


Questi sono bei momenti.
Quando aspetti un aereo che ti porterĆ dall’altra parte del mondo, con tutta la voglia di scoprire posti nuovi e incontrare persone in quegli incroci del destino che proprio in quel preciso istante quello sguardo, quel gesto, quel posto vicino sul vagone di una metropolitana di uno sconosciuto qualsiasi, ti può regalare un emozione o una nuova amicizia che lascerĆ un segno nel viaggio che sta per iniziare.
Dai che si parte per uno scalo a Doha in Qatar e poi verso quella che sarĆ la mia nuova casa per i prossimi due mesi a BANGKOK!

26 FEBBRAIO ITALY
Questa volta non ĆØ come le altre volte.
E’ pur vero che ogni partenza, ogni viaggio ĆØ di per se diverso dai precedenti, solo pensare che una nuova destinazione ci attende rende sempre tutto cosƬ eccitante che non si vede l’ora di partire.
Ma questa volta finalmente, dopo una vita di lavoro con le ferie sempre contate, parto per due mesi.
Ho subito percepito la differenza tra prepararsi a fare un viaggio di 10/15 giorni o di due mesi. Come prima cosa il visto di ingresso nel paese di destinazione, che spesso non ĆØ da fare per brevi periodi “turistici”, poi naturalmente non si prenota certo un Hotel o una Guesthouse ma conviene assolutamente affittare un’appartamento.
Poi per assurdo ci si porta meno vestiti, perchĆØ ĆØ ovvio che prima o poi saranno da lavare in loco, mentre per periodi brevi se ne porta a sufficienza per cambiarsi fino al ritorno a casa.

C’ĆØ poi da considerare tutte quella attivitĆ che di solito non si fanno per le classiche vacanze, come ad esempio scollegare le batterie di tutti gli auto mezzi e gonfiare di almeno un bar i pneumatici per evitare che si deformino troppo restando in sosta per cosƬ tanto tempo, altra chicca precauzionale ĆØ quella, nel caso delle autovetture, di non tirare mai il freno a mano perchĆØ le ganasce dei freni potrebbero rimanere bloccate sui dischi.

Per la casa bene o male si chiudono tutte le utenze, anche se di solito si lascia l’elettricitĆ per alimentare il frigorifero, io naturalmente frigo e freezer li ho completamente svuotati e staccati, una buona occasione per fare una bella pulizia. š
Terminare tutto il cibo in casa senza buttare via niente ĆØ stato possibile facendo un check di tutto quello che c’era e farsi un menù giornaliero almeno una settimana prima e arrivare all’ultimo pasto prima della partenza.

Ogni uno ha il suo modo di prepararsi a lasciare il comfort e la sicurezza di casa propria, ma qui arriva la grande differenza che sto provando all’inizio di questa nuova esperienza, che oltre ad essere leggermente diversa dai consueti preparativi, per me oggi l’aspetto più sconvolgente ĆØ quello mentale.
L’idea di avere un appartamento in una grande cittĆ orientale per due mesi da cui potermi muovere in lungo in largo come e quando mi va, mi trasmette quel reale senso di casa che però non ĆØ materialmente la casa in cui ho vissuto fin ora.
Non ho un programma fitto di posti da visitare ogni giorno come si fa quando si vuole sfruttare al massimo i pochi giorni del viaggio, lo scopo principale ĆØ quello di cambiare ambiente e quindi stile di vita senza i tempi del turista.
Un viaggio in cui finalmente il tempo sarĆ mio amico e potrò guardare quello che mi circonda dedicandogli tutta l’attenzione che si merita, frequentando i soliti locali dove sentirmi “cliente” e non uno sconosciuto di passaggio.
Il tempo, questo nemico costante in tutti viaggi che mi ha regalato tanto ma non ho mai gustato abbastanza a lungo.
Certamente non mancheranno tante escursioni o gite di vari giorni che vorrei fare andata e ritorno da “casa”. Questo ĆØ il motivo di un insolito bagaglio con un piccolo trolley per gli spostamenti più brevi, che ho messo in valigia.
Potevo anche spedire due valige separate acquistando un bagaglio supplementare ma non avendo l’esigenza di più spazio avrei buttato soldi. (Il bagaglio a mano ĆØ costituito dallo zaino)


Pian pianino snocciolerò più dettagli sulla destinazione ma prima vorrei arrivarci per davvero.
5 FEBBRAIO ITALY
Ormai sono ufficialmente iniziati i preparativi per la prossima partenza.
Appare chiaro dall’immagine che ho scelto come miniatura, che non sarĆ un viaggio in moto.
Per chi mi conosce, o ha imparato a conoscermi, lo sa che a me piace vivere esperienze intorno al mondo e che non sono in grado di raggiungere tutti i continenti con la Lucy (Yamaha Tracer 9 GT).
Non voglio ancora svelare il “tipo” di viaggio che ho deciso di affrontare, posso solo anticipare che non sarĆ come tutti gli altri sia per le numerose destinazioni e sia per la durata che caratterizza e differenzia questa nuova esperienza che farò per la prima volta nella mia vita.
Come di consueto per i viaggi importanti, questo blog personale sarà il mio punto di riferimento per tenermi in contatto con chi mi vorrà seguire, attraverso immagini e racconti più o meno quotidiani, scriverò dove sono, cosa faccio e riflessioni sulle emozioni che starò provando.
A chi è già iscritto alla newsletter del blog posso anticipare che cercherò di inviare aggiornamenti settimanali per chi non ha tempo o voglia di leggere il diario di viaggio con frequenza,
per tutti gli altri l’invito ĆØ di iscriversi se ne hanno piacere.
Ciaoooooo
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